18 agosto 2019
Aggiornato 08:30
La crisi ucraina

Sanzioni alla Russia, rischio boomerang per l'economia europea

Alla ricerca di nuovi tipi di sanzioni contro la Russia che non diventino un boomerang per l'economia europea, l'UE starebbe vagliando la sospensione di progetti in Russia finanziati dalla Banca europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo ( Bers) e la Banca europea per gli investimenti (BEI).

MOSCA - Alla ricerca di nuovi tipi di sanzioni contro la Russia che non diventino un boomerang per l'economia europea, l'Ue starebbe vagliando la sospensione di progetti in Russia finanziati dalla Banca europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo ( Bers) e la Banca europea per gli investimenti (Bei).

Uno sviluppo che già da Mosca liquidano come essenzialmente simbolico e pericoloso piuttosto per gli stessi istituti che bloccherebbero i finanziamenti nel nome della crisi ucraina.

Secondo fonti governative europee citate da Bloomberg, l'opzione Bers e Bei è effettivamente al vaglio, nel momento in cui Germania e Francia hanno preso in mano un'iniziativa diplomatica per spingere la Russia a convincere i separatisti ucraini a interrompere le ostilità e sedersi a un tavolo negoziale con il governo di Kiev, quello moscovita e l 'Osce.

«Non allenteremo la pressione», ha dichiarato ieri la cancelliera Angela Merkel, proposito confermato oggi con una telefonata (assieme al presidente francese Francois Hollande) a Vladimir Putin. Se il capo del Cremlino non darà prova di vero impegno per la de-escalation, è il mantra occidentale in queste ore, si passerà a un nuovo round di sanzioni.

La Russia è il primo tra i Paesi beneficiari dei finanziamenti Bers, istituto nato nel 1991 proprio per accompagnare i Paesi dell'ex blocco socialista verso l'economia di mercato.

Nel 2013 la Federzione russa ha ricevuto finanziamenti per 1,8 miliardi di euro, destinati a progetti nell'agricoltura, retail, efficienza energetica. Ma la Bers ha già «de facto» sospeso i progetti in via di finanziamento, ha rivelato il primo vice-prmier Igor Shuvalov al forum economico di San Pietroburgo, nel mese di maggio.

Passare ora a sanzioni ufficiali andrebbe contro gli interessi della stessa Banca per lo Sviluppo e la Ricostruzione, argomenta un lungo articolo su Gazeta.ru, ovvero per i principali Paesi azionisti (52,5% tra Europa, Usa e Canada, mentre la Russia detiene il 4,5%). Inoltre, gli investimenti Bers erano rilevanti negli anni Novanta per i Paesi della galassia ex socialista, mentre oggi sono di poco conto rispetto a flussi ben più ingenti da società e gruppi stranieri.

Insomma, Mosca fa preventivamente spallucce, sperando che la minaccia di passare alla "terza fase" delle sanzioni, quella che riguarderebbe interi settori dell'economia russa, rimanga sulla carta.