24 luglio 2019
Aggiornato 00:00
Per ora solo scaramucce, ma in futuro?

Usa-Russia, la nuova frontiera di una guerra combattuta sugli schermi a colpi di «clic»

E' la nuova frontiera della guerra, deterritorializzata ma non priva di conseguenze geopolitiche ed effetti potenzialmente catastrofici. E la vediamo farsi strada nell'escalation Usa-Russia

La guerra degli hacker tra Stati Uniti e Russia.
La guerra degli hacker tra Stati Uniti e Russia. Shutterstock

MOSCA - E' stato un weekend ad alta, altissima tensione, tra Mosca e Washington. Ma questa volta, l'escalation non si è manifestata con bombardieri russi nei cieli europei, o con l'ennesima iniziativa della Nato a ridosso dei confini russi: questa volta, l'escalation la si è precepita da dietro gli schermi di un computer. Perché questa riedizione della guerra fredda viene sempre più combattuta virtualmente, nel cyberspazio.

Conseguenze potenzialmente esplosive
E intendiamoci: non per questo deve fare meno paura. Anche perché le potenzialità di un cyberattacco sono potenzialmente catastrofiche: con qualche «clic» (e parecchia esperienza, ça va sans dire), si possono mandare in tilt i comandi degli aerei o dei missili, con danni verosimilmente incalcolabili. Per ora, ci attestiamo sul livello delle provocazioni. Ma non è detto che da qui non si sfoci in qualcosa di molto più serio.

Il cyber-doping
E la lista di quelle «provocazioni» è decisamente lunga. A settembre, un gruppo di hacker informatici identificati come i russi della Fancy Bear’s ha violato il database della Wada, l’agenzia antidoping mondiale, e ha iniziato a far trapelare rivelazioni che coinvolgono atleti statunitensi di primo piano, come le sorelle Serena e Venus Williams nel tennis, la ginnasta Simone Biles (quattro ori e un argento a Rio) e la star del basket Elena Dalle Donne. Per Washington, è stato un tentativo di Mosca  di vendicarsi dopo l’esclusione della Russia da Rio 2016.

L'attacco a Michelle Obama e a Colin Powell
Quindi, un attacco ha colpito la First Lady Michelle Obama, che ha visto pubblicato in rete, su DcLeaks, il suo passaporto, oltre ad altro materiale sottratto attraverso la mail di un collaboratore esterno all’amministrazione. Sempre su DcLeaks sono finite delle comunicazioni dell’ex segretario di Stato Colin Powell, comunicazioni che hanno suscitato un certo scalpore perché definivano Hillary Clinton una donna «avida» e divorata da «una sfrenata ambizione» e Donald Trump una «disgrazia nazionale».

Le rivelazioni di Wikileaks su Hillary Clinton
E poi c’è tutto il capitolo Wikileaks, che ha pubblicato sul web un nutrito dossier su Hillary Clinton, già nel mirino per il famoso scandalo sull’uso di un server privato di posta elettronica mentre era segretario di Stato. Più di 30mila e.mail, con data compresa tra il 30 giugno 2010 e il 12 agosto 2014, sono state rese pubbliche lo scorso marzo dal sito di Assange. Ma Wikileaks non si è limitata a questo: perché a luglio nel mirino degli hacker è finito per ben due volte il server del Partito democratico americano, con più di 20mila messaggi sottratti che hanno portato alle dimissioni la presidente del Comitato nazionale del Partito Democratico Debbie Wasserman Schultz. Quelle e-mail, infatti, hanno palesato i giochetti dell’establishment democratica per favorire alle primarie Hillary Clinton ai danni di Bernie Sanders. In seguito, ad essere attaccati sono stati proprio i sistemi della campagna elettorale di Hillay Clinton, con la pubblicazione, in particolare, dei dati sui donatori.

