14 novembre 2019
Aggiornato 10:00
La crisi europea

Chi salverà l'Unione Europea?

Le previsioni analitiche degli esperti dell’UE pubblicate questa settimana annunciano un notevole peggioramento delle prospettive di crescita economica nell'Unione Europea e nell'area dell'euro anche per il 2015.

Le previsioni analitiche degli esperti dell’UE pubblicate questa settimana annunciano un notevole peggioramento delle prospettive di crescita economica nell'Unione Europea e nell'area dell'euro anche per il 2015.

Con il rifiuto di riconoscere gli sbagli della politica antirussa, soprattutto nella sfera economica, la leadership dell'Unione Europea è costretta a provvedere in casa propria contro una situazione economica e finanziaria in deterioramento. Annunciate il 4 novembre le nuove previsioni economiche, l’UE, ancora una volta, ha rivisto al ribasso le proprie prospettive. Nel 2014 la crescita dovrebbe assestarsi su uno 0,8% del PIL rispetto all’1,2% già previsto in primavera. La correzione al ribasso della crescita della zona euro per il 2015 è ancora più significativa e passa dall’1,7% all’1,1%. Si abbassano i principali indicatori dell'attività economica nell'area dell'euro. La situazione nella zona euro resta "molto fragile", ha ammesso la Cancelliera tedesca Angela Merkel. Ric Spooner, senior analyst della CMC Markets di Sydney ritiene che il deterioramento delle previsioni per l'area euro, a sua volta, comporta un impatto negativo sulle tendenze economiche globali.

Naturalmente, le cause della crisi in Europa sono globali. Esse sono associate in primo luogo all’errata politica a lungo termine di Bruxelles nel campo finanziario, ha dichiarato a "La Voce della Russia" Yakov Mirkin capo dei mercati internazionali dei capitali dell’IMEMO (Istituto dell’economia mondiale e delle relazioni internazionali):

Il consolidamento di bilancio e la crescita economica in realtà si contraddicono vicendevolmente. Il consolidamento di bilancio, normalmente, avviene per opera della riduzione di spese, taglio dei posti di lavoro nel settore pubblico e aumento delle imposte. Ciò crea un ambiente recessivo e produce un effetto avvitante piuttosto che riportare su un percorso di sviluppo economico sostenibile.

Tuttavia, se è vero che la crisi nell'Unione europea è stata generata da ragioni oggettive, le azioni politiche l’hanno aggravata ulteriormente. I Paesi europei stanno valutando un incremento delle perdite. Secondo il quotidiano danese Berlingske, la guerra di sanzioni contro la Russia, scatenata dall’Unione Europea, potrebbe portare al tracrollo gli agricoltori nazionali e alle banche che hanno fornito loro i prestiti. Il divieto russo sulle importazioni di prodotti alimentari e la riduzione della domanda in Cina ha portato giù il prezzo della carne di maiale e del latte. Ma anche il calo dei prezzi del grano e delle pellicce di visone. Come risultato, molti agricoltori danesi sono a rischio di fallimento, si legge sulla pubblicazione. Le banche danesi Jyske Bank e Sydbank sono già state costrette a cancellare i debiti dei contadini danesi per decine di milioni di corone. L'agricoltura è stata utilizzata come un «soldato» nella guerra commerciale. La situazione potrebbe aggravarsi, se la crisi non sarà risolta rapidamente. Circa un terzo degli agricoltori sono in bilico specifica il direttore esecutivo della Jyske Bank Anders Dam.

Tuttavia il problema non è solo nella violazione dei legami economici e commerciali. Affondano i progetti globali colpendo direttamente la vita dei cittadini europei in particolare nel settore dell'energia. Non c'è da stupirsi che nei Paesi dell'Unione Europea sono molte le voci che si sono levate in favore della cooperazione con la Russia. Sauli Niinistö, Presidente della Finlandia ha invitato i leader dei Paesi nordici e baltici a non esacerbare il confronto con la Russia. Ha inoltre sottolineato che il suo Paese non cederà alle pressioni degli altri Paesi nei rapporti con la Russia: L'esperienza finlandese delle relazioni con la Russia, a prescindere dalla situazione attuale, ci permette di individuare ciò che ci piace e ciò che no. È l’unico modo consentito per noi nei rapporti con il vicino Paese.

Nel frattempo in Ungheria non si sono limitati a rendere dichiarazioni ed hanno rafforzato la politica di sviluppo e di partnership con la Russia, con il consenso del Parlamento. I deputati hanno deciso di accelerare la costruzione del gasdotto "South Stream" attraverso il territorio ungherese. Il Primo ministro Viktor Orbán ha sottolineato che, a prescindere dalla situazione in Ucraina, il gas deve arrivare in Ungheria, quindi abbiamo bisogno di un altro gasdotto. E il capo della Commissione Parlamentare per Economia Antal Rogan in un'intervista a Politics.hu, ha dichiarato che grazie a "South Stream", il suo Paese sarà in grado di ricevere 70 milioni di metri cubi di gas al giorno invece dei 55 milioni arrivati lo scorso inverno.

Adottando la legge sul "South Stream", i parlamentari ungheresi avevano a che fare non solo con l'opposizione in Parlamento, ma anche con proteste di strada. Le manifestazioni contro il pagamento per il traffico Internet, supportate da Bruxelles attraverso i social network, si sono trasformate subito in manifestazioni contro il gabinetto di Orban proprio nelle ore in cui il governo discuteva il destino del "South Stream" e i piani della società energetica di Stato MVM per la costruzione del tratto ungherese del gasdotto.

Tuttavia gli interessi commerciali e le considerazioni di opportunità economica hanno fatto fallire la speculazione di strada. Troppo gravido di vantaggi per i rispettivi membri, appare il progetto "South Stream", ha confermato a "La Voce della Russia" Dmitry Alexandrov Capo Ricerca Analitica della società di investimento russa "Univer Capital":

Le grandi holding dell’energia sono certamente e fondamentalmente interessate a partecipare al progetto "South Stream». Si noti che in ogni Paese di transito per la partecipazione a questo progetto sono previsti significativi flussi di cassa.

La crisi in Ucraina dimostra che la "realpolitik" è ancora attuale, ed è "rischioso ignorarla", ha detto di recente John Mearsheimer, uno dei massimi esperti americani nel campo della geopolitica. Questa affermazione si adatta perfettamente alla situazione attuale nell'Unione Europea. Naturalmente, la solidarietà euro-atlantica è una realtà, ma la crisi economica in Europa non è meno reale, come del resto reali possono diventare i problemi energetici. E chi salverà l'Europa: i democratici di Barack Obama dopo aver perso le elezioni al Congresso degli Stati Uniti?