26 gennaio 2020
Aggiornato 12:30
Per Mosca, il peggio è passato?

Sanzioni, la Russia cade in piedi. Ma l’Occidente?

Che tipo di ripercussioni hanno avuto le sanzioni contro Mosca? Di certo, tutt'altro che positive. Ma la Russia, nonostante la straordinaria e sfavorevole congiuntura economica, ha dimostrato di saper reagire con un'imprevedibile flessibilità. E l'Occidente?

MOSCA«Per i Paesi occidentali, le sanzioni sono più dolorose che per noi». Queste, le parole che Aleksey Meshkov, vice ministro degli Esteri russo, ha rivolto alla platea del Forum economico riunito nell’antica capitale Vladimir. Un’analisi, peraltro, sostanzialmente condivisa da una parte dell’Occidente, che – al di fuori della lezione «ufficiale» – considera le sanzioni sostanzialmente controproducenti. Su questa linea, anche la lettera al Corriere della Sera firmata nientemeno che da Silvio Berlusconi, e pubblicata all’indomani del V-Day russo celebrato nella totale indifferenza dell’Occidente. Ma l’ex premier pare in ottima compagnia: in occasione del III Seminario Euroasiatico di Roma, lo stesso presidente della Commissione Bilancio della Camera Francesco Boccia si è definito «fortemente contrario alle sanzioni»: perché la Russia è «un naturale approdo per gli interessi dell’Ue».

Ripercussioni negative in Europa e in Italia
Concetto ribadito dall’ambasciatore russo in Italia Sergey Razov, secondo cui «a causa delle sanzioni, saranno molti i miliardi di euro che andranno perduti nell’interscambio Italia e Russia». In effetti, secondo Antonio Fallico, Presidente di Banca Intesa Russia e dell’associazione «Conoscere Eurasia», le imprese del Belpaese nel 2014 hanno perso 1,25 miliardi di euro del loro export, e nel solo primo trimestre 2015 le nostre importazioni sono scese del 29,3%.

Il peggio, per Mosca, è passato?
E la Russia? Nonostante l’annata da dimenticare, Putin ha di recente sostenuto che ormai «il peggio è passato». In realtà, i dati del primo trimestre dell’anno sono tutt’altro che positivi: il Pil si è contratto del 2% e il Fondo Monetario Internazionale ha aggiornato al ribasso le stime sulla recessione che Mosca vivrà quest’anno, portandole dal -3 al -3,8%. Ci sarà decrescita, per l’Fmi, anche nel 2016 (-1,1%).  

L’economia russa dà prova di flessibilità
Putin sta dunque bluffando? Non proprio: il rublo ha recuperato sul dollaro, i dati della borsa di Mosca sono estremamente positivi, le riserve di valuta estera hanno toccato i 10 bilioni di dollari dopo la loro caduta post-crisi e il quarto trimestre del 2014 si è chiuso con una crescita dello 0,4%. Ciò non significa che nel 2015 il combinato disposto delle sanzioni, del rublo in picchiata e del basso prezzo del petrolio non faranno sentire ancora i propri infausti effetti. Ma l’economia russa ha dato prova di flessibilità, e ha visto crearsi un insolito equilibrio tra le conseguenze del rublo debole: importazioni costosissime e alta inflazione, ma anche esportazioni vantaggiose. Così, da una situazione potenzialmente esplosiva, hanno tratto vantaggio le aziende locali.

Non tutto il male (per Mosca) viene per nuocere
Insomma, la crisi potrebbe essersi rivelata, per la Russia, l’opportunità giusta per rimediare a uno dei suoi storici elementi di debolezza: la scarsa presenza di piccole-medie imprese, decisamente sotto la media europea (17 ogni 1000 abitanti contro le 42 del continente). Sarebbe, dunque, l’occasione perché Mosca si renda sempre meno dipendente dalle importazioni: tutto a svantaggio nostro, si capisce. Nel frattempo, il lungimirante Putin prosegue i suoi affari con la Cina, seppur sotto una coltre di diffidenza, mentre l’Europa si chiede se, e fino a quando, sia possibile rinunciare a un rapporto economico con la Russia.