16 settembre 2019
Aggiornato 18:30
Crisi coreana

La Corea del Nord ricatta il mondo? Sì, in cambio vuole soldi, cibo e accordi commerciali

Turchia e Libia fanno lo stesso con l'Europa: chiedono soldi e accordi commerciali. Un pazzo, con l’arma atomica in mano, circondato da un popolo che lo ritiene un divinità o quasi: che fare?

PYONGYANG - Un pazzo che vuole distruggere il mondo attraverso l’utilizzo dell’arma nucleare, che possiede ed è disposto a utilizzare. Non tutti credono a questa ricostruzione: il New York Times, e il Guardian, utilizzano nei loro editoriali locuzioni più dubitative: «La tv di stato nordcoreana sostiene di aver fatto esplodere un ordigno termonucleare…». Frase che decostruisce l’intera impalcatura politica che sta egemonizzando il dibattito internazionale. Ci si trova quindi di fronte a una messa in scena? A chi gioverebbe? Da tempo diversi commentatori sostengono che vi sarebbe un gioco delle parti che coinvolgerebbe Donald Trump, Vladimir Putin e il giovane dittatore nord coreano, Kim Jong-Un: il tutto al fine di distogliere l’attenzione – soprattutto dell’opinione pubblica statunitense – dal cosiddetto asse, molto dubbio, tra il presidente statunitense e quello russo. Un grande complotto, insomma. In realtà, è probabile che vi sia un punto di caduta tra la visione dietrologica e quella egemonica. Alcuni indicatori vanno in questa direzione. Il primo: l’assenza di reazione da parte dei mercati finanziari, in particolare quelli monetari. Di fronte alla prospettiva di una catastrofe nucleare le borse di tutto il mondo stanno reagendo in maniera molto composta: certo qualche ribasso si nota, ma dimensionalmente risibile. La moneta cinese, lo yuan, ovvero il paese che maggiormente subirebbe le tensioni di un reale conflitto, è sostanzialmente stabile. Indubbiamente, spostare la fluttuazione di una moneta così forte è complicato, ma si parla pur sempre di un armageddon nucleare che, anche se solo paventato, non lascerebbe scampo all’economia cinese. Quindi è chiaro che i poteri finanziari, che poi sono quelli che guidano il mondo a braccetto con quelli militari, non credono alla reale pericolosità del dittatore coreano.

Collasso economico irreversibile
In Europa non dovremmo avere difficoltà a comprendere la meccanica della crisi nordcoreana. Perché, seppur in termini molto meno spettacolari, e gravi, ci stiamo confrontando con dinamiche molto simili. La Turchia ha chiesto all’Europa sei miliardi di euro per bloccare i flussi migratori che giungevano dalla Siria. Non si sa come e a quali condizioni, l’unica cosa certa è che la rotta balcanica è stata stroncata. Il presidente Erdogan sapeva che poteva utilizzare i migranti come arma ed ha imposto il prezzo per bloccare il flusso, oltre a favori politici. Non solo: ha imposto anche la ripresa dei negoziati commerciali e politici con l’Europa. Stessa cosa per quanto riguarda la Libia, che chiede soldi per bloccare  flussi migratori in arrivo dal Sudan e non solo. Il generale Haftar, nonché il presidente Al Serraj, portano avanti la stessa politica che fu di Gheddafi, ma con un modus operandi molto più aggressivo e scandaloso. Infatti, da quando si sono aperti i rubinetti economici, soprattutto italiani, gli sbarchi sulle coste italiane si sono arrestati. I migranti sarebbero rinchiusi dentro lager prigione, pronti a essere sfruttati qualora il flusso economico, in altri termini la tangente, che l’Italia paga alla Libia dovesse essere differita o dimenticata. Tralasciando, ovviamente, il dettaglio più importante: a chi vanno questi denari? Forse agli islamisti radicali? Ai terroristi dell'Isis? Nessuno lo sa. Kim Jong-Un, il giovane dittatore coreano, utilizza lo stesso principio per ottenere benefici economici per il suo paese? E per se stesso, ovviamente. E’ ormai evidente che l'ultimo discendente della famiglia dei Kim Jong non risponde più alle pressioni di nessuno, men che meno della Cina: forse ha raggiunto la capacità di colpire con un’arma atomica un paese come il Giappone? Un'atomica su Tokyo causerebbe milioni di morti all'istante e getterebbe nel caos globale l’intera economia globale. Per sempre, non per qualche mese. Questa è la vera arma di distruzione di massa: il collasso economico globale irreversibile.

Attacco preventivo inutile
In una partita, quella nucleare, dove non esisterebbero paesi vittoriosi, anche nel caso in cui la Corea del Nord fosse trasformata in un deserto, il paese di Kim Jong-Un parte da una posizione di assoluto vantaggio. Non solo: mette in posizione di sicurezza lo stesso Kim Joung-Un, a cui nessuno oserebbe attentare. E’ molto probabile che l’intera popolazione nordcoreana sia un corpo unico con il suo presidente, e la sua morte porterebbe in ogni caso ad un vendetta di grave portata. In tutto ciò, coloro che dovrebbero temere maggiormente le bislacche operazioni di Kim, tacciono o quasi: la Corea del Sud, per voce del suo presidente, Moon Jae in, esprime sì preoccupazione e lancia moniti, ma senza particolare veemenza. I servizi segreti sudcoreani sono in possesso di dati «rassicuranti»?
L’evoluzione di questo quadro è classica: la Corea del Nord, tra un bluff e una provocazione, un missile intercontinentale e un esperimento reale, potrebbe alzare sempre più la posta. Per domandare cosa? In primis derrate alimentari. Se sono vere le informazioni date in pasto all’opinione pubblica internazionale, il paese di Kim sarebbe alla fame da diversi decenni. A salvare la situazione sarebbe la vicina Cina, che da anni regalerebbe derrate alimentari e tecnologia agricola. Poi potrebbero giungere soldi: oppure, questione ancora più importante, la Corea del Nord potrebbe chiedere di entrare all’interno del mercato globale in sede Wto: fantascienza? Del paese si sa che da tempo ha dichiarato di aver abbandonato l’ideologia comunista: laggiù si vive, ma sono ricostruzioni aleatorie dato l'isolamento, in un sistema che pone al centro dell’attività economica la produzione di armi, con cui porsi in forma ricattatoria verso l’esterno. In tal senso la mitologia che si è creata intorno a Kim Jong-Un è coerente con un disegno para-mafioso: un uomo che avrebbe fatto mangiare i parenti dai cani e fatto cannoneggiare i tapini che non manifestavano sufficiente entusiasmo verso il suo infallibile genio. Al di là delle bufale, probabilmente messe in circolo artatamente dallo stesso regime nordcoreano, è evidente la voluta costruzione di una narrazione che compenetra profondamente le oscure tenebre della follia. Anzi, è molto probabile che siano gli stessi nordcoreani a voler veicolare la sinistra ombra dell'incontrollabile follia umana. Un pazzo, con l’arma atomica in mano, circondato da un popolo che lo ritiene un divinità o quasi: che fare?