22 ottobre 2019
Aggiornato 18:00
La crisi egiziana

Mubarak verso la libertà condizionata. Continuano gli arresti dei Fratelli Musulmani

I Giudici hanno accettato la richiesta presentata dai legali dell'ex presidente Hosni Mubarak per quanto riguarda l'accusa di corruzione. Altri due esponenti della Fratellanza in carcere. La Bonino: «Stop alle forniture militari al Cairo»

IL CAIRO - Il tribunale del Cairo ha accettato la richiesta di libertà condizionale presentata dai legali dell'ex presidente Hosni Mubarak per quanto riguarda l'accusa di corruzione: lo hanno reso noto fonti della magistratura egiziana, senza precisare tuttavia se l'ex rais - sul quale pendono quattro diversi capi di imputazione - verrà effettivamente rilasciato.
L'ex presidente si è presentato davanti ai giudici chiamati a pronunciarsi sulla richiesta di scarcerazione presentata dai suoi legali nel processo per corruzione, noto come «la regalia delle Piramidi». Il Rais 85enne è sotto processo con il suo ex ministro dell'Interno Habib Adly e sei comandanti di polizia per accuse riguardanti la loro amministrazione prima della protesta di piazza del 2011, che rovesciò il regime.
La Procura ha la possibilità di presentare appello, ma non è ancora stato reso noto se sia stato depositato un ricorso contro la decisione della corte. Fino ad oggi, ogni decisione di messa in libertà vigilata è stata sempre seguita da nuovi capi d'accusa che hanno permesso la permanenza in carcere dell'ex rais. Mubarak infatti ha già ricevuto per tre volte la libertà vigilata per altri tre capi di imputazione, essendo scaduto il periodo massimo di custodia cautelare.
Si trattava in particolare delle accuse di omicidio di manifestanti e corruzione, per le quali Mubarak è in attesa di un nuovo processo che si terrà il prossimo 25 agosto dopo l'annullamento di una prima sentenza di condanna all'ergastolo.

CONTINUANO GLI ARRESTI - Intanto le forze di sicurezza egiziane hanno arrestato la scorsa notte altri due esponenti dei Fratelli musulmani. Stando a quanto appreso da fonti militari e di sicurezza, si tratta di un influente predicatore, Safwat Hegazy, fermato nei pressi del confine egiziano con la Libia, e del portavoce del Partito di libertà e giustizia, Mourad Ali, «bloccato all'aeroporto del Cairo dove stava per partire per l'Italia».
Ieri, le autorità egiziane hanno catturato la guida suprema della Fratellanza, Mohamed Badie con l'accusa di «istigazione all'omicidio». Lo scorso luglio erano stati spiccati circa 300 mandati di cattura contro membri dei Fratelli musulmani.

IL CASO ELBARADEI - Inoltre sono state formulate le accuse verso l'ex vicepresidente egiziano. Mohamed ElBaradei dovrà rispondere dell'accusa di aver «violato la fiducia nazionale» al processo fissato per il prossimo mese di settembre. E' quanto riporta oggi al Jazeera, citando il quotidiano egiziano Al-Ahram, secondo cui un docente di diritto dell'Università Helwan del Cairo ha accusato l'ex vicepresidente egiziano di aver «tradito» la popolazione dimettendosi dal suo incarico il 14 agosto scorso. Se condannato, ElBaradei dovrà pagare una multa di mille 430 dollari.
«L'accusa contro ElBaradei è ridicola», ha detto ad al Jazeera un ex portavoce del Fronte di Salvezza Nazionale, movimento di cui il Premio Nobel per la Pace è stato uno dei fondatori. L'ex Direttore generale dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (Aiea) si è dimesso dopo l'intervento della polizia contro i sostenitori del deposto presidente Mohammed Morsi, costato la vita a centinaia di persone.

LA POSIZIONE ITALIANA - L'Italia ha chiesto all'Ue il blocco delle forniture militari all'Egitto e il ministro Emma Bonino spera che venga accettato perché sanzioni economiche sarebbero poco influenti. Lo ha affermato lo stesso ministro degli Esteri al suo arrivo oggi al Consiglio straordinario dei capi delle diplomazie dell'Ue sull'Egitto in corso a Bruxelles.
«Sanzioni al governo egiziano? Dipende di cosa si parla - ha detto Bonino rispondendo alle domande di RaiNews - ho proposto il blocco delle forniture militari, spero venga accettato. Le sanzioni economiche, non mi pare siano quelle che fanno il peso. Mi pare che dal punto di vista del volume non siano così influenti».
Il ministro ha poi spiegato che serve «un ripensamento» di quanto sta succedendo nel mondo arabo complessivamente. «Siamo di fronte a un riposizionamento non solo sull'Egitto, perché a mio avviso quello che sta succedendo è un grande scontro all'interno della famiglia sunnita, che si aggiunge allo scontro tradizionale sunniti-sciiti e che ha delle implicazioni che devono essere perlomeno viste», ha detto Bonino. «Non è un problema Italia-Egitto, Ue-Egitto. E' molto di più. I rapporti di forza sono completamente cambiati», ha concluso il ministro.

GLI AIUTI USA - Intanto il premier ad interim egiziano Hazem el Beblawi ha mostrato i muscoli anche sul piano diplomatico. Il capo del Governo egiziano ha dichiarato che sarebbe un errore se gli Stati Uniti decidessero di sospendere il loro aiuto militare annuale da 1,3 miliardo di dollari, sottolineando però che l'Egitto sarebbe in «grado di farcela anche senza».
Se Washington decidesse di congelare le forniture militari e altre forme di assistenza all'Egitto, «sarebbe un segnale negativo e colpirebbe le forze armate per un certo periodo», ha detto Beblawi in un'intervista all'emittente Usa ABC. «Ma non dimentichiamoci che l'Egitto ha vissuto con il sostegno militare russo e siamo sopravvissuti - ha aggiunto - quindi non sarebbe la fine del mondo. Si può vivere in circostanze diverse».
Gli Stati Uniti hanno già congelato l'invio di quattro caccia F-16 dopo una violenta repressione delle proteste dei sostenitori del deposto Presidente Mohamed Morsi. Ieri, l'amministrazione ha smentito la notizia apparsa sul The Daily Beast, secondo cui avrebbe invece già interrotto il programma di aiuti, ma il Presidente ha riunito il suo Consiglio di sicurezza nazionale per discutere la strategia americana in Egitto.
L'Arabia Saudita ha già fatto sapere di essere pronta, insieme ad altri Paesi arabi, a garantire assistenza finanziaria al Cairo, qualora Washington decidesse di sospendere i suoi aiuti.