15 ottobre 2019
Aggiornato 13:00
Buone intenzioni, proposte vaghe

Ue, ad Atene summit anti-austerity dei Paesi del Sud. Ma Berlino lo stronca sul nascere

Buone intenzioni e belle parole (già sentite). Ma il summit anti-austerity dei Paesi del Sud ha poche chance di vedere risultati concreti. Tanto che è già stato sonoramente bocciato da Berlino

ATENE - Ve lo avevamo già annunciato, e avevamo anche previsto che il governo della Cancelliera Angela Merkel non ne sarebbe stato entusiasta. Il vertice dei Paesi mediterranei organizzato dal premier greco Alexis Tsipras si è dunque tenuto come da programma ad Atene, con l'obiettivo di cementificare il fronte (sud)europeo di chi ritiene che l'Europa non possa essere solo finanza e austerity. Così, i rappresentanti politici di Francia, Italia, Spagna, Portogallo, Cipro, Malta e Grecia si sono incontrati a Palazzo Zappeion nella Capitale ellenica, per discutere i problemi dei Paesi dell'Unione europea che si affacciano sul Mar Mediterraneo. 

I «dissidenti» del Sud
Sono passati solo pochi giorni da quando l'Italia, a Ventotene, ostentava un'inaudita consonanza di visione e interessi con la Germania. Ora, dopo questo vertice, agli occhi di Berlino Roma è tornata a pieno diritto nel computo di quei Paesi maldestri e «spendaccioni» che non amano rispettare le regole (non che ne fosse davvero mai uscita, ovviamente). Ma più di tutti è stato Alexis Tsipras, il primo ministro reduce dalle «bacchettate» tedesche a seguito della crisi greca, ad impegnarsi perché questo summit potesse rappresentare un punto di svolta. La volontà dichiarata del premier greco è quella di provare a creare un gruppo compatto che faccia da contrappeso allo strapotere di Berlino e al gruppo Visegrad, e che possa influenzare le decisioni comunitarie in materia di questioni come la politica per l'immigrazione e lo sviluppo sociale.

Tanti sogni, molte debolezze
Dietro al richiamo del collega ellenico, Renzi si è dimostrato ottimista: «Hollande è con noi e possiamo finalmente contare e mettere sotto pressione la Merkel». E pazienza se il Presidente francese gode ormai del gradimento più basso di sempre e lo stesso premier italiano sta per affrontare una sfida referendaria dagli esiti del tutto incerti: il presidente del Consiglio italiano è davvero convinto che ce la si possa fare. Tanto più che la Cancelliera, ora, ha i suoi bei problemi in casa. Per Renzi, «i Paesi del Mediterraneo del Sud rappresentano, per peso economico e politico, la metà dell’Unione europea, con Hollande possiamo fare sentire davvero la nostra voce al vertice di Bratislava del 16 e, poi, ai successivi incontri della Valletta e di Lisbona ma la nuova Europa nascerà solo dal vertice del marzo 2017 a Roma per i 60 anni dei Trattati».

Conclusioni vaghe e già sentite
Il documento finale del vertice invita dunque l’Europa a mantenere le sue promesse di prosperità e giustizia sociale, e incita alla crescita, agli investimenti per creare occupazione, al contrasto dell’evasione fiscale e del dumping salariale e a tutte quelle belle parole che abbiamo sentito tante volte. E a volersi basare su quelle conclusioni e sui precedenti storici, non c’è poi tanto da essere troppo ottimisti. Perché l’intenzione degli Stati mediterranei sarà pure lodevole e, per chi scrive, condivisibile, ma l’impressione è che manchi un indirizzo chiaro e una strategia precisa.

L'immediato stop di Berlino e Bruxelles
Tanto è vero che Berlino si è subito premurata di riportare i propri «sudditi» al proprio posto. Tra i più duri, il commento del ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble secondo cui «quando i leader socialisti si incontrano, il più delle volte, non esce nulla di intelligente». Anche il presidente dell’Eurogruppo, l’olandese Jeroen Dijsselbloem, ha minacciato una sospensione dei prestiti per 2,8 miliardi di euro attesi dalla Grecia nell’ambito del piano di salvataggio, se Tsipras non recupererà «il tempo perso» e non attuerà le misure di rientro nei vincoli di bilancio concordate con Bruxelles.

Nein
Ma Schäuble e Dijsselbloem sono in ottima compagnia, perché nemmeno il leader tedesco degli eurodeputati popolari (vicino alla cancelliera Angela Merkel), Manfred Weber, ha usato mezzi termini: prima ha accusato Tsipras dei «soliti giochetti» volti unicamente ad evitare le misure di austerità; poi ha accusato frontalmente Roma e Parigi: «Il presidente Hollande, probabilmente per motivi di politica interna, e il primo ministro Renzi stanno consentendo a Tsipras di manipolarli». L’eurodeputato tedesco Markus Ferber ha invece ribattezzato «Club Med» l’iniziativa, che a suo dire vorrebbe tradursi in un blocco Mediterraneo che consentirebbe «ai Paesi del Sud Europa di organizzare una minoranza di blocco in grado di fermare a Bruxelles tutti i provvedimenti non graditi». Insomma, da Berlino il «nein» era già arrivato prima che i 7 «intrepidi» potessero concludere quel poco che hanno concluso. Anche perché la Cancelliera ha già le sue belle gatte da pelare in patria senza che ci pensino i «dissidenti» del Sud a creargliene altre.