19 giugno 2019
Aggiornato 21:00
G20 Amburgo

G20, Putin-Trump: un nuovo equilibrio dopo trent'anni dalle umiliazioni di Reagan a Gorbaciov

Un ex colonnello del Kgb contro un ex wrestler. Un incontro durato ben tre ore che ha portato a un cessate il fuoco nel sud-ovest della Siria, ma soprattutto a un evidente riallineamento nei rapporti Russia-Usa

AMBURGO - Tutto il resto è stato solo un contorno. Gli scontri nelle strade, ormai un cliché ventennale tanto estemporaneo quanto prevedibile, le accorate discussioni sul clima e sui migranti, nonché sulla crisi economica che non vuole passare. Tutto è stato solo un contorno del grande vertice tra Donald Trump e Vladimir Putin, il primo da quando il presidente repubblicano è stato eletto. Per quello russo invece, è il quarto inquilino della Casa Bianca che incontra. Erano almeno trent'anni che le due uniche super potenze imperialiste del globo non avevano un confronto tra pari. Dai tempi dell’Urss di Gorbaciov che incontrava, nel mezzo della Perestrojka, il presidente attore Ronald Reagan. Quei summit furono i passi conclusivi che portarono al collasso del tempo sovietico, il disfacimento delle ventidue sorelle dei soviet. Nonché il trionfo dell’ideologia liberale e la fine della storia. Seguirono negli anni successivi umilianti incontri, per i russi, tra l’ubriacone Boris Eltsin e vari presidenti statunitensi: consessi in cui la Russia veniva trattata alla stregua di uno staterello latinoamericano, un giardino di casa dove gli Usa potevano fare quello che volevano, perfino – come accadde – farsi consegnare i codici segreti necessari a innescare le testate nucleari. L'umiliazione totale.

Un incontro di tre ore
Molti anni sono passati, un tempo in cui il mondo ha capito che la pace necessita di equilibrio: l’Europa non è stata in grado di contrastare l’egemonia economica e culturale statunitense, così, dopo venti anni di oblio la Russia di Putin può far valere un peso politico pari a quello statunitense. E questo accade nei giorni del G20 di Amburgo. Tutti gli occhi erano puntati su loro due: il presidente showman e palazzinaro contro l’ex colonnello del Kgb a Berlino. Un wrestler contro un giocatore di scacchi: l’essenza dello scontro che contrappone la potenza all’intelligenza. Il faccia a faccia doveva essere un puro pro forma e durare appena mezz’ora: il tempo quindi per darsi qualche pacca sulla spalla, scambiare due banalità su come va il mondo e ascoltare le rispettive traduzioni. E’ durato invece quasi tre ore, segnale che i due uomini più potenti del mondo si sono confrontati seriamente su questioni dirimenti. La sola durata dell’incontro mette in difficoltà il presidente statunitense mentre fa ergere come trionfatore lo zar russo. La dietrologia mediatica che spopola negli Stati Uniti è impazzita: come mai un incontro così lungo? Cosa si sono detti i due in segreto? Cosa hanno architettato i due ai danni dei democratici americani?

Accordo per un cessate il fuoco nel sud-ovest della Siria 
Già in queste ore i maggiori media degli Usa hanno scatenato una canea contro Donald Trump, accusato di essere troppo amico di Vladimir Putin. Che, ovviamente, può vantare un vero risultato: il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov ha confermato l'accordo di tregua raggiunto per un cessate il fuoco nel sud-ovest della Siria. Sia Putin che Trump vorrebbero estendere la tregua a tutto il Paese. Il sud-ovest della Siria è attualmente una zona relativamente tranquilla, saldamente in mano al regime di Bashar Al Assad, bonificata da ogni guerriglia anti governativa grazie al sostegno dei russi. Di fatto è un riconoscimento dello status quo: gli statunitensi, e quindi tutta la compagine anti Assad – composta da Israele, Giordania, Arabia Saudita, Egitto – prendono quindi atto della sconfitta delle loro milizie, islamiste e non, che hanno tentato per anni di abbattere l’ultimo governo baathista, e sciita, del mondo. Poco importa quindi che, al termine della sua dichiarazione, il segretario di stato Rex Tillerson abbia sostenuto che «Assad dovrà essere sostituito». Magari in un futuro remoto questo accadrà, ma nell’immediato tale accordo riconosce l’esatto contrario. E sicuramente quando non ci sarà più l'attuale presidente russo. Questo non significa che la volontà della coalizione sopra citata sia mutata: la Siria procede infatti a tappe forzate verso lo smembramento del territorio, in particolare nella zona curda, dove le basi statuntensi - la notizia è di appena sei giorni fa - sono almeno tredici e i militari sul campo diverse migliaia.

Trump ha fatto dire a Putin che Russia non interferisce
Il secondo punto di cui hanno discusso è invece vagamente ridicolo: Donald Trump ha fatto dire al suo omologo che la Russia non ha mai interferito, e mai lo farà, sulle vicende di politica interna statunitense. Il passaggio, che apparentemente è stato spontaneo da parte di Vladimir Putin, è ridicolo perché ricorda un vecchio motto latino: excusatio non petita, accusatio manifesta. Ovviamente la Russia interferisce con la vita politica degli Usa, e lo fa con mezzi ben più seri della patetica bubbola degli hacker. Lo fa, e anche qui è un segno dei tempi che cambiano, senza timore e a viso aperto: esattamente come hanno fatto gli Usa dal 1991 fino a poco tempo fa, e con forme e metodi ben più impattanti. Un piccolo favore, una concessione – stucchevole – quella del presidente russo all’ex wrestler in difficoltà: che probabilmente, data la scarsa portata analitica, solo tra qualche giorno si renderà conto della trappola insita nelle parole sibilline dell’ex agente del Kgb. Il resto è tutto accessorio: lo stesso G20 si è dimostrato, per l’ennesima volta, un carrozzone senza senso, con un’Europa totalmente comprimaria in ogni campo. Particolarmente risibili e discussioni sui cambiamenti climatici. Una tragedia che sconvolgerà il mondo. L’apertura di un paese notoriamente ecologista come la Russia agli accordi di Parigi, dà il giusto valore alla chiusura di Donald Trump avvenuta solo qualche mese fa.