20 agosto 2019
Aggiornato 14:00
Dopo la proposta di Theresa May

Della Vedova: «Londra mette in pericolo la tenuta dell'Ue»

Secondo il senatore e sottosegretario agli Esteri, la decisione di chiudere le frontiere comprometterebbe anche la stessa economia inglese

ROMA (askanews) - «'L'evidenza mostra che la vasta maggioranza delle persone che arrivano in Gran Bretagna provenienti dall'UE vengono a lavorare e portano beneficio alla nostra economia. Saremmo preoccupati se i lavoratori UE dovessero essere assunti prima di arrivare in UK'»: con queste parole John Cridland, Direttore Generale della CBI, la Confindustria britannica, ha commentato la proposta del ministro dell'interno del Regno Unito, Theresa May. Giusto: chiudere il Regno Unito alla libera circolazione delle persone all'interno dell'Unione Europea sarebbe alla fine dannoso per la stessa economia inglese. «Ma c'è un rischio più profondo nell'assecondare questi rigurgiti nazionalistici, anche quando vengono da un Paese punto di riferimento della democrazia e dello stato di diritto», scrive su Facebook Benedetto Della Vedova, senatore e Sottosegretario agli Esteri.

Della Vedova: L'Ue non può disconoscere i suoi valori fondanti
«L'Unione Europea - spiega Della Vedova - ha garantito nei decenni libertà e prosperità grazie alla pace e all'integrazione economica rese possibili dal progressivo superamento del nazionalismo degli Stati europei. Londra è tornata un'economia forte grazie alle riforme economiche interne e al recupero di imprenditorialità ed efficienza, certo. Ma anche sfruttando i benefici del mercato unico europeo di beni e servizi, a partire da quelli finanziari. Pensare che Londra possa chiudere alla libera circolazione intra-Unione delle persone mantenendo i benefici del mercato unico - sottolinea Della Vedova - sarebbe un'illusione. Non da un punto di vista tecnico, ma politico: il ritorno al nazionalismo sulle persone finirebbe per provocare ritorsioni sul piano economico e finanziario. Un'Europa i cui Paesi, specie quelli principali, cedessero al populismo nazionalista rinunciando alle sue ragioni fondative durerebbe poco, con conseguenze non facilmente prevedibili, ma - conclude Della Vedova - difficilmente positive».