29 giugno 2017
Aggiornato 11:00
Il pulpito dell'Occidente traballa

Quelle bombe all'uranio impoverito sganciate dagli Usa in Siria e Iraq

Non c'è ancora chiarezza su quanto accaduto ad Idilib, e probabilmente mai verrà fatta. Di certo, il pulpito su cui si ergono gli Usa è molto traballante. Visti i loro precedenti in Siria e Iraq.

Mentre tanto si parla di Idlib, pochissimo lo si fa su un altro, aberrante, scandalo che riguarda la guerra siriana
Mentre tanto si parla di Idlib, pochissimo lo si fa su un altro, aberrante, scandalo che riguarda la guerra siriana (Palexander Nemenov | ANSA)

WASHINGTON - L'attacco chimico (o presunto tale) avvenuto nella città di Idlib ha ipnotizzato e sconvolto il mondo, mentre, nel marasma di reazioni seguite alla tragedia, la possibilità di capire come siano andate davvero le cose sembra allontanarsi a vista d'occhio. Damasco ha smentito di aver mai dato l'ordine di usare armi chimiche; la Russia ha fornito una sua versione: un raid del regime avrebbe colpito un deposito di armi chimiche dei ribelli; ma la comunità internazionale è ferma nella condanna. Al punto che Donald Trump ha dichiarato di «aver cambiato idea» su Assad e di essere pronto ad agire. Anche da solo. 

Pregiudizi
Ma mentre lo scenario diventa ogni ora sempre più fosco, vale la pena di ampliare lo sguardo, per andare oltre alle pur comprensibili reazioni emotive. L'indignazione, davanti a una simile strage, è, più ancora che «naturale», «umana»; ma spesso accade che ci si indigni di più per certe tragedie piuttosto che per altre. Il nostro modo di vedere il mondo, la nostra ideologia, il nostro sentirci parte di un «fronte» piuttosto che di un altro spesso rischiano di offuscare non soltanto la nostra ragione, ma anche la nostra compassione. Se ci indigniamo per le brutalità che la guerra porta con sé, è giusto farlo per tutte, non solo per alcune. 

Armi all'uranio impoverito
Mentre tanto si parla di Idlib, pochissimo lo si fa su un altro, aberrante, scandalo che riguarda la guerra siriana, oltre al vicino conflitto iracheno. Perché in queste ore è giunta la conferma ufficiale da parte di funzionari Usa sul fatto che i militari a stelle e strisce hanno utilizzato armi all'uranio impoverito sui campi di battaglia mediorientali, nonostante gli States si siano impegnati a non farlo. E invece, i soldati americani avrebbero sparato migliaia di munizioni di quel tipo durante almeno due raid del novembre 2015 contro autocarri che trasportavano petrolio nella zona della Siria controllata dall'Isis. Pur sapendo che le conseguenze sarebbero state devastanti anche per i civili.

Uso frequente dall'invasione irachena del 2003 
Già dall'invasione irachena del 2003, è dimostrato l'uso frequente (in migliaia di raid) di uranio impoverito da parte degli americani. Un utilizzo che è continuato nonostante le proteste delle comunità locali, che hanno registrato un improvviso picco di casi di tumore e di malformazioni alla nascita dei bambini. All'inizio della campagna bellica contro lo Stato islamico, l'intera coalizione e gli ufficiali americani in particolare avevano fatto sapere che tali armi non sarebbero state usate nelle proprie operazioni, ma alcune evidenze risalenti a quel novembre 2015 raccontano tutta un'altra storia.

Le reazioni di Baghdad e i due raid del novembre 2015
Ciò che si sa è che hanno avuto luogo almeno due raid all'uranio impoverito. Non è chiaro, invece, se quei bombardamenti del novembre 2015 abbiano preso di mira aree densamente popolate. Di certo ciò accadde nel 2003, quando i colpi venivano sparati in aree molto abitate da civili. Fu nel 2014 che, in un rapporto delle Nazioni Unite sull'uranio impoverito, il governo iracheno espresse ufficialmente per la prima volta «profonda preoccupazione» per gli effetti nocivi di tale materiale. Per questo, Baghdad chiese all'Onu di condurre delle verifiche sulle conseguenze dell'uso di quella sostanza, per l'uomo e per l'ambiente. Quegli studi, naturalmente, non sono ad oggi stati completati, e nella comunità scientifica si usa ancora molta prudenza.