Le minacce Usa a Mosca
Ad oggi, Wikileaks sta ancora diffondendo rivelazioni sulla candidata democratica, come annunciato in occasione del decimo compleanno dell’organizzazione. E la convinzione degli Stati Uniti è che dietro a tutto ciò si nasconda lo zampino del leader del Cremlino, che starebbe cercando di influenzare il risultato delle elezioni americane a favore di Donald Trump. A nulla sono valse le secche smentite di Vladimir Putin e dei suoi collaboratori: perché il presidente Obama in persona ha ufficialmente accusato Mosca di quanto accaduto, e promesso una «risposta proporzionata». Linea confermata anche dal vicepresidente Joe Biden, che ha parlato in proposito di «un messaggio» indirizzato al presidente russo Vladimir Putin, che avrà, viste le circostanze, un «grandissimo impatto» (LEGGI ANCHE «Obama e la Cia stanno preparando un cyber-attacco contro Mosca»). La Casa Bianca, insomma, è arrivata a minacciare esplicitamente Mosca di un cyber-attacco come ritorsione dei presunti attacchi hacker di matrice russa che hanno violato negli ultimi tempi i server statunitensi.

L'ultimo cyberattacco contro gli Usa, e la risposta contro la Russia
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il cyeberattacco in grande stile perpetrato venerdì scorso contro centinaia di siti web degli Stati Uniti, e che ha colpito,  tra gli altri, quelli di Twitter, Financial Times, Spotify, Reddit, eBay e New York Times. Ancora una volta, a Washington sospettano che l’autore dell’attacco sia la Russia, e qualcuno, come Politico, addirittura ha sbandierato il rischio di possibili intrusioni nel processo elettorale. Ad oggi non ci sono prove certe sulle responsabilità russe in queste vicende, ma questo non ha frenato Washington dal contrattaccare. Così, ieri l’hacker americano The Jester ha violato il sito internet del Ministero degli esteri russo per «vendetta». L’«avvertimento» è chiaro: «Compagni! Interrompiamo i programmi del sito del Ministero degli esteri russo per trasmettervi il seguente importante messaggio. Piantatela! Siete capaci di bistrattare i Paesi che vi circondano, ma questa è l'America. Non impressionate nessuno», recita il messaggio.

Precedenti
In realtà, la storia più o meno recente è colma di precedenti. Hacker americani in passato hanno attaccato i comandi automatici dei laboratori nucleari iraniani, attraverso dei cosiddetti «vermi» informatici che vantavano forti capacità distruttive. Contro Saddam, gli Usa avevano studiato un attacco globale a tutte le centrali strategiche civili e militari dell’Iraq, dalle caserme alle centrali elettriche. L'operazione  non è poi stata messa in pratica, perché sussisteva il rischio concreto che gli effetti di questa apocalisse informatica si diffondessero in tutto il mondo. Lo scorso luglio, dagli Stati Uniti hanno accusato Pechino di aver cercato di rubare informazioni segrete dalla portaerei statunitense Ronald Reagan, in pattuglia nel Mar Cinese Meridionale.

Spese per la cybersecurity in crescita
Stiamo insomma assistendo al farsi strada di una nuova modalità di fare la guerra, con effetti potenziali non meno prorompenti – anche se meno evidenti – di quella «classica». Non a caso,  secondo le previsioni di IDC, nel 2020 la crescita annua della spesa nel settore security si attesterà all’8,3%, più del doppio del tasso di crescita previsto per il settore informatico nel suo complesso. I ricavi derivanti dalla vendita di hardware, software e servizi connessi raggiungerà in quell’anno quota 101,6 miliardi di dollari.

Per ora sono solo scaramucce. Ma in futuro?
D’altra parte, l’enorme potenziale dell’asimmetria della cyber-minaccia è quello di sfidare con successo Stati e grandi organizzazioni, con un impatto sulla vita di molte persone e ingenti danni economici, da migliaia di chilometri di distanza. Si va quindi nella direzione di una battaglia deterritorializzata, ma che non per questo è esente dalle dinamiche geopolitiche che intervengono in uno scontro non virtuale. Per ora, insomma, tra Usa e Russia (sempre ammesso che dietro a tutto quanto esista effettivamente una regia del Cremlino) siamo ancora alle scaramucce. ma il passo verso qualcosa di più serio potrebbe essere più breve di quanto si pensi.