12 dicembre 2019
Aggiornato 19:30

Abu Mazen: La Palestina non pone nessuna precondizione ai colloqui di pace

Il testo presentato all'ONU per il riconoscimento della Palestina come «Stato non membro» non prevede alcuna moratoria sulla costruzione degli insediamenti israeliani come precondizione a una riprese dei colloqui di pace. L'ANP si riserva di aderire alla Corte Penale Internazionale. Anche la Spagna verso il sì, l'UE si spacca

ROMA - Il testo presentato all'Onu per il riconoscimento della Palestina come 'Stato non membro' non prevede alcuna moratoria sulla costruzione degli insediamenti israeliani come precondizione a una riprese dei colloqui di pace. Inoltre, riporta oggi il Wall Street Journal, nel testo presentato dall'Autorità nazionale palestinese non figura alcuna richiesta di adesione ad agenzie Onu o di sottoscrizione di trattati.
Il testo sembrerebbe così raccogliere le richieste avanzate da Israele e riferite oggi dal quotidiano Ha'aretz: Israele ha infatti chiesto che l'autorità palestinese non chieda di diventare membro della Corte penale internazionale dell'Aja e che si impegni a riprendere negoziati diretti senza porre precondizioni. Prima che il testo venisse depositato all'Onu, anche un diplomatico europeo aveva sottolineato la necessità che il testo «chiarisca che non è una richiesta di adesione a fondi e programmi», per poter così ottenere più voti da parte dei Paesi europei ed evitare di perdere finanziamenti.
Non facendo menzione della Corte dell'Aja e delle altre agenzie, i palestinesi potrebbero quindi aver deciso di tenere di scorta tali opzioni come possibile «moneta di scambio» con gli israeliani, piuttosto che «spararle tutte in un colpo solo», ha sottolineato la fonte.

L'ANP si riserva di aderire alla Corte Penale Internazionale - Se la Palestina ottenesse giovedì lo status di Paese osservatore delle Nazioni Unite, si riserverebbe il diritto di portare Israele davanti alla corte Penale Internazionale: lo ha dichiarato il rappresentante palestinese presso l'Onu, Riyad Mansur.
«Non credo che dovremmo precipitarci il giorno dopo ad aderire a tutte le organizzazioni legate all'Onu, tra cui la Cpi» ha spiegato Mansur, sottolineando tuttavia di non voler escludere «alcuna delle possibilità che potremo avere».
Se lo Stato ebraico «continuerà a violare la legge, a non rispettare le risoluzioni dell'Onu, a costruire illegalmente degli insediamenti - ciò che dal punto di vista del Cpi è un crimine di guerra - allora consulteremo tutti i nostri partner, tra cui l'Europa, per decidere che cosa fare per costringere Israele a rispettare» la legalità internazionale.

Anche la Spagna verso il sì, l'UE si spacca - Dopo Francia e Austria, anche la Spagna voterà a favore della risoluzione dell'Onu per la concessione alla Palestina dello status di Paese osservatore, documento che verrà presentato giovedì all'Assemblea Generale: è quanto pubblica il quotidiano spagnolo El Pais, citando fonti governative.
Il premier Mariano Rajoy non ha ancora annunciato ufficialmente la posizione di Madrid, sottolineando come il testo della risoluzione sarà reso noto solo stasera, ma ha ricordato in conferenza stampa tutti i motivi a favore di un voto favorevole, in linea con la soluzione dei «due Stati che convivono in pace, sicurezza e prosperità», e la risoluzione approvata dal Parlamento europeo lo scorso 22 novembre e che chiedeva ai Paesi membri di appoggiare l'iniziativa palestinese.