20 settembre 2021
Aggiornato 23:00
Medio Oriente

Yemen in guerra, conflitto regionale che rischia di allargarsi

Il nuovo sviluppo del conflitto nello Yemen rischia di trasformarsi rapidamente in una vera e propria guerra regionale allargata, dagli esiti a dir poco incerti, in una zona del mondo già attraversata da tumulti e violenze incontrollabili.

SANA'A (askanews) - Il nuovo sviluppo del conflitto nello Yemen rischia di trasformarsi rapidamente in una vera e propria guerra regionale allargata, dagli esiti a dir poco incerti, in una zona del mondo già attraversata da tumulti e violenze incontrollabili.

Dieci Paesi musulmani sunniti, circa 200 aerei militari e almeno quattro navi da guerra con il supporto a terra di 150mila soldati sauditi. Sono questi i numeri della campagna aereo-navale denominata «Tempesta Decisiva» a guida saudita, lanciata nella notte nello Yemen contro le milizie sciite filoiraniane Houthi, accusate di "golpe" contro il potere "legittimo" del presidente Abd Rabbu Mansour Hadi. Questi sono i numeri del conflitto dietro il quale c'è uno scontro per il dominio nella regione: da una parte i Paesi di confessioni sunnita guidati dall'Arabia Saudita, e dall'altra i Paesi a guida sciita che fanno capo all'Iran. Teheran, non a caso, ha duramente attaccato l'intervento militare.

Stando a quanto riportano i media arabi, «i primi raid compiuti nella notte» anche contro l'aeroporto di San'a, hanno causato «grandi perdite nelle file delle milizie» sciite: «Distrutto il grosso delle difese aeree degli Houthi, la base militare di al Dlemi; 4 velivoli; e tutte le batterie di missili terra-area Sam» di fabbricazione russa. Le operazioni sembrano avere l'obbiettivo di controllare lo spazio aereo dello Yemen e per il momento non si parla di intervento terrestre.

Dal canto loro gli Houthi hanno organizzazto una grande manifestazione nel centro di San'a. Nelle immagini diffuse dalla tv locale «al Masirah» si vede la folla gridare slogan contro la famiglia reale saudita, definita «sionista». Senza risparmiare i nemici di sempre: Israele e Stati Uniti, accusati di sostenere «l'aperta violazione della sovranità nazionale» e «la guerra dichiarata» da Riad al loro Paese. Gli Houthi, da settembre, controllano la capitale e in questi giorni hanno lanciato un'offensiva nel Sud avanzando verso Aden, la grande città portuale dove si è rifugiato il presidente Hadi. Alle accuse di «golpe» le milizie sciite sostengono che la loro avanzata vuole invece «bonificare il Sud dai jihadisti» di al Qaida e quelli dell'Isis.

GLI SCHIERAMENTI:

I Paesi partecipanti all'operazione militare sono 10, tutti rigorosamente sunniti: Arabia Saudita con 100 caccia e 150mila combattenti; gli Emirati Arabi Uniti (Uae) con 30 velivoli; il Qatar con 10 aerei da guerra; il Kuwait con 15, la Giordania e il Marocco con 6 aerei ciascuno, il Sudan con 3 apparecchi, oltre a Egitto e Pakistan "che prenderanno parte alle operazioni con navi da guerra e jet militari». Non vengono forniti i numeri della partecipazione di questi due ultimi Paesi.

A sostegno di questo schieramento Usa e Gran Bretagna sono scesi in campo per sostenere l'incursione. Il presidente americano Barack Obama "ha autorizzato la fornitura di sostegno logistico e di intelligence». E, ha precisato il capo della Casa Bianca, "sebbene le forze Usa non stiano avendo un ruolo diretto a sostegno dell'azione militare in Yemen, gli Usa stanno stabilendo una 'Joint Planning Cell' con l'Arabia Saudita per coordinare il sostegno militare e di intelligence".

Cauta la posizione dell'Unione Europea: "Un'azione militare non è una soluzione" alla crisi in atto nello Yemen che rischia di avere "gravi conseguenze regionali", si legge in una nota dell'Ue, in cui il capo della diplomazia europea Federica Mogherini ha ricordato però che i raid aerei sauditi sono stati innescati dall'avanzata verso Aden delle milizie sciite Houthi. Anche la Lega araba per bocca del suo segretario generale, l'egiziano Nabil al Arabi, ha espresso "pieno sostegno" alla campagna. A chiudere il cerchio dell'asse sunnita, anche Ankara si è schierata a favore dell'offensiva. In una nota il ministero degli Esteri turco ha detto di "appoggiare l'operazione militare dell'Arabia Saudita contro gli Houthi", che servirebbe a "contribuire a prevenire una guerra civile".

L'attacco, come prevedibile, è stato duramente criticato dall'Iran, che guida il fronte sciita. Teheran, per bocca del suo ministro degli Esteri Mohammed Javad Zarif da Losanna dove si trova per i negoziati sul nucleare, ha intimato all'Arabia Saudita di fermare al più presto l'intervento armato e i bombardamenti. Critico anche l'Iraq, che ha espresso la propria opposizione all'intervento militare saudita nello Yemen, sottolineando che il ricorso alle armi non è una soluzione. Il ministro degli Esteri iracheno, Ibrahim al-Jaafari, ha dichiarato oggi di sostenere un approccio "pacifico" alla crisi yemenita. L'Iraq ha un governo a guida sciita, ma nel Paese c'è una forte e influente minoranza sunnita.

Con il fronte sciita si sono schierati anche le milizie filo-iraniane libanesi Hezbollah e il regime siriano. «Caccia dei Paesi del Golfo guidati dal regime della famiglia saudita hanno lanciato una sfacciata aggressione contro lo Yemen», ha scritto l'agenzia di stampa ufficiale siriana Sana. Gli "Hezbollah condannano duramente l'aggressione saudita-americana contro il popolo fratello dello Yemen, il suo esercito nazionale e le sue istituzioni vitali", ha detto in una dichiarazione un alto esponente del movimento sciita libanese. Due prese di posizione che lasciano intravedere il concreto pericolo di un allargamento del conflitto.

Intanto, l'Arabia Saudita ha chiuso 7 dei suoi aeroporti, nel sud del paese, mentre l'intervento ha causato un immediato aumento del prezzo del petrolio: il Brent, il greggio del Mare del Nord, è cresciuto dello 0,7%.