13 novembre 2019
Aggiornato 20:00
Ha profetizzato la fine dell'euro in 18 mesi

Se ora l'Ue «boccia» l'euroscettico Malloch, papabile ambasciatore di Trump a Bruxelles

Sono giorni duri per i rapporti transatlantici. L'ultimo episodio della 'saga' riguarda Ted Malloch, colui che sembra destinato a diventare l'ambasciatore Usa in Ue, ma che a Bruxelles proprio non va giù

Il presidente Usa Donald Trump.
Il presidente Usa Donald Trump. Shutterstock

WASHINGTON - Sono giornate di dure polemiche tra Washington e Bruxelles, giornate che sembrano segnare una caduta libera nelle relazioni tra un capo e l'altro dell'Oceano. Prima le polemiche legate alla decisione di Donald Trump di interrompere l'arrivo di rifugiati da 7 Paesi islamici; poi quell'uscita di Peter Navarro, capo del Consiglio nazionale del commercio di Trump, a proposito dell'euro e del ruolo della Germania nell'Ue. E ancora, nelle stesse ore, la lettera di Donald Tusk ai leader dei 27, che sottolineava come «Le dichiarazioni inquietanti della nuova amministrazione americana» rendano il futuro dell'Ue «estremamente imprevedibile». Aggiungendo che il cambio di guardia a Washington «mette l'Ue in una situazione difficile».

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Ted Malloch, l'ambasciatore che l'Ue non vuole
L'ultimo episodio della saga riguarda Ted Malloch, colui che pare quasi certamente destinato dall'amministrazione Trump a diventare ambasciatore statunitense presso l'Ue, e che i principali gruppi politici dell'Europarlamento non sembrano proprio apprezzare. Al punto che ieri fonti diplomatiche a Bruxelles testimoniavano l'esistenza di «grandi pressioni» contro di lui. Proprio di rapporti transatlantici parleranno domani i leader dei Ventotto durante il pranzo del vertice a La Valletta, un inequivocabile segnale diplomatico verso Washington.

Le dichiarazioni dello scandalo
Il caso è scoppiato quando Malloch ha rilasciato un'intervista alla Bbc, dichiarando: «Nella mia precedente carriera diplomatica ho aiutato ad abbattere l'Unione sovietica, ora sembra che ci sia un'altra Unione che ha bisogno di una scossa». Non solo, Malloch ha anche vaticinato la fine dell'euro: «Non sono certo che ci sarà un’Unione Europea in cui intavolare dei colloqui. La prima cosa che farei nel 2017 è shorare l’euro. Penso che sia una valuta non soltanto in crisi, bensì che ha un serio problema e che pertanto potrebbe fare crac in un anno, un anno e mezzo», ha spiegato. Per non parlare del suo attacco alla Commissione Ue, definita un organo di burocrati, e al suo presidente Jean-Claude Juncker, per Malloch «un buon sindaco» di qualche paesino del Lussemburgo.

I commenti di Weber e Pittella
Non certo il biglietto da visita che da Bruxelles si aspettavano, insomma, per il prossimo ambasciatore Usa in Europa. Non a caso, secondo quanto riportato dai media, Manfred Weber, capogruppo del Ppe vicino ad Angela Merkel, ha affermato che «un ambasciatore americano che mette in dubbio l'euro e si augura la fine dell'Europa non deve essere accreditato». Dello stesso avviso il collega socialista Gianni Pittella, secondo cui Malloch «non sarebbe una persona gradita».

L'Ue si opporrà?
Se il Dipartimento di Stato Usa non ha ancora indicato formalmente a Bruxelles il nome di Malloch, i media d'oltreoceano danno la sua nomina quasi certa. Se non fosse per l'opposizione di Bruxelles, che potrebbe addirittura rifiutare apertamente le credenziali del professore legato a Trump. Secondo la procedura, l'ambasciata Usa a Bruxelles dovrebbe spedire la nota verbale per Malloch al protocollo della Commissione europea; da lì. passerebbe per le mani dell'Alto rappresentante Federica Mogherini, che a sua volta la manderebbe al presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk. Da lì, partirebbe una procedura di «silenzio assenso» presso i singoli Governo di circa un mese. Solo allora, per Malloch scatterebbe il «via libera». Qualora qualcuno di quei meccanismi si inceppasse, invece, la sua nomina potrebbe non vedere mai la luce. 

La crisi esistenziale dell'Ue
Ad attestare la tensione palpabile, il fatto che il pranzo del vertice di Malta di domani sia dedicato proprio a Trump. Un segnale molto forte, a sancire un riallineamento degli equilibri tra l'Europa e la Superpotenza che potrebbe essere definito storico. Soprattutto perché, sullo sfondo, si staglia quella «crisi esistenziale» dell'Ue che non si risolverà certo mettendo a tacere Navarro, Malloch o Trump. I quali, in fondo, pur contravvenendo ai tradizionali standard diplomatici, non hanno fatto altro che prendere atto di quella crisi, e metterla in luce.