16 ottobre 2019
Aggiornato 14:00
Attacco a Manchester

Le armi Usa all'Arabia Saudita, il terrorismo e il prezzo del petrolio: cosa c'è davvero dietro gli attentati

Gli innocenti cittadini occidentali pagano il prezzo di politiche machiavelliche volte a destabilizzare alcuni specifici Paesi. La sporca guerra che sta scappando di mano agli aspiranti stregoni occidentali

MANCHESTER - Nei giorni in cui l’Arabia Saudita riceve dagli Stati Uniti la più grande fornitura di armi della storia, per un valore di centodieci miliardi di dollari, figli e figliastri di quella teocrazia wahabita - la confessione più fanatica dell’Islam - con ogni probabilità hanno attaccato per l’ennesima volta la Gran Bretagna. Questa volta infierendo addirittura sui bambini, raggiungendo così livelli di perversione umana che si pensavano sepolti dentro un lontano e lugubre passato. Esiste un ordine grottesco ma spaventosamente geometrico in quello che accade, e quanto reputiamo inspiegabile – speranzosamente riconducibile ad una comprensibile follia umana – è invece sorprendentemente chiaro e soprattutto prevedibile. Dobbiamo rassegnarci: le montagne di dollari, e di armi, con cui l’occidente tutto tenta di comprare la benevolenza dei veri finanziatori del terrorismo non servono a nulla. Le armi servono all’Arabia Saudita per finanziare le varie guerriglie, a voler essere generosi, che combattono in Medio Oriente per buttare giù i suoi nemici: che siano nostri nemici è da dimostrare. Siria, Iran, Yemen, Libano: le armi che gli vendiamo, non si sa come – o meglio, lo sanno tutti ma in pochi lo dichiarano - giungono anche ai fanatici dello Stato islamico che vivono in occidente. I quali ormai vivono come automi cibernetici, macchine pronte ad agire senza un controllo esterno. Il tentativo di convivere con il terrorismo: esattamente quanto accadde all'Italia venticinque anni fa, quando tentò di fare lo stesso con la mafia. Ma tutti dovrebbero sapere che nel momento in cui decidi di scendere a compromessi con tali criminali ne diventi immediatamente un elemento subalterno.

Destabilizzare i monopoli pubblici del petrolio
Spiace dirlo in termini così brutali, ma le bombe che fanno strage nelle nostre vite sono finanziate, come le montagne di prove raccolte in tal senso dimostrano, da un nostro alleato strategico: il primo paese dove il presidente statunitense ha fatto visita. Perché accade questo? L’Arabia Saudita ha un semplice compito da svolgere, per il quale i governi occidentali sono disposti, evidentemente, a tutto. Una logica squisitamente machiavellica, in cui il fine ultimo del bene collettivo necessita l’attraversamento del male, il tutto per mantenere stabile il potere del potere. Oggi, per ottenere ciò, l’Arabia Saudita ha un compito ed è molto semplice: tenere basso il prezzo del petrolio, inondando il mercato di greggio. Il fine ultimo di questo magheggio, che alla teocrazia wahabita costa una gravissima crisi economica - che non esplode solo grazie alle montagne di dollari che provengono da almeno venticinque anni dagli Usa - è rovinare le economie di Russia, Iran e Siria, al fine di destabilizzare dall’interno quei paesi. E ovviamente permettere all’economia statunitese, bulimica di combustibili fossili, di continuare la sua corsa folle verso l’apocalisse ecologia del pianeta. Ma questo è un altro discorso che al momento è meglio non affrontare.

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Il messaggio più o meno esplicito dei terroristi
Le economie dei paesi sopracitati, tutti nemici strategici del polinomio Usa - Israele - Gran Bretagna - Europa - quest'ultima relegata al ruolo di cameriera -  sono basate sullo sfruttamento del petrolio da parte di compagnie petrolifere pubbliche. Altro, non c’è. Forse solo la Russia e l’Iran tendono ad assorbire il colpo: gli altri, compreso per via indiretta anche il lontano Venezuela, hanno tutti delle situazioni sociali esplosive, connotate anche da guerre civili latenti o manifeste. In questo contesto, ovviamente, non tutto può essere controllato e parti della organizzazione originaria, il califfato del sedicente Al Baghdadi, un pecoraio che, incredibilmente, nell'era del massimo controllo tecnologico dell'intero globo terracque vive come un pascià a casa sua - sono finite fuori controllo e attaccano l’occidente, come nel caso di Manchester. Forse, fuori controllo: perché il messaggio potrebbe essere ancora più pesante, e riconducibile alla progressiva sconfitta che l’Isis sta ottenendo sui territori che controllava. In poche parole, il messaggio implicito degli attacchi all’occidente potrebbe essere: «Non venite a toccarci a Raqqa, altrimenti invaderemo i vostri paesi a furia di kamikaze che si faranno esplodere nei vostri luoghi simbolici, portando la paura». E la paura, come noto, è il sentimento su cui si basa la schiavitù. Non è immaginabile infatti la diaspora dei fanatici terroristi cacciati da Raqqa: si tratterebbe di una vera invasione.

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Cinismo oltre ogni limite
Può essere che i cinici calcoli di chi comanda il mondo prevedano proprio questo, e nel conto sia messa la certezza che il fine ultimo di destabilizzare i paesi sopracitati necessiti di vittime innocenti occidentali: compresi i bambini. Uno scenario altamente probabile, dato il controllo ormai totale che pervade le nostre vite, e che di fatto esclude l’ipotesi che i servizi segreti di tutto il mondo possano essere bellamente ingannati almeno una volta al mese.