6 dicembre 2019
Aggiornato 18:30

La rivincita di Abu Mazen: piano per la proclamazione unilaterale dello Stato palestinese

Il nuovo Stato avrebbe le frontiere precedenti al 1967 e Gerusalemme Est come capitale, ma senza i 600.000 coloni israeliani che risiedono attualmente in Cisgiordania e Gerusalemme Est: questi confini teorici (salvo la questione di Gerusalemme) furono accettati nel 2011 dal presidente americano Barack Obama e dall'Unione europea.

GAZA - Il presidente dell'Anp, Mahmoud Abbas (Abu Mazen), ha presentato ai leader palestinesi un piano per la proclamazione unilaterale di uno Stato palestinese di pieno diritto, col sostegno della comunità internazionale, senza passare per negoziati con Israele.

Fonti dell'Olp citate dal quotidiano spagnolo El Pais hanno indicato che il piano prevede di «fissare una data per la fine dell'occupazione», anche se questa non è ancora stata decisa. Il nuovo Stato avrebbe le frontiere precedenti al 1967 e Gerusalemme Est come capitale, ma senza i 600.000 coloni israeliani che risiedono attualmente in Cisgiordania e Gerusalemme Est: questi confini teorici (salvo la questione di Gerusalemme) furono accettati nel 2011 dal presidente americano Barack Obama e dall'Unione europea.

Fonti ufficiali vicine al premier israeliano Benjamin Netanyahu hanno già respinto queste ipotesi con forza, sostenendo che per Israele ritirarsi dalle frontiere di 47 anni fa equivarrebbe a un «suicidio nazionale».
Mentre Netanyahu si vede sotto pressione con una popolarità in forte calo dalla fine dell'offensiva su Gaza, Abu Mazen spera di poter fissare un calendario per il suo piano in una conferenza internazionale o attraverso una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, dove tuttavia si scontrerebbe col veto degli Stati Uniti.

Il leader palestinese però è deciso ad andare avanti: confida nell'appoggio dei paesi arabi e presenterà il suo progetto al segretario di Stato americano John Kerry durante la sua visita in Medio Oriente che comincerà nel fine settimana.
L'Autorità palestinese conta poi su un altro strumento di pressione: potrebbe decidere di firmare il Trattato di Roma sulla Corte Penale Internazionale, attraverso cui poi accusare Israele di crimini contro l'umanità, una prospettiva che inquieta gli israeliani e Washington.