19 settembre 2019
Aggiornato 10:00
L'analisi dei discorsi di Obama e Putin riserva delle sorprese

Così uguali, così diversi

Ci siamo abituati a vederli come acerrimi nemici, profondamente diversi l'uno dall'altro. Ma dalla tribuna da cui hanno parlato davanti all'assemblea ONU, Obama e Putin hanno fatto ricorso ad argomentazioni incredibilmente simili. Con esiti che non potrebbero essere più distanti

NEW YORK – Era risaputo che la settantesima assemblea generale dell’Onu sarebbe stata ricca di colpi di scena, visto il periodo incredibilmente «fertile», dal punto di vista geopolitico, in cui cade. Del resto, come fa notare il quotidiano The Guardian, siamo di fronte al più grande spettacolo politico sulla faccia della Terra: come non aspettarsi colpi di teatro?  Tra quelli degni di nota si annovera l’incontro-scontro tra Barack Obama e Vladimir Putin, che, già ben prima del vertice, si sono dati reciprocamente del filo da torcere dalla tribuna che li ha visti, prima l’uno e poi l’altro, eloquenti oratori. E proprio a questo proposito, vale la pena sottolineare un particolare, acutamente notato anche da Foreign Policy: ascoltando i discorsi in successione, si rimane colpiti dalla loro incredibile, reciproca somiglianza. Sembra paradossale, ma i due acerrimi nemici, pur arrivando a conclusioni diametralmente opposte e non perdendo occasione per attaccarsi, hanno finito per usare spesso le stesse parole e i medesimi concetti.

L’Onu e il ruolo della legge
Entrambi hanno fatto riferimento alle Nazioni Unite. Per Putin, un’organizzazione che non ha eguali per legittimità, rappresentanza e universalità. Il capo del Cremlino ha aggiunto che, nonostante qualcuno sostenga che l’organizzazione, nella forma in cui è stata creata, è datata e ha ormai soddisfatto la sua missione storica, by-passarne le regole potrebbe portare a gravissimi danni: nessuna norma rimarrebbe più in piedi, se non il diritto del più forte. Un velato riferimento ai tanti interventi, perpetrati dagli Usa, condotti in «violazione» del diritto internazionale: non ultimo quello in Iraq del 2003, o i raid in Siria, non richiesti dal governo legittimo. Stupefacente sentir usare, a Obama, quasi le medesime argomentazioni: i valori delle Nazioni Unite possono forse sembrarci antichi, ma senza di essi il potere rimarrebbe un gioco a somma zero basato sul diritto del più forte. Che il presidente stesse stendendo un poco velato biasimo sulla Russia per la tanto criticata annessione della Crimea? Probabile. Stupisce, però, come i due si siano accusati praticamente delle stesse cose, utilizzando lo stesso argomento: l’importanza del ruolo della legge per salvaguardare la pace globale.

Democrazia, ordine e senso dello stato
Com’è possibile che Obama e Putin, due leader così incredibilmente diversi e con interessi tanto contrastanti, si appellino ai medesimi valori? E’ solo vuota retorica, quella che ha ispirato le loro simili argomentazioni? Per Julia Ioffe, firma di Foreign Policy, non è così. Entrambi i leader credono fortemente al ruolo della legge e delle Nazioni Unite per dirimere il caos: con la differenza che Putin vedrebbe nel suo seggio al Consiglio di Sicurezza una necessaria salvaguardia al ruolo geopolitico di Mosca, e uno strumento per limitare l’egocentrico strapotere degli Stati Uniti. Come si vede, dunque, le diversità esistono, e sono sostanziali. Anche il riferimento, presente in entrambi i discorsi, a un sicuro ordine mondiale postbellico si colora di implicazioni diverse: per Obama, l’allusione è ai classici valori democratici su cui si basa la retorica americana; Putin ha invocato piuttosto il forte senso dello stato che pervade lo spirito russo e contraddistingue il capo del Cremlino come un «gosudarstvennik», «uomo di apparato». Non a caso, il presidente russo ha utilizzato almeno 10 volte il campo semantico che rimanda all’idea di stabilità e di forza dello stato, per far riferimento al vuoto di potere che gli scellerati interventi occidentali hanno creato in Libia e in Medio Oriente: nulla a cui Obama, ovviamente, abbia alluso nel suo discorso. In ultima istanza, per il capo del Cremlino le Nazioni Unite servono proprio a questo: salvaguardare la stabilità degli stati che ne fanno parte e la loro sovranità (sottinteso, dalle intromissioni dell’Occidente).

«Caos»
Anche l’uso del termine «caos», che ha accomunato i due discorsi, evidenzia delle differenze. Entrambi i leader lo hanno utilizzato in riferimento alla Libia, ma, mentre Obama lo ha caricato di una sfumatura più umana e personale, facendo riferimento alla sofferenza umana («abbiamo partecipato a una coalizione internazionale sotto mandato ONU per prevenire un massacro»), Putin, ancora una volta, ha alluso al collasso dell’apparato statale, caricando quest’ultimo di un’atmosfera apocalittica. Una catastrofe che potrebbe ripetersi in Siria, se gli Stati Uniti si rifiuteranno di rispettare la sovranità del governo legittimamente eletto.

Stessi concetti, esiti opposti
Stesse parole, medesimi concetti, simili argomentazioni e ideali, in entrambi i casi retorica e cinismo quanto basta: ma declinati, rispettivamente, secondo due ideologie fortemente contrastanti, e due visioni del mondo chiaramente antitetiche. Così, la paradossale similarità dei due discorsi conferma la tesi di base: se intesa c’è stata, o ci sarà, quest’ultima non potrà che essere puramente contingente, e pericolosamente minata da un disaccordo di fondo. Perché Obama e Putin, di fatto, non potrebbero essere più diversi, proprio come gli Stati che rappresentano.