La sentenza che sancisce il collegamento tra uranio impoverito e tumori
D'altra parte, catalogare come «coincidenze» l'aumento di casi di tumori in territori dove l'uranio impoverito è stato utilizzato sarebbe un approccio perlomeno semplicistico. Lo ha riconosciuto la stessa Corte d'Appello di Roma, che, nel maggio 2015, ha stabilito l'«ine­qui­vo­ca­bile cer­tezza» del nesso causale tra espo­si­zione a ura­nio impo­ve­rito e insor­genza di malat­tie tumo­rali. La sen­tenza ha riconosciuto ai fami­liari di un mili­tare dece­duto per can­cro, con­tratto in seguito al ser­vi­zio rico­perto nella mis­sione inter­na­zio­nale in Kosovo tra il 2002 e il 2003, il risar­ci­mento di un milione di euro, ai quali si sono aggiunti danni morali e danni per il ritar­dato paga­mento.

Oltre 30 sentenze in Italia
La decisione della Corte d'Appello di Rima è però in buona compagnia. Ad oggi sono oltre 30 le sen­tenze a carico del mini­stero della Difesa italiano, di cui la maggior parte ormai defi­ni­tive, che danno ragione a mili­tari ita­liani amma­la­tisi o familiari di mili­tari dece­duti. Come si intuisce, l'uso di tali armi in contesti bellici è purtroppo diffuso. E le conseguenze possono essere drammatiche.

I raid del 15 e del 22 novembre 2015
I fatti del novembre 2015 che si imputano agli Usa devono in particolare far riflettere. Il primo raid statunitense a base di uranio impoverito sarebbe avvenuto la mattina del 16 novembre nei pressi di Al-Bukamal, città siriana vicino al confine con l'Iraq. E sebbene la coalizione abbia sostenuto che il bombardamento abbia riguardato il solo territorio siriano, entrambi i lati della frontiera si trovavano sotto il controllo dello Stato islamico. E' chiaro che l'uso di materiale all'uranio impoverito in Iraq, dopo le proteste ufficiali del Governo, assumerebbero a maggior ragione l'aspetto della classica «beffa» oltre al danno. Il secondo raid è avvenuto il 22 novembre, tra le città di Al-Hasakeh e di Deir Ezzor. 

Anche a ottobre, in Siria
Ma non sarebbero casi isolati. L'uso di uranio impoverito in Siria è stato denunciato lo scorso ottobre dal giornalista Samuel Oakford. Il Commando Centrale degli Stati Uniti e l'Air Force hanno inizialmente negato la circostanza; quindi, hanno fornito diverse versioni, inclusa l'ammissione dell'uso di tale sostanza.

Nella legislazione un'ampia zona grigia
La legislazione intorno alle armi all'uranio impoverito si colloca in un'ampia zona grigia. Non sono esplicitamente vietate da risoluzioni Onu come le armi chimiche, ma le polemiche, le cause e le sentenze evidenziano quanto l'argomento sia controverso. Esistono restrizioni negli Usa per quel tipo di armi se detenute in casa, mentre non si usa la stessa cautela quando si parla di aree abitate da civili in zone di guerra.

Non giustificabile
In generale, le norme del Pentagono prescrivono la possibilità di usare uranio impoverito per la sua capacità di penetrare veicoli corazzati da combattimento. Non si spiega come mai quelle armi siano state utilizzate anche nel novembre 2015, quando i camion che trasportavano petrolio non erano corazzati. La circostanza, insomma, sembra ancora più difficile da giustificare. Soprattutto tra i parenti di chi – e tra loro anche tanti bambini – si è ammalato di tumore dopo aver inalato i residui di quella sostanza tossica.