10 luglio 2020
Aggiornato 02:30
Il FMI fa temere il peggio e gela l'Europa

Lagarde: «Non escludiamo il Grexit»

Dopo i segnali di disgelo dei giorni scorsi, ecco la nuova smentita dell'Istituto di Washington: l'accordo è lontano e Tsipras rischia il defualt. A chi fa comodo l'incertezza delle tratttative tra Atene e Bruxelles?

ROMA – Continua il gioco delle parti tra le istituzioni europee e il governo di Alexis Tsipras. In quest’altalena di dichiarazioni e smentite, che si susseguono ininterrottamente da mesi, a guadagnarci sono soprattutto i signori della finanza, mentre noi comuni mortali cerchiamo di capire dai media e dalle borse come andrà a finire la saga della crisi greca.

Lagarde: Il Fmi non esclude il Grexit
L’ultimo sasso, nelle acque turbolente dei negoziati tra Atene e Bruxelles, è stato lanciato da Christine Lagarde. Il direttore generale del Fondo Monetario Internazionale, ha rilasciato un’intervista al quotidiano tedesco  Frankfurter Allgemeine, sottolineando che l’istituto di Washington non si sente più di escludere l’uscita di Atene dall’Eurozona. Lagarde ha inoltre affermato che: «Stiamo lavorando a una soluzione e non direi proprio che abbiamo raggiunto risultati sostanziali. Le cose si stanno muovendo, ma c’è ancora molto lavoro da fare». Si tratta di una nuova doccia fredda per le trattative in corso, dopo i segnali di disgelo degli ultimi giorni. Uno shock che ha indotto Alexis Tsipras, Angela Merkel e Francois Hollande ad incontrarsi virtualmente in una conference call durata circa un’ora.

Le istituzioni sono scettiche, ma Tsipras si diceva «ottimista»
Poco dopo la pubblicazione dell’intervista a Christine Lagarde, sono arrivate le smentite da parte del portavoce del Fondo, Gerry Rice,  che ha ritenuto opportuno precisare l’incongruenza della traduzione dal tedesco all’inglese. Le parole del direttore del Fmi, tuttavia, fanno riflettere sullo scetticismo persistente nei confronti della possibilità di giungere a un accordo in tempi relativamente brevi, come auspicato dal governo greco. Uno scetticismo diffuso tra le istituzioni comunitarie, confermato anche dalle dichiarazioni del vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis:  «Lavoriamo molto intensamente per assicurare un accordo tecnico, ma ancora non ci siamo»: ha risposto a chi gli chiedeva di confermare i risultati positivi delle trattative in corso, così come sono stati resi noti dalle fonti di Alexis Tsipras che si era detto «ottimista» sulla possibilità di chiuderle entro i primi di giugno.

L’incertezza delle trattative fa comodo agli speculatori
Dall’incertezza delle trattative qualcuno, però, ci guadagna. A beneficiare di questo status quo sono soprattutto gli speculatori e a sollevare la questione è la stessa Bce: «In assenza di un accordo rapido sulla Grecia» si potrebbero materializzare i rischi «di un aggiustamento al rialzo dei premi sul rischio dei paesi dell’eurozona più vulnerabili», scrive l’istituto di credito europeo nel Rapporto sulla stabilità finanziaria che viene diffuso due volte l’anno e che è stato presentato a Francoforte dal vice-presidente della Bce, Vitor Constancio. «La lunghezza e l’incertezza delle trattative» portano «estrema volatilità nella Borsa greca», si legge nel testo. I rischi sovrani «derivanti dalla Grecia sono aumentati nettamente negli ultimi sei mesi a causa della maggiore incertezza politica», scrive ancora la Bce e sottolinea come «il settore bancario in Grecia abbia registrato consistenti deflussi a livello di depositi bancari, mancato accesso al mercato del funding all'ingrosso e una qualità degli asset in peggioramento». L’incremento dei tassi d’interesse sui titoli greci (direttamente proporzionale a quello del rischio e dell’incertezza collegati alle trattative in corso e al pericolo del default), rende sempre più difficile per Atene la possibilità di autofinanziarsi sui mercati, mentre fa invece il gioco dei signori della borsa.