16 luglio 2019
Aggiornato 05:00
Rispolverato l'argomento spesso usato dall'Italia nell'indifferenza generale

Migranti a Calais, ora anche Londra e Parigi chiedono aiuto all'Europa (come fece l'Italia)

Francia e Gran Bretagna nell'occhio del ciclone a causa della crisi migratoria a Calais. E proprio ora rispolverano il ragionamento per mesi fatto dall'Italia nel tentativo di ottenere un sostegno dall'Europa: non è un problema solo di Londra e Parigi, ma di Bruxelles

LONDRA (askanews) - I migranti continuano a prendere d'assalto il tunnel sotto la Manica a Calais, un'emergenza che conquista le prime pagine dei quotidiani e i riflettori di tutti i principali media internazionali. Gran Bretagna e Francia sono oggetto di pressioni sempre maggiori per risolvere la crisi e i due Paesi hanno invocato ieri l'aiuto dei partner dell'Unione Europea, rispolverando il ragionamento fatto per mesi dall'Italia in sede europea: non può essere un problema soltanto di Londra e Parigi, hanno detto i rispettivi ministri degli Interni Theresa May e Bernard Cazeneuve. Evidenziando come il mondo sia chiamato ad affrontare oggi «una crisi migratoria globale».

Migliaia
Sono migliaia i migranti accampati a Calais che vogliono raggiungere il territorio britannico attraverso il Tunnel sotto la Manica. I dieci principali Paesi di origine delle persone che cercano asilo in Gran Bretagna sono Eritrea, Pakistan, Siria, Iran, Sudan, Albania, Afghanistan, Sri Lanka, Nigeria e Bangladesh. La Gran Bretagna è uno dei Paesi di destinazione degli aspiranti migranti, che nella grande maggioranza dei casi arrivano in Europa tramite un primo approdo in Italia (in alternativa la Grecia e la Spagna), transitando poi in buona parte per la Francia.

Una crisi di difficile soluzione
Una crisi, quella migratoria, che per l'Europa non ha precedenti e che porta con sé molti problemi di difficile risoluzione. Sono circa in 600mila - riflette RT France - al momento in Libia in attesa di poter arrivare in Europa. Rappresentano, al ritmo attuale degli avvenimenti, tre anni di migrazione: una portata intensissima, a cui il Vecchio Continente non è in grado di far fronte. Così, mentre la politica fatica a trovare soluzioni efficaci e incentrate sui principi della solidarietà e dell'accoglienza, in ogni angolo dell'Ue prosperano gli estremismi; i migranti, in cerca di fortuna e di una vita migliore, continuano ad ammassarsi in centinaia di migliaia in campi profughi di fortuna, rischiando spesso la propria vita. In base ai dati del 2014 più di 600mila rifugiati hanno chiesto asilo in Europa: un aumento del 45 per cento rispetto all'anno precedente. I principali Paesi di provenienza sono Siria (67mila), Eritrea (34mila), Afghanistan (13mila) e Mali (10mila).

Tanti eventi corresponsabili
Diversi eventi regionali hanno condotto a questo picco migratorio cui attualmente assistiamo. La destituzione nel 2011 del regime libico di Muammar Gheddafi, da parte dei ribelli sostenuti da una coalizione internazionale, è indubbiamente uno di questi. Il Paese, ricco di petrolio, era inoltre fertile terra d'impiego per molti africani; piombato nel più totale caos politico dal 2012, è ora diventato, nello spazio di appena pochi mesi, il principale punto di passaggio dall'Africa verso l'Europa.

200.000 nel 2014
Nel 2014, ad esempio, in 200mila hanno intrapreso la rischiosa rotta del Mediterraneo per raggiungere l'Europa. Trafficanti libici senza scrupoli lucrano ancora di più sui disperati che si imbarcano su carrette di fortuna, definite vere e proprie bare in mare aperto. Il 75 per cento dei decessi di migranti, l'anno scorso, è avvenuto nel Mediterraneo. La Siria, attraversata da una terribile guerra civile e dall'ascesa fulminea dello Stato Islamico, si è a sua volta trasformata in una fornitrice di migranti su larga scala. Da due anni, infatti, i siriani sono i principali richiedenti asilo politico in Europa.

Profughi e migranti economici
Se alcuni sono in fuga dalla guerra (Siria e Iraq) o dalle persecuzioni di sanguinose dittature (Eritrea), altri optano per l'esilio nella speranza di una vita migliore (Mali, Turchia, Tunisia). La differenza tra rifugiati politici e migranti economici è però spesso oscurata dal fatto che alcuni soffrono abusi terribili, inflitti soprattutto dagli scafisti libici ormai tristemente famosi per la loro crudeltà. E il caos, così, regna sovrano.