2 giugno 2020
Aggiornato 01:30
Emergenza coronavirus

Per la Commissione europea è il giorno della svolta?

L'Esecutivo comunitario decide oggi di farsi carico dell'emissione di titoli comuni sui mercati finanziari per prestarli, con interessi bassissimi e a lungo termine, agli Stati membri che ne hanno bisogno

Video Agenzia Vista

BRUXELLES - Per la Commissione europea è il giorno della svolta: l'Esecutivo comunitario decide oggi, per la prima volta, di farsi carico dell'emissione di titoli comuni (bond) sui mercati finanziari per prestarli, con interessi bassissimi e a lungo termine, agli Stati membri che ne hanno bisogno, per finanziare (con 100 miliardi di euro) i meccanismi di sostegno al lavoro come la Cassa integrazione italiana. Ma altre iniziative simili «bond comuni europei per degli obiettivi comuni» seguiranno probabilmente per finanziare altre misure volte a sostenere la ripresa economica dopo la crisi provocata dall'attuale pandemia del Covid-19.

Lo ha spiegato, parlando stamattina Radio Anch'io su Radio uno Rai, il commissario europeo agli Affari economici e finanziari Paolo Gentiloni, entrando nei dettagli del programma comunitario «Sure», annunciato ieri dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. E prefigurando un meccanismo simile anche per il fondo comune che proporrà oggi il ministro francese dell'Economia Bruno Lemaire.

E' la fine di un vero e proprio tabù, ma con una puntualizzazione importante: se potranno essere definiti come «eurobond», questi titoli di emissione comune non configurano affatto una «mutualizzazione del debito» pregresso degli Stati membri; si tratta, invece, di uno strumento per finanziare in comune, con garanzie comuni e bassi tassi d'interesse uguali per tutti, le misure messe in campo oggi e in futuro dagli Stati membri per obiettivi definiti in comune. In altri termini, si tratterà di eurobond delimitati in modo preciso nel campo di applicazione e nel tempo.

Finora, è stata proprio la paura della «mutualizzazione del debito» che ha determinato il rifiuto di principio da parte degli Stati membri finanziariamente più forti, in particolare Germania e Olanda, di prendere in considerazione gli gli eurobond, chiudendo ogni discussione su questo prima ancora che cominciasse.

Gentiloni ha chiarito questo punto: il programma «Sure», ha detto, «è il passaggio, primo, simbolico, forse storico, alla messa in comune dell'impegno attuale e futuro. Io penso che questa distinzione (rispetto alla mutualizzazione del debito, ndr) non sia una distinzione soltanto, diciamo così, per avere un po' di benevolenza da parte dei paesi riluttanti. È una distinzione importante: noi qui stiamo parlando di mettere insieme le forze economiche tra Paesi che hanno livelli di debito e di accesso ai mercati diversi, per una situazione di emergenza».

«E questi 'Sure Bond', i Bond che verranno emessi per finanziare questi strumenti tipo cassa integrazione - ha aggiunto Gentiloni -, sono il primo esempio. Penso che ce ne saranno altri, discussione comincia ad essere, diciamo, più consapevole».

In una lettera pubblicata oggi da Repubblica, anche la presidente von der Leyen ha spiegato in che cosa consisterà il programma «Sure": «Esistono già strumenti a livello nazionale per aiutare i lavoratori e le aziende in tempi di crisi, ma la situazione attuale sta mettendo a dura prova le finanze dei paesi europei. L'Europa vuole dare una mano, stanziando nuove risorse per finanziare la cassa integrazione. L'Unione stanzierà fino a cento miliardi di euro in favore dei Paesi colpiti più duramente, a partire dall'Italia, per compensare la riduzione degli stipendi di chi lavora con un orario ridotto».

«Questo sarà possibile - ha sottolineato von der Leyen - grazie a prestiti garantiti da tutti gli Stati membri, dimostrando così vera solidarietà europea. Tutti i Paesi membri contribuiranno a rendere possibile questo nuovo strumento».

Gentiloni ha rilevato che si tratta di «una novità molto importante sia nel merito sia per quello che rappresenta. Nel merito è un fondo di 100 miliardi che verrà approvato formalmente oggi dalla Commissione Europea. I 100 miliardi servono a sostenere schemi tipo quello che abbiamo in Italia della Cassa Integrazione o Cassa Integrazione in deroga. Ci sono meccanismi simili in quasi tutti i paesi europei anche se hanno nomi diversi. In sostanza - ha continuato il commissario parlando a Radio Anch'io - è il sostegno alla possibilità che in momenti di crisi o addirittura di chiusura delle attività produttive, i lavoratori di grandi, piccole medie imprese restino legati alle loro imprese con il sostegno dello Stato. E l'Europa viene in soccorso a questi meccanismi tipo cassa integrazione, con questo fondo di 100 miliardi».

«Perché è importante anche in generale? Perché naturalmente è la prima risposta comune. C'è la necessità che, oltre a quella della BCE, ci sia una risposta comune dei paesi europei sul piano delle politiche di bilancio, e questo è il primo esempio concreto; e comincio a essere ottimista - ha affermato Gentiloni - che altri ne seguiranno».

Il commissario è quindi entrato un po' più nei dettagli: «Qui è la Commissione europea che va sui mercati ed emette bond. La Commissione ha la tripla A, ovvero la possibilità di ottenere, sul mercato dei titoli, dei bond con interessi bassissimi, e presta questi quattrini con scadenze di lungo termine ai diversi paesi. I paesi che lo utilizzeranno di più saranno i paesi con alto debito, ovviamente, perché hanno molta più difficoltà ad avere fondi».

C'è sempre l'altra ipotesi in discussione, quella di utilizzare le linee di credito del Mes, il Fondo salva Stati dell'Eurozona, che ieri il primo ministro italiano Giuseppe Conte ha detto di poter accettare solo se cambiasse natura, ovvero se fosse attivato senza condizionalità.

«Il Mes - ha ricordato Gentiloni - nasce in un'altra crisi. Una crisi finanziaria nella quale ci sono alcuni Stati da salvare sul piano finanziario. Vengono salvati la Grecia, il Portogallo e altri, con delle condizionalità pesantissime, con dei programmi di rientro molto pesanti. Questo strumento, così concepito, con queste condizionalità - ha sottolineato il commissario -, non è adatto alla crisi attuale. Il che non vuol dire, e ha ragione il presidente Conte, che con diverse regole non si possa usare anche questo».

«Ma - ha osservato il commissario - non ci fossilizziamo soltanto su questa questione, come purtroppo è successo ai ministri dell'economia 10 giorni fa e poi al Consiglio europeo, con l'effetto di una paralisi. Perché il concetto è: Abbiamo degli obiettivi comuni, li dobbiamo finanziare in comune. Lo abbiamo fatto come Commissione europea sulla disoccupazione; lo possiamo fare, a breve, col sostegno alla liquidità delle imprese attraverso la Banca europea degli investimenti; anche questo strumento comune, con quattrini comuni. Lo dobbiamo fare, a mio parere, anche per quella che sarà la rinascita: c'è la proposta francese di creare un fondo comune, di nuovo bond, per i quattrini che serviranno per il momento in cui saremo usciti dall'emergenza».

«Bond quindi non è una parolaccia: stiamo tutti parlando di bond comuni europei per degli obiettivi comuni», ha concluso Gentiloni.

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