15 dicembre 2019
Aggiornato 12:00

Putin in Turchia prepara l'ennesimo brutto tiro a Washington in Siria (e non solo)

Una visita all'insegna del «do ut des», quella di Vladimir Putin in Turchia, la prima dopo il reset di agosto. Che potrebbe preludere a un'intesa strategica in Medio Oriente, oltre che commerciale

ISTANBUL - Il giornalista Finian Cunningham ha parlato di «judo geopolitico», per descrivere i rapporti che attualmente intercorrono tra Mosca e Washington. Soprattutto dopo l'intervento in Siria - e tutto ciò che ne è seguito -, la Russia di Vladimir Putin è tornata alla ribalta sullo scenario internazionale, giocando un brutto tiro agli Stati Uniti. E la visita di Putin in Turchia, la prima dopo il disgelo agostano, può essere considerata l'ennesima mossa di questa partita di «judo». Perché Mosca sta di fatto rinsaldando un legame strategico con quello che dovrebbe essere uno dei principali alleati dell'Occidente in Medio Oriente.

Un'intesa improbabile ma strategica
E invece, Tayyp Recep Erdogan, stringendo la mano di Putin, all'Occidente ha mandato tutt'altro messaggio. Un po' perchè di questi tempi le relazioni tra gli alleati dell'Ovest e la Russia sono a dir poco pessime, un po' perché, lucidamente, il sultano sa che l'appoggio di Putin può costituire una leva importante con Washington. Tanto più che uno degli argomenti principali del vertice riguarda proprio quel dossier che, ultimamente, divarica maggiormente Occidente e Russia: la Siria. E proprio su questo tema, Ankara e Mosca dimostrano di voler trovare un'intesa (inedita) per concorrere alla pace.

Sulla Siria l'intesa strategica
E' soprattutto da questo punto di vista che la visita di Putin potrebbe rivelarsi strategica: è attualmente in corso un generale ri-posizionamento delle potenze mondiali nelle reciproche alleanze, e il rafforzamento delle relazioni bilaterali tra Russia e Turchia non può che riguardare anche la crisi siriana. Crisi in cui Ankara si è già in parte ri-allineata: storicamente nemica di Assad e (nemmeno troppo) segretamente simpatizzante per i jihadisti, il disgelo con Mosca è stato accompagnato da un progressivo shift verso una maggiore tolleranza del regime di Damasco e un maggiore impegno (tutto interessato) contro l'Isis.

Verso un'opinione comune
Non a caso, il deputato del Partito Giustizia e Sviluppo e copresidente del forum russo-turco Ahmet Berat Çonkar ha commentato così l'incontro programmato: «L'arrivo di Putin in Turchia dopo la crisi dei rapporti tra i due Paesi è un evento molto importante. Attualmente è in atto un processo di creazione di alleanze e decisioni comuni per l'equilibrio delle forze. La situazione umanitaria in Siria è diventata insopportabile». E ha aggiunto: «Dobbiamo porre fine agli scontri, agli spargimenti di sangue e alla distruzione. Io, come rappresentante della controparte turca, credo che noi, insieme alla Russia, dobbiamo raggiungere un'opinione comune su questo tema».

La controversa posizione di Ankara in Siria
Intendiamoci: non che l'obiettivo sia così semplice da raggiungere. Perché il reset con la Russia non ha impedito ad Ankara, ad agosto, di pianificare un'operazione controversa chiamata «Scudo dell'Eufrate», volta a perseguire innanzitutto gli interessi turchi. L'esercito del sultano è infatti entrato in Siria, facendo da scudo a milizie ribelli siriane – nemiche della Russia e in odore di estremismo – per riconquistare Jarablus, nelle mani dell’Isis da anni, e poi creare de facto una zona cuscinetto nel Nord. Un'operazione che aveva come target ufficiale i jihadisti, ma nei fatti volta a ricacciare indietro le milizie curde (Ypg/Ypj), in teoria alleate dell’Occidente.

Do ut des tra Turchia e Russia
Un’iniziativa che Putin ha in qualche modo tollerato, perché, dal canto suo, Erdogan è divenuto sempre più tollerante nei confronti di Assad. In questo senso, tra le due potenze potrebbe farsi strada la buona vecchia politica del compromesso: il nord della Siria libero dalla minaccia cura, e una maggiore elasticità di Ankara nei confronti del regime di Damasco. Ed è chiaro che, se un’intesa del genere venisse definitivamente sancita e messa in pratica, costituirebbe un durissimo colpo per Washington e i suoi alleati, che invece, ultimamente, non cessano di definire Assad un «criminale di guerra».

Il colpaccio energetico
Ma il nuovo allineamento geopolitico va di pari passo con una rinnovata cooperazione economica. Innanzitutto in campo energetico, con aperti due dossier fondamentali (LEGGI ANCHE «Putin prepara lo scacco matto (energetico) all'Ue»): da un lato, il progetto del Turkish Stream, che porterà nel Vecchio Continente 63 milirdi di metri cubici ogni anno e una via alternativa a quella ucraina. Quindi, la centrale nucleare di Akkuyu, nella provincia meridionale di Mersin, un progetto della russa Rosatom, momentaneamente accantonato per la crisi che aveva fatto seguito all’abbattimento del Su-24. In particolare sul Turkish Stream, l’incontro tra i due leader è stato preceduto da un’atmosfera di sostanziale ottimismo, tanto che, secondo le voci, la firma potrebbe arrivare già in queste ore. Anche in questo caso uno scacco per il fronte occidentale, che continua a sanzionare Putin sulla crisi ucraina, senza però essere minimamente riuscito a farlo desistere dalle sue posizioni. Tutt’altro: il Presidente russo, grazie al reset con la Turchia, riuscirà tra le altre cose a bypassare l’Ucraina, rendendo Ankara un hub energetico fondamentale per l’Europa.

Erdogan tra la Nato e Mosca
Ma Erdogan rimane pur sempre un membro della Nato, che difficilmente deciderà di divorziare definitivamente dall’Alleanza. Per ora, il sultano sta sfruttando la propria posizione di forza barcamenandosi tra due fronti. Dopo il colpo di stato fallito e la richiesta inascoltata dagli Usa di estradizione di Fethullah Gulen, i rapporti con Washington non sono certamente idilliaci; ma la situazione non può dirsi definitiva. Certamente, allo stato attuale Ankara e Mosca hanno degli interessi strategici in comune. Che entrambi stanno usando per raggiungere i propri scopi. Giocando un pessimo tiro alla Superpotenza.