16 settembre 2019
Aggiornato 02:00
Il governo di Tripoli sulla lotta ai trafficanti UE

Libia: non accettiamo che l'Occidente bombardi le nostre coste

Il governo di Tripoli, non riconosciuto dall'Occidente, si dice pronto a collaborare con le autorità europee per fermare il flusso di migranti, ma il dialogo rimane molto difficile. Perché non accetterà bombardamenti sulle sue coste per distruggere i barconi dei trafficanti, e ribadisce la necessità che l'Ue tratti con Tripoli prima di agire.

TRIPOLI (askanews) - Il governo di Tripoli è pronto a collaborare con le autorità europee per fermare il flusso di migranti, ma non accetterà che si compiano bombardamenti sulle coste libiche per distruggere i barconi usati dai trafficanti. In un'intervista al quotidiano Times of Malta, il ministro degli Esteri del governo insediato nella capitale libica, Muhammed El-Ghirani, ha denunciato l'assenza di qualsiasi consultazione con l'Ue sui piani di attacco alle imbarcazioni dei trafficanti, insistendo sul fatto che tali azioni non possono essere unilaterali.

Dialogo difficile
«Abbiamo fatto del nostro meglio per indurre l'Europa a collaborare con noi sull'immigrazione illegale ma loro continuano a rispondere che non siamo il governo riconosciuto dalla comunità internazionale. Ora loro non possono decidere di lanciare queste azioni - ha detto - devono parlare con noi». Il governo di Tripoli si contende il controllo del paese con il governo insediato a Tobruk, nell'est del paese, riconosciuto dalla comunità internazionale.

I rischi dei bombardamenti
Il ministro ha quindi ammonito sui rischi posti da eventuali bombardamenti: «Non si può solo decidere di attaccare. Mettiamo che si colpisce un particolare sito, come si fa a non colpire una persona innocente, un pescatore? Hanno dati tanto precisi? Per questo diciamo di collaborare».

8.000 migranti detenuti nei centri libici
Stando a quanto riportato dal sito Libya Herald, nei giorni scorsi il premier del governo di salvezza nazionale di Tripoli, Khalifa Ghwell, ha tenuto una riunione con diversi esponenti di governo e funzionari del settore immigrazione per discutere la questione. Il ministro dell'Interno, Mohammed Sheiter, ha riferito di circa 8.000 migranti di varie nazionalità detenuti nei centri libici.

L'Ue deve rispettare la sovranità libica
Il premier ha quindi espresso la disponibilità del governo ad affrontare la questione, nonostante la mancanza di risorse adeguate, sottolineando la necessità da parte dell'Ue di rispettare la sovranità libica. I migranti che tentano di raggiungere l'Europa vengono imbarcati nei porti controllati dai miliziani che sostengono il governo di Tripoli, ossia Zuwara, Zawia, Tajoura, Garabulli e Misurata. Si stima, ha sottolineato il sito, che siano 2.000 i migranti che partono ogni giorno da questi porti. Un traffico gestito da leader locali che sostengono i miliziani di Fajr Libia. Da parte sua, la Guardia costiera libica ha denunciato mancanza di mezzi per contrastare i trafficanti, sostenendo di aver chiesto barche e altre risorse all'Ue e all'Italia, per riuscire a garantire il controllo delle coste, non ottenendo finora alcuna risposta.