Vertice G20 di Amburgo

G20, un bilancio: il protagonismo della Russia e la progressiva sconfitta del globalismo

Due elementi su tutti emergono dall'appena conclusosi G20 di Amburgo: il sempre maggiore protagonismo della Russia di Putin, che ha ottenuto un successo tattico sulla Siria e non solo, e il progressivo riconoscimento delle ragioni delle nazioni sovrane

I leader del G20 riuniti ad Amburgo
I leader del G20 riuniti ad Amburgo (ANSA/ PALAZZO CHIGI - TIBERIO BARCHIELLI)

AMBURGO – Il G20 appena conclusosi ad Amburgo è forse la più netta dimostrazione di quanto, sul piano internazionale, si stiano modificando equilibri e rapporti di forza. Il dinamismo geopolitico degli ultimi tempi si è palesato nella riunione dei 20 Paesi più ricchi del mondo, mettendo in evidenza come difficilmente si possa continuare a ragionare con le categorie del passato. L'ordine mondiale di cui l'Occidente, Stati Uniti in primis, erano assoluti egemoni è ormai al tramonto, tanto che i veri protagonisti di questo G20 sono stati Russia e Cina. Mentre l'Unione europea ha mostrato una volta di più la sua debolezza, e la sua incapacità di mostrarsi all'altezza delle nuove sfide.

Il protagonismo di Putin
Partiamo da Vladimir Putin, che dal G20 ha portato a casa almeno un risultato fondamentale. L’incontro con Donald Trump, pur ostico rispetto alle aspettative, ha però posto le basi per la futura cooperazione tra Stati Uniti e Russia. Intendiamoci: lo scenario non è affatto più semplice di quanto non lo fosse nelle settimane subito successive all'insediamento di Donald Trump, visto che il Presidente è assediato dall'inchiesta sui suoi rapporti con la Russia. Lo dimostra il tweet frettolosamente pubblicato da Trump dopo le prime ricostruzioni dei media del suo incontro con Putin, tweet che mirava evidentemente a scoraggiare chi lo accusa di una eccessiva familiarità con il capo del Cremlino: «Il fatto che il Presidente russo ed io abbiamo discusso di una unità sulla cybersicurezza», ha cinguettato, «non significa che io pensi che accadrà».

Il cessate il fuoco in Siria
Eppure, gli Stati Uniti hanno ottenuto dai russi l’accordo su un cessate il fuoco nel Sud-ovest della Siria, e sembrano anche aver accettato l'idea che Assad possa restare al potere, mantenendo il controllo su una grande parte del Paese. Il che significa concedere a russi e iraniani quello che chiedevano. In pratica, nonostante tutte le parti in gioco rimangano formalmente impegnate a difendere l'integrità del Paese, la soluzione politica potrebbe comportare una temporanea divisione della Siria in zone «di responsabilità», cosa che non riguarderà soltanto le forze che sostengono Assad e l’opposizione cosiddetta «moderata», ma anche li curdi del nord del Paese. Una soluzione che naturalmente scontenterà la Turchia, circostanza che potrebbe incoraggiarla a sostenere la Russia sull’idea dell’unità della Siria. Mosca, insieme all'Iran, è infatti l'unica potenza sul campo che difende fortemente l'integrità del Paese.

Successo tattico per la Russia
La tregua negoziata al G20 è insomma un successo tattico per Vladimir Putin, che tuttavia ha ottenuto un'altra grande vittoria: perché questo vertice ha definitivamente appurato come i piani dell'Occidente di isolare la Russia siano miseramente falliti. Tanto che oggi il capo del Cremlino può contare sulle dichiarazioni rilasciate (pur timidamente) sia da parte del segretario di Stato Roy Tillerson sia di Donald Trump, che fanno appello a un rapporto costruttivo con la Russia.

Protezionsimo
L'altro elemento che emerge da questo G20 riguarda un tema che sta molto a cuore all'Ue: il globalismo. Un'ideologia che risulta sempre più ammaccata e debole, soprattutto a causa di (o grazie a, a seconda dei punti di vista) Donald Trump. Il comunicato conclusivo del G20 ha costituito be più di un «compromesso al ribasso» per l'Unione europea. Perché, dopo una notte di trattative tra gli sherpa, il G20 ha sì condannato il «protezionismo», ma ha anche riconosciuto agli Stati il diritto di difendersi sul terreno commerciale, in caso qualcuno attui pratiche illecite. Una dichiarazione che peraltro può far pensare alla situazione russa, perché sembra condannare più le misure che impediscono a uno Stato di avere accesso a determinati beni e prodotti, come le sanzioni occidentali, piuttosto che le misure volte ad aumentare il costo di questi beni e prodotti per proteggere l’industria nazionale, l'embargo russo.

Il ruolo delle nazioni sovrane
Al di là della questione russa, dal comunicato, più in generale, emerge come il vento stia cambiando: un numero crescente di Paesi ritiene legittima l’idea che una protezione tariffaria possa essere necessaria. Si impone insomma un sempre maggior riconoscimento della legittimità di azione delle nazioni sovrane. Proprio su questa linea, altra sconfitta per l'Ue si è celebrata sul terreno degli accordi di Parigi, rispetto ai quali il Vecchio Continente, con l'ufficiale abbandono di Washington e quello conseguente della Cina, si trova ad oggi in una posizione molto debole. Così, se anche Angela Merkel ha manifestato alla stampa una certa soddisfazione per quello che lei ritiene un processo di «isolamento» degli States, non si può negare che, in realtà, sia in atto un progressivo svuotamento degli accordi originari. Proprio nell'ottica di un mondo sempre più multipolare, dove l'interesse nazionale, pur in mezzo a numerose resistenze, può riuscire a prevalere sugli impegni globali.