18 novembre 2019
Aggiornato 16:30
Un nuovo allarme per l'Europa

Migranti, agenti anti-terrorismo Ue negli hotspot. L'esperta: «Giusto prendere precauzioni»

Abbiamo chiesto alla ricercatrice dello IAI Silvia Colombo di commentare la notizia di agenti anti-terrorismo mandati dall'Europol negli hotspot di Italia e Grecia. Che cosa dobbiamo temere?

BRUXELLES - Si parla da mesi di un possibile collegamento tra immigrazione e terrorismo, con il pericolo, a fasi alterne ventilato da media, politica e intelligence, di infiltrazioni jihadiste tra i disperati che tentano di raggiungere le nostre coste. Deporrebbe a favore di questa tesi, spesso smentita e poi rilanciata, la notizia secondo cui l'Ue sta inviando agenti anti-terrorismo negli hotspot dislocati in Italia e Grecia, proprio con l'obiettivo di identificare sospetti estremisti pronti a colpirci. A rivelarlo, dalle colonne di El Paìs, il colonnello Manuel Navarrete, dallo scorso gennaio a capo del neonato Centro europeo contro il terrorismo (Ectc). E' insomma ufficiale, la crisi migratoria ci espone al rischio di attacchi terroristici?

L'esperta: il rischio c'è
Lo abbiamo chiesto a Silvia Colombo, Responsabile di ricerca per il Mediterraneo e il Medioriente dell'Istituto Affari Internazionali. «Dopo gli eventi di Parigi e Bruxelles, sussiste certamente una situazione di allarme generalizzato e, in quest'ottica, giustificato per l'Europa», risponde. «Certamente, gli hotspot e, più in generale, il sistema messo in piedi dall'Ue per gestire il flusso migratorio potrebbero intersecarsi con il fenomeno terroristico. Ma», aggiunge, «le due cose - immigrazione da un lato e terrorismo dall'altro - non devono essere necessariamente sovrapposte».  Per l'esperta, «è certamente giusto prendere delle precauzioni», ma il fatto che "i migranti provenienti dalla regione del Mediterraneo e oltre possano essere portatori di un rischio terroristico è qualcosa che deve essere verificato caso per caso».

I guest officers dell'anti-terrorismo
La prudenza sulla questione, dunque, è dovuta, ma i rischi esistono. Del resto, il colonnello Navarrete è stato molto chiaro: «Nella gestione delle frontiere esiste sempre una componente di sicurezza», ha spiegato. Ma a maggior ragione la prevenzione serve «ora che lo Stato islamico ha deciso di mandare terroristi dalla Siria e dall'Iraq in Europa». «In Europol», ha aggiunto, «dando seguito all'appello della Commissione degli Stati membri, stiamo dislocando specialisti dell'anti-terrorismo nei vari hotspot in Italia e in Grecia, aiutando le autorità locali a identificare potenziali terroristi, persone che, avendo l'opportunità di sfruttare questo flusso di migliaia di rifugiati per entrare in Europa, potrebbero nascondersi tra di loro per penetrare sul nostro territorio».  Gli agenti in questione si chiamano «guest officers», ufficiali dei vari Paesi membri addestrati da Europol entro l'estate, il periodo più caldo per i flussi migratori. 

Allarmi ciclici
D'altra parte, l'allarme era già stato lanciato dalla relazione della Direzione Nazionale Antimafia relativa al periodo luglio 2013-giugno 2014, che indicava nel porto di Bari un possibile punto di ingresso di terroristi islamici. A marzo, erano stati i servizi di intelligence a concentrare l'attenzione, in particolare, sulla rotta balcanica, a loro avviso particolarmente esposta al rischio di infiltrazioni terroristiche. La regione dei Balcani, infatti, sarebbe un'area di transito privilegiato di foreign fighter e sede di «realtà oltranziste consolidate». E in queste ore, anche Vienna ha giustificato la discussa decisione di attuare controlli al Brennero citando il timore di nuovi attacchi. Il rischio, insomma, viene agitato a periodi alterni da quando la crisi migratoria ha cominiciato ad attirare i riflettori su di sé. Un rischio rispetto al quale bisogna usare la giusta cautela e la necessaria prudenza. Per evitare generalizzazioni superficiali, e, nello stesso tempo, per non farsi cogliere impreparati.