20 febbraio 2019
Aggiornato 07:30
Il rebus russo

Per la Russia «l'anno più duro è solo all'inizio»

Lo afferma il premier Dmitri Medvedev che ha presentato oggi in parlamento un piano anti-crisi, con un taglio del 10% per «la maggior parte delle categorie di spesa di bilancio»: a solo un mese dal varo della finanziaria, già si deve tirare la cinghia e ridurre.

MOSCA - Per la Russia «l'anno più duro è solo all'inizio». Lo afferma il premier Dmitri Medvedev che ha presentato oggi in parlamento un piano anti-crisi, con un taglio del 10% per «la maggior parte delle categorie di spesa di bilancio»: a solo un mese dal varo della finanziaria, già si deve tirare la cinghia e ridurre. Per tutto tranne che per la Difesa, si legge nel documento. Per tutto tranne che per il welfare, sottolinea Medvedev. Resta tuttavia chiaro quanto già preannunciato dal presidente Vladimir Putin alla fine del 2014: sarà un'annata pesante. I conti dovranno tornare, nonostante i down del barile, il rublo debolissimo, l'inflazione galoppante che rende praticamente impossibile stare dietro al salire dei prezzi.

Medvedev cerca di guardare il bicchiere mezzo pieno, spiegando che «la produzione russa, a causa della svalutazione del rublo, è diventata un po' più competitiva sui mercati nazionali e soprattutto esteri. Questo dovrebbe essere sfruttato al massimo» per ridurre le importazioni, in alcuni settori come «tubi, carbone, acciaio, cibo». Tuttavia le prospettive non fanno presagire nulla di buono. Uno dei quesiti più urgenti è come la popolazione - con l'ampio consenso di cui gode ancora Putin - potrà sopportare il galoppare dei prezzi folle, il rincaro dei servizi pubblici, da asili e scuole alla luce elettrica, e dei beni alimentari. Il costo del pane ad esempio, aumentato del 15-20% dall'inizio dell'anno, secondo i dati resi pubblici oggi dall'antitrust.

Le misure aiuteranno l'economia ad «adattarsi alle nuove condizioni» in una situazione di isolamento economico dovuto alle sanzioni per la crisi ucraina e ai bassi prezzi del petrolio: un danno che già viene calcolato a 200 miliardi di dollari, secondo il ministro delle finanze Anton Siluanov, che spiega ai senatori: la maggior parte degli analisti «credono che questa situazione continui a lungo termine».

Il piano anticrisi elenca varie misure, senza riportare la somma totale necessaria. La scorsa settimana si era parlato di misure per 18 miliardi di euro, che si aggiungono a un pacchetto di salvataggio da 13 miliardi di euro a sostegno delle banche, annunciato nel mese di dicembre. Sempre secondo Siluanov, la Russia dovrà rivedere gli investimenti di bilancio e rimandare il lancio di nuovi progetti di costruzione quest'anno. A eccezione della Crimea, la penisola del Mar Nero annessa nel marzo scorso, che sta lottando per la sopravvivenza economica, senza un ponte che la collega alla terraferma russa.

La Russia ritiene di pagare un prezzo economico altissimo per la solidarietà ai separatisti ucraini. Intanto i segnali di crisi si fanno sentire sulla fascia medio-bassa della società: capacità di acquisto sempre più bassa, meno spese e meno viaggi. Gli aeroporti deserti sono un chiaro segnale. La Mosca «da bere» di inizio millennio, sembra definitivamente archiviata, mentre il ritorno al clima da Guerra Fredda è ormai tran tran quotidiano.

Alla Russia resta per ora un notevole paracadute: grazie ad anni di alti prezzi dell'energia, Mosca ha accumulato considerevoli riserve valutarie, divise tra due fondi. Siluanov afferma che 83,5 miliardi di dollari sono nel fondo di riserva e 73 miliardi nel Fondo di previdenza nazionale. «La cosa più importante è non sperperare le riserve in un anno», ha aggiunto. E questo è anche il pericolo. Una via che si potrebbe rivelare senza ritorno.

In base al documento odierno, il governo spera che la stabilizzazione dei mercati petrolifero e delle materie prime e le misure varate dalla Banca centrale saranno sufficienti a portare alla normalità il mercato dei cambi e permetteranno di ridurre i tassi. Le spese di bilancio nei prossimi tre anni saranno complessivamente ridotte annualmente del 5% sino al 2017. Ma Siluanov ha detto che la cinghia bisognerà tirarla a lungo. E se è vero che il barile debole ha il suo peso, il downgrade di Standard & Poor's per i titoli di Stato della Russia a livello «spazzatura» ha colpito nel profondo. Portando il ministero degli Esteri di Mosca a definire la decisione dell'agenzia di rating, un «ordine di Washington». E ora con i colleghi Brics si lavorerà a un'agenzia di rating indipendente dall'Ovest.