19 ottobre 2019
Aggiornato 13:30
L'appello del Vaticano all'ONU: «Servono decisioni coraggiose»

Palestina, Israele costruisce più di mille case a Gerusalemme est

Netanyahu: «Non sono disposto a congelare le costruzioni in colonie». Parigi: «Israele provoca». Dipartimento di Stato Usa: «delusione» per nuovi alloggi a Gilo. Il rammarico di Strasburgo

GERUSALEMME - L'approvazione da parte del governo israeliano di 1.100 nuovi alloggi nel quartiere di colonizzazione ebraico di Gilo a Gerusalemme Est corrisponde ad altrettanti «no al comunicato del Quartetto» sul Medio Oriente. Lo ha affermato il negoziatore palestinese Saeb Erakat. «Israele risponde al comunicato del Quartetto con 1.100 no», ha dichiarato Erakat, in riferimento all'appello del Quartetto (Stati Uniti, Unione europea, Nazioni Unite e Russia) venerdì a una ripresa dei negoziati di pace tra gli israeliani e i palestinesi.
Il Quartetto ha invitato le due parti a riprendere i negoziati e ad «astenersi da atti provocatori perché i negoziati siano efficaci», alcune ore dopo la presentazione da parte del presidente palestinese Abu Mazen della richiesta di adesione alle Nazioni Unite di uno stato della Palestina, su cui si deve pronunciare il Consiglio di sicurezza.
Il ministero degli Interni israeliano ha annunciato di aver approvato la costruzione di 1.100 nuovi alloggi nella zona di colonizzazione ebraica di Gilo a Gerusalemme Est occupata e annessa. Erakat ha accusato di nuovo Israele di distruggere «con le sue attività di colonizzazione e di occupazione l'opzione dei due stati», palestinese e israeliano.
«Diciamo ai Paesi che non sostengono la nostra iniziativa al Consiglio di sicurezza che la sola via verso la pace e una soluzione a due stati è di sostenere la domanda palestinese per un'adesione come membro a pieno titolo» dell'Onu.

Netanyahu: «Non sono disposto a congelare le costruzioni in colonie» - Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha fatto capire di non avere alcuna intenzione di decretare un nuovo congelamento delle colonie in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, per tentare di convincere i palestinesi a rilanciare i negoziati. «Noi abbiamo già dato», ha affermato il primo ministro in una intervista al Jerusalem Post pubblicata martedì, ma che apparirà domani nella sua versione integrale in occasione delle celebrazioni del Capodanno ebraico.
Netanyahu ha accennato alla moratoria di dieci mesi alle costruzioni nelle colonie in Cisgiordania, scaduta un anno fa. I negoziati diretti con i palestinesi, che erano stati rilanciati il 2 settembre 2010, si sono arenati dopo l'annuncio israeliano della ripresa delle costruzioni. Il Quartetto per il Medio Oriente (Stati Uniti, Russia, Onu e Ue) ha invitato la scorsa settimana le due parti a riprendere il negoziato nel giro di un mese, per giungere a un accordo di pace entro la fine del 2012.
Domenica il presidente dell'Autorità Palestinese, Abu Mazen, ha ribadito che non negozierà con Israele senza un congelamento

Parigi: «Israele provoca» -  La Francia ha definito una «provocazione» la decisione del governo israeliano di autorizzare la costruzione di 1.100 nuovi alloggi in una colonia ebraica a Gerusalemme est. «Parigi condanna il via libera delle autorità israeliane alla costruzione di 1.100 alloggi nella colonia di Gilo a Gerusalemme est. E' una decisione controproducente in un momento in cui la comunità internazionale moltiplica gli sforzi in vista di una rapida ripresa dei negoziati di pace fra israeliani e palestinesi», ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri in una nota. «Quest'annuncio che avviene all'indomani di una dichiarazione del Quartetto appare una provocazione. La Francia chiede a Israele di riconsiderare la sua decisione e di astenersi da qualsiasi atto che potrebbe ostacolare la ripresa dei negoziati», ha aggiunto. «Le estensioni delle colonie, sia in Cisgiordania che a Gerusalemme est sono illegali rispetto al diritto internazionale», ha sottolineato il portavoce.

Dipartimento di Stato Usa: «delusione» per nuovi alloggi a Gilo - Gli Stati Uniti hanno espresso «delusione» per l'approvazione da parte del governo israeliano di 1.100 nuovi alloggi nel quartiere di colonizzazione ebraico di Gilo a Gerusalemme Est. «Siamo profondamente delusi», ha detto il portavoce del dipartimento di Stato americano Victoria Nuland, sottolineando che la decisione è controproducente nell'ambito degli sforzi per rilanciare negoziati diretti tra Israele e l'Autorità Nazionale Palestinese.

Il rammarico di Strasburgo -  Il capo della diplomazia europea Catherine Ashton ha espresso oggi tutto il suo disappunto per la decisione del governo israeliano di proseguire la costruzione degli alloggi nella zona ebraica di Gilo, a Gerusalemme Est. «Mi rammarico della decisione di proseguire la costruzione di nuovi alloggi a Gilo, a Gerusalemme Est. Questa attività di colonizzazione minaccia la validità della soluzione dei due Stati», ha dichiarato la diplomatica dinanzi al Parlamento europeo.
Il Quartetto (Stati Uniti, Unione europea, Onu e Russia), che ha invitato venerdì Israele e i palestinesi a riprendere i negoziati di pace, ha chiesto alle parti in causa di «astenersi da qualsiasi provocazione», ha ricordato la Catherine Ashton.
Il ministero israeliano dell'Interno ha annunciato oggi di avere approvato la costruzione di 1.100 nuovi alloggi nella zona di colonizzazione ebraica di Gilo, a Gerusalemme Est.

L'appello del Vaticano all'ONU: «Servono decisioni coraggiose» - Il Vaticano ha lanciato un appello alle Nazioni Unite per una «decisione coraggiosa» sulla richiesta dell'adesione di uno Stato palestinese all'Onu. «La Santa Sede è convinta che, se si vuole raggiungere la pace, occorre prendere decisioni coraggiose», ha sottolineato monsignor Dominique Mamberti, il «ministro» degli Esteri della Santa Sede.
Il vaticano «si augura che gli organi competenti delle Nazioni Unite prendano una decisione che aiuti a raggiungere l'obiettivo finale, vale a dire la realizzazione del diritto dei palestinesi ad avere un proprio Stato indipendente e sovrano e del diritto degli israeliani alla sicurezza, con i confini dei due Stati riconosciuti internazionalmente», ha aggiunto il segretario della Santa Sede per le relazioni con gli Stati in un discorso davanti all'Assemblea generale dell'Onu.
«La risposta delle Nazioni Unite, qualunque essa sia, non costituirà una soluzione completa. La pace duratura potrà essere raggiunta solo attraverso negoziati di buona fede tra israeliani e palestinesi», ha aggiunto.
Mamberti ha anche sottolineato che «i cristiani sono attualmente il gruppo religioso che subisce il più grande numero di persecuzioni a causa della sua fede», facendo riferimento ai cristiani d'Oriente. «La mancanza e il rispetto della libertà religiosa rappresenta una minaccia per la sicurezza e la pace e impedisce la realizzazione di un autentico sviluppo umano», ha affermato.