17 ottobre 2019
Aggiornato 12:00
Ipotesi Grexit sempre più concreta?

Varoufakis: risolveremo la situazione in Europa

Il ministro delle Finanze greco rimane ottimista, nonostante la situazione della Grecia si faccia sempre più preoccupante. E nega di cercare aiuto in Cina o in Russia: perché la crisi la si deve risolvere in famiglia, cioè in Europa. Eppure, il vicepremier greco ammette che, senza accordo con i creditori, tutto sarà ancora più difficile.

WASHINGTON (askanews) - L'impressione all'interno della comunità finanziaria riunita al Fondo monetario internazionale è che la pazienza verso la Grecia si stia esaurendo. Ma Yanis Varoufakis, il ministro delle Finanze della Grecia, non è d'accordo: «A me non sembra», risponde ai cronisti. A chi gli ha chiesto se è ottimista, lui ha risposto: «Sempre».

Varoufakis: è una questione che va risolta in famiglia
Già nelle scorse ore, Varoufakis, riferendosi all'ipotesi che Atene cerchi aiuto in Cina e Russia, aveva dichiarato: «Questa è una questione europea e deve essere risolta, come ogni crisi di famiglia, nella famiglia europea». Parlando poi ai cronisti a margine dei lavori primaverili del Fondo monetario internazionale, il Ministro ellenico aveva precisato: «Non abbiamo mai cercato influenza estera durante i negoziati» in corso con i creditori europei, che chiedono ad Atene un piano di riforme concreto.

Senza accordo entro giugno con i creditori, per Atene sarà ancora più difficile
La situazione di Atene, però, si fa senza dubbio ogni giorno più complessa. Lo ha riconosciuto anche il vice primo ministro di Atene, Giannis Dragasakis, in un'intervista rilasciata al settimanale To Vima, ammettendo che, senza un accordo entro giugno con i creditori della Grecia che porti allo sblocco di aiuti finanziari, «tutto prenderà una piega molto più difficile» nel Paese. La Grecia deve far fronte a scadenze molto pesanti per il rimborso dei prestiti ricevuti, a luglio e agosto. Interrogato sulla prospettiva di elezioni o di un referendum in caso di assenza di compromesso, non ha negato che queste ipotesi esistano «in fondo all'animo (del governo)» per «sollecitare una via di uscita, in caso di impasse». Il governo greco di sinistra è regolarmente interpellato su questa prospettiva di nuove sanzioni o di referendum e ha dato le risposte più disparate, dalla smentita secca alla plausibilità. Atene è sotto pressione dei suoi creditori che hanno moltiplicato negli ultimi giorni le richieste di «sforzi» e di «maggiore lavoro» per presentare un programma di misure di bilancio e di riforme in grado di ottenere l'adesione dei partner e convincerli a sbloccare alla fine gli aiuti internazionali, vitali per le casse del Paese.