5 luglio 2020
Aggiornato 02:00
Politiche europee

Bruxelles, niente sanzioni a Madrid e Lisoba per eccesso di deficit

Vince interpretazione flessibile, non punitiva del Patto di Stabilità. Una stagione durata quasi sei anni, che la Germania aveva imposto come condizione per il salvataggio della Grecia, nel maggio 2010, e poi degli altri Stati membri dell'Eurozona finiti nei guai durante la crisi del debito sovrano.

La bandiera europea
La bandiera europea Shutterstock

BRUXELLES - Il 27 luglio 2016 sarà ricordato come il giorno in cui la Commissione europea ha voltato definitivamente pagina nelle sue politiche economiche e di bilancio, mettendo fine alla lunga e disastrosa stagione dell'austerità e dell'applicazione rigida e «stupida» delle regole del Patto di Stabilità. Una stagione durata quasi sei anni, che la Germania aveva imposto come condizione per il salvataggio della Grecia, nel maggio 2010, e poi degli altri Stati membri dell'Eurozona finiti nei guai durante la crisi del debito sovrano.

La Commissione, che già aveva dato prova di notevole flessibilità con l'Italia in primavera, oggi ha proposto «per consenso» (in realtà con quattro-cinque commissari contrari su 28) di annullare le sanzioni - fino allo 0,2% del Pil - che avrebbero dovuto colpire Spagna e Portogallo per non aver intrapreso una «azione efficace» di riduzione del proprio deficit, riportandolo al disotto della barra del 3%. Bruxelles ha proposto anche di dare un anno di tempo in più a Lisbona e ben due anni in più a Madrid per conseguire l'obiettivo.

Una svolta netta rispetto alla precedente Commissione Barroso, che si era limitata a eseguire sempre (con una sola notevole eccezione, per la Francia) le politiche d'austerità volute da Berlino, applicando in modo rigido e "stupido" il Patto di Stabilità, riformato e rafforzato (con il «Six pack» e il «Fiscal compact») per renderlo ancora più duro e anti keynesiano. Così che ormai l'obiettivo da raggiungere per gli Stati membri non è neanche più la soglia del 3% del rapporto deficit/Pil prevista dal Trattato di Maastricht, ma il pareggio strutturale di bilancio.

La decisione di oggi su Spagna e Portogallo è stata spiegata con eloquenza da politico navigato dal commissario agli Affari economici e finanziari, Pierre Moscovici, prima in conferenza stampa e poi in una conversazione con un gruppo più limitato di giornalisti.

«Avevamo tre opzioni: applicare le sanzioni nel modo più rigoroso, fino allo 0,2% del Pil, circa 2 miliardi di euro per la Spagna e 200 milioni per il Portogallo; oppure comminare le multe, ma riducendone l'ammontare, e di questo si è molto discusso; o, infine, potevamo annullare le sanzioni», ha spiegato il commissario. Decidendo infine per la terza opzione, la Commissione «ha dato prova di credibilità tecnica e politica». In altre parole, ha dato un'interpretazione politica molto lontana dall'applicazione ortodossa delle regole, ma tuttavia tecnicamente possibile.

I due paesi iberici hanno fatto «grandi sforzi di aggiustamento di bilancio, sebbene non sufficienti, e approvato riforme strutturali importanti, e di questo - ha sottolineato Moscovici - non potevamo non tenere contro». E ha aggiunto: «Delle sanzioni anche solo simboliche sarebbero state interpretate come un approccio punitivo, certo non il migliore in questa fase economica e mentre le opinioni pubbliche hanno sempre più dubbi sull'Ue». E su questa posizione, ha riferito il commissario, «ci sembra che ci fosse un certo consenso politico» anche tra i governi Ue, «all'interno del Consiglio Ecofin, a cui spetta comunque ora la decisione se accettare o modificare le proposte della Commissione».

«Il passato è il passato, e le nuove raccomandazioni proposte dalla Commissione - ha continuato Moscovici - sono invece rivolte all'avvenire, con una traiettoria» di riduzione dei deficit strutturali dei due paesi che «è allo stesso tempo esigente e realista». E che può contare comunque sull'incentivo del secondo meccanismo sanzionatorio previsto, oltre alle multe: la sospensione dei pagamenti dei Fondi strutturali e di coesione europei per lo sviluppo regionale e i programmi sociali. L'Esecutivo comunitario attiverà il meccanismo dopo le vacanze estive e dopo aver consultato il Parlamento europeo: la sospensione dei fondi europei per Spagna e Portogallo sarà applicata se la nuova traiettoria di aggiustamento dei bilanci non sarà rispettata dai rispettivi governi.

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