29 giugno 2017
Aggiornato 11:00
Una regione contesa a livello internazionale

«La Mecca russa»: ora Putin posa gli occhi sull'Artico

L'Artico è sempre più una regione fondamentale nella strategia economica, geopolitica e militare della Russia di Putin. E il suo territorio è sempre più conteso. Ecco perché

Il presidente russo Vladimir Putin.
Il presidente russo Vladimir Putin. (EPA/SERGEI KARPUKHIN / POOL)

MOSCA – Mentre Unione europea e Stati Uniti puntavano il dito contro gli arresti scattati durante la manifestazione non autorizzata a Mosca, il presidente russo Vladimir Putin era impegnato in un breve ma intenso tour della regione dell'Artico. Una regione sempre più centrale negli interessi geopolitici dell'orso russo, sulla quale Mosca sta cercando di riaffermare la sua influenza. Quel territorio, si sa, è molto ricco di petrolio e gas naturale.

Un vero forziere di petrolio e gas naturale
Durante il suo tour, il Presidente ha affermato la necessità di tutelare gli interessi economici e di sicurezza della Russia nella regione artica, l'antica terra dell'imperatore Francesco Giuseppe. «Le risorse naturali, che sono di fondamentale importanza per l'economia russa, sono concentrati in questa regione», ha detto Putin alle agenzie russe. Il leader del Cremlino ha stimato le ricchezze dell'Artico in 30mila miliardi di dollari. Non solo: si crede che quell'area nasconda circa un quarto del petrolio e del gas ancora da scoprire dell'intero pianeta.

Contese
Non è un caso che l'arcipelago dell'Artico sia tanto conteso. Oltre alla Russia, anche Stati Uniti, Danimarca, Canada e Norvegia stanno infatti cercando di affermare la propria giurisdizione su parte di quel territorio, approfittando del restringimento del ghiaccio polare, circostanza che ha creato nuove opportunità di esplorazione.

Lo sguardo di Mosca sull'Artico
Ecco perché è da anni che lo sguardo del Cremlino si è posato sull'artico. Almeno da un biennio, l'esercito russo ha condotto un costoso sforzo per restaurare e modernizzare gli avamposti dell'era sovietica, ricostruendo le vecchie basi aeree e dislocando nuovi mezzi di difesa aerea nella regione. Ma l'attenzione di Mosca per l'Artico risale a ben prima: nel 2010, infatti, fu firmato un accordo tra la Russia e la Norvegia, allo scopo di definire le frontiere marittime e di cercare di risolvere le rivendicazioni di una superficie di 175 mila chilometri quadrati, che offre preziose riserve petrolifere. Il dispiegamento di truppe russe nell’Artico è iniziato nel dicembre del 2012, con l’invio di unità di guerra elettronica mentre presso la città di Vortuka, a nord del circolo polare, sono iniziati i lavori per la costruzione della rete radar. 

L'Artico nella nuova Dottrina del mare della Russia
L’Artico è quindi diventato a tutti gli effetti un elemento chiave della strategia geopolitica russa nel 2015, quando, il 26 luglio, è diventato il punto fondamentale della nuova Dottrina del mare della Russia. Il documento si proponeva di definire gli obiettivi futuri in ambito marittimo della Paese, per quanto riguarda la politica del mare, i contenuti di tale politica, la cantieristica navale e la governance statale sulle attività marittime. Un testo aggiornato rispetto alla versione del 2001, considerata ormai troppo obsoleta.

La "Mecca russa"
La regione dell'Artico è tanto strategicamente importante da essere stata definita, un paio di anni fa, dal vice primo ministro Dmitrij Rogozin, la «Mecca russa». Una definizione plastica che aiuta a inquadrare i tanti battibecchi internazionali che hanno avuto per oggetto quel territorio. Uno degli ultimi ha avuto luogo nel 2015, in occasione della visita di Rigozin alle Svalbard. Circostanza che ha provocato la netta reazione del ministero degli Esteri norvegese, che ha sottolineato di non gradirne la presenza, in linea con le direttive della «lista nera» partorita dall'Ue a seguito della crisi ucraina.

I piani di Mosca
E' dunque facilmente comprensibile il motivo per cui la rinnovata presenza militare russa nell'Artico preoccupi tanto l'Europa del Nord e non solo. Lo scorso gennaio, la Russia ha dichiarato operativa la base di Kotelny, nelle remote isole della Nuova Siberia. Entro il 2020, Mosca avrà in servizio attivo dieci stazioni di ricerca e salvataggio, sedici porti che garantiranno assistenza logistica ai sottomarini strategici, tredici aeroporti e dieci stazioni radar di difesa aerea in grado di coprire la periferia artica di pertinenza. Sulla sponda settentrionale del Paese e sulle isole artiche periferiche, poi, si trovano altre sei basi militari operative. E poi ci sono i sistemi di allerta e controllo nell’Artico che, da due anni a questa parte, rispondono al Comando Unificato Strategico della Flotta del Nord.

Una regione militarmente fondamentale
A preoccupare gli States, il fatto che sopra l'Artico passano le traiettorie più brevi per collegare gli Usa e la Russia nelle operazioni aerospaziali. Dal 1960 ad oggi, le traiettorie di volo per i missili balistici intercontinentali e lanciati da sottomarini passano sopra l’Artico, sia per gli Washington che per Mosca. Ecco perché il controllo di quella regione era di fondamentale importanza durante la guerra fredda, ma anche oggi. Strategia militare ed energetica si uniscono e si compenetrano, dunque, nella rinnovata attenzione di Mosca per l'Artico e nelle tante contese aperte per il controllo della regione.