11 agosto 2020
Aggiornato 04:30
Successo non dato per scontato

Siria, sabato nuovo round di negoziati a Vienna presieduto da Kerry

Il segretario di Stato americano, John Kerry, sabato sarà a Vienna per un nuovo incontro in cui si discuterà della situazione della Siria a quasi cinque anni dall'inizio della guerra civile. La notizia è stata diffusa dal dipartimento di Stato americano

NEW YORK  - Il segretario di Stato americano, John Kerry, sabato sarà a Vienna per un nuovo incontro in cui si discuterà della situazione della Siria a quasi cinque anni dall'inizio della guerra civile. La notizia è stata diffusa dal dipartimento di Stato americano. «A Vienna Kerry farà incontri bilaterali e multilaterali con le controparti straniere per discutere di Siria», ha detto il portavoce del dipartimento di Stato John Kirby. Kerry tra il 13 e il 17 novembre sarà anche in Tunisia e in Turchia.

Successo non garantito
Il «successo» dei negoziati di Vienna sulla crisi siriana previsti sabato non è garantito, secondo il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier. Per il capo della diplomazia tedesca «tentare di mettere fine alla spirale crescente di violenza e caos» è l'obiettivo «ma non abbiamo la garanzia di raggiungerlo», ha dichiarato nel suo intervento a Berlino davanti alla Fondazione Körber. Steinmeier ha aggiunto che non c'è «ragione per essere ottimisti o ancora di più euforici» alla vigilia di questa riunione, il secondo incontro dopo quello del 30 ottobre che ha riunito nella capitale austriaca 17 Paesi tra cui anche, per la prima volta, l'Iran. Tuttavia il ministro degli Esteri tedesco ha spiegato che il primo summit è stato «l'inizio di qualcosa» ma è impossibile dire «come si evolver໫E' una via verso una riduzione parziale del conflitto», ha aggiunto sottolineando che «a quattro giorni dal primo incontro non avrei mai pensato che avremmo visto allo stesso tavolo l'Iran e l'Arabia Saudita».

Il ruolo della Russia
In quanto al ruolo di Mosca nel conflitto, "L'Italia è convinta che la Russia possa essere non solo una parte del problema, ma una parte della soluzione, ad esempio contribuendo, e questo sarà uno dei temi della riunione di sabato prossimo a Vienna, alla transizione politica in Siria.» Lo ha detto il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, in conferenza stampa a Pisa, assieme al suo omologo tedesco Frank Steinmeier. «Certamente - ha aggiunto - il Mediterraneo, il Medio oriente, la crisi siriana sono fonti di tensione e di preoccupazione. In questo quadro l'Italia si augura che la Russia possa avere un ruolo positivo, costruttivo. E' un augurio, naturalmente. Ci sono stati nelle settimane scorse momenti di tensioni, ma se vogliamo vedere il lato positivo della questione. Della presenza russa non dobbiamo vedere solo i rischi, ma anche gli aspetti potenzialmente positivi. Oggi Mosca può contribuire -ha concluso Gentiloni- ad una transizione politica in Siria».

Forze Usa di terra?
Nel frattempo, potrebbero aprirsi nuovi scenari in merito alla strategia seguita dagli Stati Uniti. I raid aerei contro lo Stato Islamico hanno fatto progressi nell'indebolire l'organizzazione jihadista ma non abbastanza e per completare la strategia della coalizione per sconfiggere l'Isis sono necessarie forze di terra. E' la posizione del segretario dell'aviazione militare statunitense Deborah Lee James. Le dichiarazioni arrivano pochi giorni dopo che il capo del Pentagono Ashton Carter ha avanzato la possibilità di inviare circa 50 membri del personale delle forze speciali Usa in Siria se ci saranno altre «forze locali» come partner. «La potenza aerea è estremamente importante. Può fare molto ma non tutto», ha dichiarato James. «In conclusione non può occupare un territorio e cosa ancora più importante non può gestire un territorio», ha dichiarato all'Airshow di Dubai. «Per questo motivo dobbiamo avere i piedi per terra. Dobbiamo avere delle forze di terra in questa campagna», ha aggiunto James aggiungendo che «l'esercito iracheno, i Siriani liberi e i curdi» sono forze in campo che sostengono la lotta all'Isis.

Sul campo
Intanto, i combattimenti proseguono. Almeno 22 persone sono morte in un attacco messo a segno oggi contro la città di Latakia, roccaforte del regime siriano in gran parte risparmiata dalla guerra in corso nel Paese da oltre quattro anni. Stando a quanto riferito dai media siriani, due colpi di mortaio hanno ucciso 22 persone e ne hanno ferito molte altre in quartieri residenziali nella zona Est della città.  Inoltre, l'esercito siriano ha rotto l'assedio imposto da più di due anni dallo Stato islamico (Isis) all'aeroporto di Kweires, nei dintorni di Aleppo. L'informazione è stata confermata dalla televisione di Stato. Le truppe del regime sono entrate a fine pomeriggio nell'aeroporto e dei soldati sparavano in aria in segno di festa. 

(Con fonte Askanews)