16 giugno 2019
Aggiornato 14:30
La lotta al Califfato in Iraq

Truppe speciali irachene entrano a Mosul: sarà un cimitero per l'Isis

Il ministro degli esteri Gentiloni: «I nostri militari stanno addestrando e armando i peshmerga, proteggendo i lavori di ricostruzione della diga. Sono inoltre impegnati in operazioni di combattimento, di ricognizione e di soccorso con gli elicotteri»

BAGHDAD – Da ieri, 1 novembre, le truppe irachene sono penetrate all'interno di Mosul per la battaglia definitiva. La città è considerata la capitale dello Stato islamico retto dall'Isis ed è abitata da 1,5 milioni di civili, fra cui 600mila bambini. Il centro di comando dell'esercito iracheno ha comunicato che le sue forze speciali sono riuscite a penetrare da nord, passando per il quartiere periferico di Judaidat Al-Mufti. «Ora è l'inizio della vera liberazione di Mosul», ha annunciato il numero uno dell'anti-terrorismo iracheno (Cts) il generale Taleb Cheghati al-Kenani. «Il nostro obiettivo finale è la liberazione totale di Mosul». I commandos hanno il controllo dell’edificio della tv. Ravina Shamdasani, portavoce dell’Ufficio dell’Alto commissario Onu per i diritti umani ha confermato l'uso dei civili come scudi umani da parte dei miliziani dell'Isis in ritirata, ma ha spiegato che i bombardamenti aerei hanno impedito il trasferimento forzato di 25mila civili.

L'impegno italiano in Iraq
Anche l'Italia sta facendo la sua parte, ha ricordato due giorni fa il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni intervistato dalla Cnn. «L'Italia è molto impegnata in Iraq.
Credo che tutti dovrebbero sapere che la presenza militare italiana è la seconda dopo quella americana. Abbiamo 1300 militari in Iraq
». Rispondendo a una domanda sul coinvolgimento del nostro Paese in Iraq e in particolare nella Battaglia di Mosul, Gentiloni ha continuato: «I nostri militari stanno addestrando i peshmerga, armando i peshmerga, proteggendo i lavori di ricostruzione della diga (costruita da ditte italiane a 20 km dalla città, ndr)», ha spiegato Gentiloni. «Sono inoltre impegnati in operazioni di combattimento, di ricognizione e di soccorso con gli elicotteri e garantiscono l'addestramento della polizia nelle aree liberate», ha proseguito il titolare della Farnesina. «Questa funzione - ha concluso - diventerà strategica a Mosul quando la città sarà completamente liberata». L'offensiva anti-Isis è stata lanciata lo scorso 17 ottobre e vede impegnate truppe governative irachene, peshmerga, con il supporto dell'aviazione Usa.

Dai 3 ai 5 mila miliziani dell'Isis
Stando alle stime occidentali in città sarebbero asserragliati dai 3 ai 5 mila miliziani del Califfato; contro di loro stanno convergendo migliaia di combattenti da Est, Nord e Sud con il sostegno dei raid della coalizione internazionale guidata dagli Usa. I peshmerga curdi hanno consolidato le proprie posizioni e a Sud le forze del governo federale continuano a progredire ma restano a diversi chilometri dalla periferia di Mosul. Infine a Ovest le forze paramilitari di Hashd al-Shaabi, coalizione guidata dalle milizie sciite sostenute dall'Iran, stanno tentando di tagliare le linee dei rifornimenti dall'Isis con la Siria. Le forze entrate da Est hanno adesso la possibilità di attendere rinforzi prima di avanzare. Una delle priorità delle forze irachene è quella di creare corridoi umanitari per sfollare la popolazione civile. Maurizio Crivellaro, direttore per l'Irak dell'Ong Save The Children ha lanciato un appello «urgente», in particolare per i «circa 600mila bambini» perché «non possiamo aspettare che quello che succede ad Aleppo avvenga anche» a Mosul.