20 luglio 2019
Aggiornato 21:30
Molto più di qualche accordo economico

Perché la visita di Putin a Pechino fa traballare l'ordine mondiale voluto da Washington

Dietro alla stretta di mano tra Vladimir Putin e Xi Jinping non ci sono solo 60 accordi economici firmati. C'è un'intesa che potrebbe sconvolgere l'ordine mondiale a stelle e strisce.

PECHINO – Proprio mentre una delle più importanti nazioni europee – il Regno Unito – votava per dire addio all’Unione europea sotto lo sguardo preoccupato di Bruxelles e Washington, Vladimir Putin suggellava, con la sua stretta di mano con il leader cinese Xi Jinping, un rafforzamento delle relazioni economiche e strategiche tra Mosca e Pechino. Del resto, già in occasione del Forum di San Pietroburgo, il capo del Cremlino aveva sottolineato che il legame tra le due potenze era molto di più di una semplice cooperazione, parlando di una partnership sempre più «comprensiva» e di una «collaborazione strategica». «'Comprensiva’ nel senso che lavoriamo praticamente in tutte le direzioni più importanti; ‘strategica’ significa che attribuiamo entrambi una grandissima importanza a questo tipo di lavoro», aveva detto il presidente russo.

Molto di più di qualche accordo economico
La stampa occidentale ha molto parlato dei 60 accordi firmati durante la visita di Putin a Pechino, ma in realtà c’è molto di più in ballo. Sul tavolo, non solo investimenti per un volume totale di 50 miliardi di dollari, un grande numero di contratti in campo energetico – grazie ai quali la Russia potrebbe esportare in Cina almeno 2,4 milioni tonnellate di petrolio in un anno – e un importante progetto di aviazione. Perché le due nazioni stanno di fatto (ri)cominciando a guardare nella stessa direzione, ponendo silenziosamente una grave minaccia all’ordine mondiale stabilito da Washington.

Mosca guarda all'Asia
Un’alleanza che segue le strade orientali dell’Unione Economica Euroasiatica e dalla nuova via della Seta cinese, per guardare molto oltre. D’altronde, nell’ultimo anno Mosca ha compiuto passi considerevoli nella direzione asiatica, ad esempio con la ratifica dell’accordo sul libero commercio tra l’Unione Economica Euroasiatica e il Vietnam. E ora anche la Thailandia sta bussando alla porta della Russia, con il pieno sostegno della Cina, che intende realizzare un canale di navigazione bypassando lo Stretto di Malacca.

Le relazioni sino-russe
D’altra parte, le relazioni tra Mosca e Pechino hanno ricominciato lentamente a consolidarsi all’inizio degli anni Novanta, dopo il congelamento avvenuto tra la Cina Maoista e l’Unione Sovietica negli anni Sessanta-Settanta. Un congelamento che Washington seppe sfruttare a proprio favore, orientando l’economia cinese verso la cooperazione con le imprese americane tra gli anni Ottanta e Novanta. Peccato che, ultimamente, le cose stiano totalmente cambiando.

Convergenze geopolitiche
Un cambiamento che non riguarda solo gli affari, ma anche temi geopolitici strategici. La Russia e la Cina sono infatti dalla stessa parte in Siria, e la pensano allo stesso modo sul vizietto americano del «regime change» e su molte altre questioni internazionali. Senza contare che entrambe le potenze sono  fortemente interessate a limitare lo strapotere di Washington, che, a sua volta, guarda con particolare preoccupazione  al crescente export di armi russe in Cina.

Mosca sempre più vicina a Pechino, Washington sempre più lontana
Non è un caso che, negli ultimi due anni, gli incontri tra Vladimir Putin e Xi Jinping abbiano assunto una rilevante valenza simbolica. Nel luglio 2015, il summit dei BRICS a Ufa è stato uno tra i più produttivi di sempre, con la decisione di creare  un sistema bancario e finanziario alternativo a quelli occidentali, con tanto di riserve valutarie e una propria agenzia di rating. Nel settembre 2015, la presenza di Putin alle celebrazioni per il 70esimo anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale era colma di significato. Soprattutto perché spiccava rispetto all'evidente assenza di Barack Obama e dei leader occidentali, che hanno boicottato l’occasione nonostante Pechino fosse un alleato di Washington durante la guerra. Il tutto, in un momento storico in cui le relazioni tra Stati Uniti e Cina sono ulteriormente complicate dalle contese ancora aperte nel Mar Cinese Meridionale, come dimostrano le recenti esercitazioni condotte da navi da guerra americane nella regione.

Il boomerang di Obama e Bruxelles
Secondo alcuni analisti, è stato lo stesso Barack Obama, con le sue politiche sempre più ostili nei confronti di Cina e Russia, a incoraggiare le due potenze a intraprendere la strada della cooperazione e a convincere Pechino ad accettare i prezzi più alti del gas russo. E anche l’Ue ha fatto la sua parte in questo senso, minacciando Mosca di ridurre la propria dipendenza energetica. Ma queste strategie occidentali potrebbero presto rivelarsi un boomerang: perché la cooperazione strategica tra Mosca e Pechino potrebbe portare a un futuro bilanciamento degli equilibri globali, costituendo un contrappeso significativo a Washington. Come si vede, insomma, dietro a quella stretta di mano tra Vladimir Putin e Xi Jinping, c’è molto di più di qualche «semplice» accordo economico.