22 settembre 2021
Aggiornato 23:30
Politica monetaria

BCE, la mossa morbida di Christine Lagarde: «Meno acquisti di Bond, ma si continua»

I tecnici dell'istituzione hanno intanto alzato la previsioni di crescita dell'area euro del 2021 al più 5%, limato quella sul 2022 al 4,6% e confermato quella sul 2023 al più 2,1%

La presidente della BCE, Christine Lagarde
La presidente della BCE, Christine Lagarde Unione Europea

La Banca centrale europea ha annunciato l'intenzione attenuare il ritmo degli acquisti di titoli, con il programma anticrisi Pepp, ad un livello «moderatamente inferiore» rispetto ai due trimestri passati, mentre ha rinviato direttamente a dicembre (scavalcando così la prossima riunione del Consiglio direttivo, il 28 ottobre) la discussione sul futuro dello stesso Pepp.

Per ora ha confermato a 1.850 miliardi la dotazione del programma, assieme alla scadenza prevista fino a fine di marzo 2022 ma anche «finché non riterrà conclusa la fase critica legata al coronavirus». Cosa significherà concretamente ciò, lo si deve ancora capire.

Intanto, facendo ricorso alle sue abilità comunicative, la presidente Christine Lagarde ha respinto l'idea che si tratti di «tapering», ossia il processo di graduale riduzione dello stimolo monetario. «Se posso riassumere con una frase: 'la signora non sta facendo tapering' - ha detto nella conferenza stampa al termine del Consiglio - stiamo ricalibrando, come fatto già a dicembre e a marzo» (la prima volta smorzando gli acquisti, la seconda riaumentadoli, ora rismorzandoli).

«Il nostro impegno a mantenere condizioni di finanziamento favorevoli non cambia. Riteniamo che possiamo mantenerle con un ritmo moderatamente più basso di questi acquisti», ha spiegato.

La Bce ha ribadito anche l'intenzione di non alzare i tassi «finché non vedrà l'inflazione raggiungere il 2% ben prima» della fine del suo orizzonte previsionale e che questo «può comportare un periodo transitorio» in cui si collochi «moderatamente al di sopra dell'obiettivo». Gli analisti di Pimco rilevano che al momento i mercati sembrano scommettere su un primo rialzo dei tassi solo a fine 2023, «ben oltre» i primi rialzi attesi da Fed e Banca d'Inghilterra.

I tecnici dell'istituzione hanno intanto alzato la previsioni di crescita dell'area euro del 2021 al più 5%, limato quella sul 2022 al 4,6% e confermato quella sul 2023 al più 2,1% del Pil. La Bce, poi, ha rivisto al rialzo le sue attese di inflazione nell'area euro ma anche così «sul medio termine - ha asserito Lagarde - è prevista restare ben al di sotto del nostro obiettivo». Ora il pronostico è di un caro vita dell'area al 2,2% su quest'anno, all'1,7% sul prossimo ma all'1,5% sul 2023, a fronte di un obiettivo di inflazione al 2%.

Su questo Lagarde ha fornito un elemento in cui l'Ue si differenzia rispetto agli Usa e che sembra pesare in una maggiore prudenza nell'avvicinarsi ad un futuro tapering. Se oltre Atlantico l'inflazione sta innescando «effetti di secondo livello», come li chiamano i banchieri centrali, in termini di rialzi salariali, anche sulle qualifiche più basse (lo ha rilevato giusto ieri dalla Fed nel Beige Book) e perfino una fatica dell'offerta di lavoro a tenere il passo della domanda delle aziende, nell'area euro questo scenario ancora non si vede e non sembra alle porte.

«In molti Paesi - ha rilevato la presidente - la gente vede e sente i prezzi aumentare. Ma in questa fase non vediamo forti aumenti dei salariali e probabilmente i rialzi, a seguito delle contrattazioni collettive, saranno moderati nei mesi a venire. Comunque li seguiremo con attenzione».

Quello che potrebbe far cambiare questi scenari previsionali è l'eventuale futuro mancato dissiparsi delle «strozzature» nelle catene di approvvigionamento globali, che si sono innescate con i primi sciagurati lockdown totali e da mesi si trascinano nell'economia globale. Se invece di rientrare dovessero proseguire avrebbero effetti al rialzo sui prezzi, ha avvertito Lagarde, ma anche un effetto freno sulla crescita. E in ogni caso «non siamo ancora fuori pericolo, ci stiamo avvicinando ma non siamo fuori».

Intanto sono confermati tutti i livelli dei tassi di riferimento nell'area valutaria: zero sulle operazioni di rifinanziamento principali, 0,25% sulle operazioni di rifinanziamento marginali e meno 0,50% sui depositi presso la banca centrale stessa. Infine ha confermato a 20 miliardi di euro al mese il ritmo degli acquisti di titoli con il programma App, preesistente alla crisi.

Quello del futuro dell'App è un tema legato a doppio fino con il futuro del Pepp e la discussione è rinviata a dicembre, come più volte messo in rilievo da Lagarde, tanto che a un certo punto gli è stato anche chiesto perché mettesse tanta enfasi sulla riunione di fine anno (c'è anche chi, un po' indirettamente ha insinuato che si vogliano attendere gli esiti delle elezioni in Germania, a fine mese, circostanza che la presidente ha fermamente negato).

A ottobre «avremo tanto da discutere, non vi preoccupate, ma per quanto attiene al Pepp e alla sua durata la riunione importante sarà dicembre - ha replicato madame -. Il Pepp è un programma molto specifico, concepito per la pandemia e chiaramente quando finirà abbiamo tutti gli altri strumenti disponibili, tra cui l'App che ora è in pianta stabile nel nostro armamentario e che continuerà ad essere usato».

(con fonte Askanews)