28 febbraio 2020
Aggiornato 07:30
Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite

L'ONU inizia le consultazioni sullo Stato Palestinese

«Dialogo strategico» sempre più difficile. Gerusalemme: «La Polizia israeliana arresta Deputato di Hamas a Gerusalemme est». Gaza: Hamas chiede un «dialogo strategico» sullo Stato palestinese

NEW YORK - Sono cominciate, a New York, le consultazioni al Consiglio di sicurezza sulla domanda di adesione di uno Stato palestinese alle Nazioni Unite, presentata venerdì.
«Speriamo che il Consiglio di sicurezza permetterà alla Palestina di diventare membro delle Nazioni Unite» ha dichiarato l'ambasciatore palestinese all'Onu, Riyad Mansour. Le consultazioni al Consiglio di sicurezza potrebbero durare diverse settimane, secondo alcuni diplomatici. «Incontreremo tutti i Paesi membri» per convincerli a votare in favore dell'adesione, ha detto Mansour.
I palestinesi sperano di ottenere almeno 9 voti su 15 al Consiglio, il numero minimo richiesto per fare in modo che la loro richiesta possa essere oggetto di una «raccomandazione» dello stesso Consiglio all'Assemblea generale, che si esprimerebbe poi sulla questione con un voto. Un risultato, però, che obbligherebbe gli Stati Uniti, contrari, a opporre il veto, facendo così saltare la possibilità di un approdo all'Assemblea.
Sei membri del Consiglio, permanenti e non, hanno già dichiarato di approvare la domanda palestinese: Cina, Russia, Brasile, India, Libano e Sudafrica. Gli altri membri, tra indecisi e quelli che non hanno voluto rivelare la loro posizione, sono Gran Bretagna, Francia, Germania, Nigeria, Gabon, Bosnia e Portogallo; la Colombia si asterrà.
Le autorità palestinesi hanno già fatto sapere che in caso di fallimento al Consiglio di sicurezza, potrebbero usare l'opzione di un voto diretto all'Assemblea generale, dove sono sicuri di ottenere una maggioranza favorevole alla loro richiesta; un risultato che conferirebbe alla Palestina lo status di «osservatore permanente delle Nazioni Unite» come «Stato non membro», così come per la Santa Sede; al momento, l'Autorità nazionale palestinese (Anp) gode dello status di «osservatore delle Nazioni Unite» come «entità».

Gerusalemme: «La Polizia israeliana arresta Deputato di Hamas a Gerusalemme est» - La polizia israeliana ha tratto in arresto Ahmad Atoun, un deputato di Hamas che da 452 giorni si nascondeva in un edificio della Croce rossa a Gerusalemme est.
L'uomo è stato arrestato davanti ai locali dell'organizzazione umanitaria da agenti in borghese a Sheikh Jarrah, nel cuore della parte orientale a maggioranza araba di Gerusalemme. Secondo il portavoce della polizia israeliana, Micky Rosenfeld, Atoun è «sospettato di essere coinvolto in delle attività di Hamas a Gerusalemme».
Atoun insieme ad un altro deputato, Mohammad Totah, e ad un ex ministro, Khaled Abu Arafa, nel giugno 2010 avevano organizzato un sit-in nei locali della Croce rossa a Sheikh Jarrah per protestare contro la decisione delle autorità israeliane di revocare la «patente» che li autorizzava a risiedere nella città in quanto palestinesi di Gerusalemme est. Da quel giorno Atoun non aveva più lasciato l'edificio.
Secondo Abu Arafa, ex ministro palestinese responsabile del dossier di Gerusalemme, il suo collega è stato «rapito» da agenti israeliani travestiti da operai palestinesi. Al di là della situazione individuale dei tre, numerosi palestinesi temono che la loro espulsione crei un precedente per i 270.000 di loro che vivono a Gerusalemme est.

Gaza: Hamas chiede un «dialogo strategico» sullo Stato palestinese - Hamas ha lanciato oggi un appello ad un «dialogo» interpalestinese per mettere a punto una strategia comune sulla formazione di uno Stato palestinese. «Siamo favorevoli ad un dialogo che porti ad una strategia comune sulla Palestina e ad applicare l'accordo di riconciliazione che abbiamo firmato», ha dichiarato ai giornalisti il Primo ministro di Hamas a Gaza, Ismail Haniyeh.
Il numero uno del movimento islamico palestinese ha criticato l'iniziativa del presidente Abu Mazen per il riconoscimento di uno Stato palestinese all'Onu. «Non siamo contro uno Stato ma non siamo d'accordo con una tale iniziativa», ha sottolineato Haniyeh. «La causa palestinese è la causa di una nazione e dei leader palestinesi non dovrebbero affrontare da soli le politiche americane e sioniste», ha detto.
Hamas vuole uno Stato palestinese «dal mar (Mediterraneo) al fiume (Giordano)», al posto dello Stato di Israele, ma si dichiara pronto ad una tregua di lunga durata con lo Stato ebraico se Israele si ritirerà dai territori occupati dal giugno 1967. Hamas e il suo rivale Fatah, partito di Abu Mazen, hanno concluso un accordo di «riconciliazione nazionale» la scorsa primavera al Cairo ma ad oggi è rimasto lettera morta a causa di divergenze sulla formazione di un nuovo governo palestinese.