16 ottobre 2019
Aggiornato 06:00
Presto un vertice dei Paesi mediterranei

Il piano del governo greco che farà infuriare Angela Merkel

Fonti del governo greco parlano di un tentativo, da parte di Alexis Tsipras, di creare un fronte mediterraneo anti-austerity che faccia da contrappeso alla Germania della Merkel. Ce la farà?

ATENE - L'estate scorsa, l'Europa ha attraversato la tempesta della crisi greca (VEDI LO SPECIALE), e i sostenitori dell'austerity hanno incassato un ulteriore punto a proprio favore. In quegli stessi mesi, l'Ue assisteva confusamente a un'ondata mai vista di profughi sbarcati sul suo territorio, e si frammentava drammaticamente al suo cospetto. Quest'estate, non si può dire che, per lo sventurato Vecchio Continente, ci sia stata bonaccia: tutt'altro. Perché il flusso migratorio continua imperterrito a infrangersi sulle nostre coste, nonostante la mutevolezza delle rotte e gli accordi internazionali; perché la Brexit (VEDI LO SPECIALE) ha inflitto una sonora batosta all'Unione europea, aprendo potenzialmente la strada a una graduale disintegrazione dell'Unione; e perchè oggi i nostri leader tanto parlano di «rifondare l'Europa», ma la realtà è che quelle parole hanno la sostanza di una utopistica e ipocrita retorica. 

La Grecia da vittima a ribelle
Così, è proprio dalla Grecia, «sacrificata» sull'altare dell'austerity dalla tecnocrazia europea, che starebbe partendo un movimento di «ribellione», proprio ora che le circostanze obbligano a ridiscutere i principi e i valori su cui Bruxelles si fonda. Sono i media russi a parlarne, citando l'agenzia di stampa Ria Novosti, che ha raccolto la confidenza di una fonte interna al governo greco. 

Il vertice mediterraneo
Il prossimo 9 settembre si terrà infatti un vertice ad Atene a cui parteciperanno i leader dei 6 Paesi dell'Europa mediterranea, i Paesi nei fatti più prostrati dalle politiche di austerità di Bruxelles. L’invito è quindi giunto al presidente francese Francois Hollande, al capo del governo italiano Matteo Renzi, al premier portoghese Antonio Costa, al primo ministro spagnolo Mariano Rajoy, al presidente di Cipro Nikos Anastasiadis e al premier di Malta Joseph Muscat. L’obiettivo di Alexis Tsipras è presto detto: creare un fronte comune che si opponga alle politiche dell’austerity, e che riesca a controbilanciare lo strapotere tedesco dopo la Brexit.

Il vecchio sogno di Tsipras
«Si tratta di un vecchio sogno di Tsipras quello di unire i Paesi dell'Europa meridionale e creare una forte alleanza contro le politiche economiche del rigore. L'obiettivo principale è analizzare le possibilità dei Paesi mediterranei per influenzare l’agenda europea su temi come lo sviluppo sociale e la politica di migrazione», — ha rivelato la fonte. L’intenzione sarebbe anche quella di fare da contraltare al cosiddetto «gruppo di Visegrad» (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria), Paesi che proprio in questi giorni la Merkel sta visitando e dove, nonostante il consenso della Cancelliera stia lentamente calando, le politiche del rigore sono generalmente ben accolte dall’establihment.

L'anti-Visegrad
Le fonti citate dall’agenzia russa immaginano, per quel vertice, un «un anti-Visegrad». Con il compito di «sottolineare che l’Europa meridionale ha problemi molto grandi ed occorre cambiare radicalmente la situazione, rinunciando alle politiche perseguite dai Paesi dell’Europa centro-orientale guidati dalla Germania». Esattamente quello che si va ripetendo da anni.

Il primo tour di Tsipras... finito male
Non che l’impresa sia semplice: tutt’altro. Non è infatti la prima volta che Tsipras tenta di creare una sponda sud-europea contro la tirannia dell’austerity. Nel febbraio 2015, nel pieno della crisi, il neo premier di Syriza compì un tour europeo per cercare sponde e supporto contro il verbo merkeliano. In quella occasione, Tsipras giunse anche a Roma, dove si convinse di aver ottenuto il sostegno del premier Matteo Renzi. Il quale ebbe a giurare che «difenderemo Atene in ogni sede», salvo poi fare un rapidissimo dietrofront definendo la posizione intransigente della Bce «legittima e opportuna». Qualcuno, addirittura, arrivò a parlare del «tradimento» di Renzi nei confronti del giovane primo ministro greco. In realtà, dopo quel tour diplomatico Tsipras nutriva l’illusoria speranza di avere dalla sua Italia e Francia, con le quali, però, Berlino aveva evidentemente il coltello dalla parte del manico.

Qualche congiuntura positiva
Il rischio, insomma, è che anche questa volta il vertice si risolva con quallche pacca sulla spalla e un paio di amichevoli strette di mano. Ma qualche segnale positivo, almeno apparente, in realtà sembra scorgersi. Da un lato le parole di Matteo Renzi (sulla cui affidabilità non ci esprimiamo), che ha di recente avvertito Bruxelles che, di sola austerità, è destinata a morire. Dall’altro, la presunta maggiore disponibilità di Francois Hollande – sottolineata da alcuni analisti – verso la Grecia alla vigilia delle elezioni francesi, nel tentativo di riguadagnarsi il consenso perduto.

L'ostacolo maggiore: Frau Merkel
Segnali che tuttavia non sono affatto garanzie di riuscita: historia docet. Anche perché l’ostacolo maggiore a questo progetto ha un nome e un cognome: Angela Merkel. La Cancelliera di Germania, dopo la Brexit, è sempre più decisa a far valere le proprie ragioni in un’Europa sempre più incerta e traballante. E le proprie ragioni – neanche a dirlo – non collimano esattamente con quelle degli Stati del Sud. Insomma, finché durerà il trono di Frau Merkel, l’austerità rimarrà verosimilmente la parola d’ordine di Bruxelles. Ma giova ricordare che, nei prossimi mesi, anche la Cancelliera dovrà affrontare sfide elettorali non indifferenti. E chissà che queste non finiscano per giovare alla causa di Tsipras.