17 ottobre 2019
Aggiornato 12:00
Europa

Bce, tutti i nomi per il dopo Mario Draghi

Il presidente della Bce dura in carica 8 anni, non rinnovabili. Va scelto «tra persone di riconosciuta levatura ed esperienza professionale nel settore monetario o bancario»

Il Presidente della BCE, Mario Draghi
Il Presidente della BCE, Mario Draghi ANSA

FRANCOFORTE - Il completamento delle elezioni europee segnerà l'avvio di una fase cruciale di nomine nella governance dell'Unione, che include i posti chiave della Commissione, l'esecutivo comunitario, e la pesante poltrona di presidente della Bce. La carica è attualmente ricoperta da Mario Draghi, il cui mandato si concluderà a fine ottobre, e la procedura di scelta del suo successore è stata di fatto «compressa» nei tempi proprio in attesa dell'appuntamento elettorale.

La Bce fa infatti parte di un complicato puzzle istituzionale, un articolato gioco di equilibri, pesi e contrappesi, interessi nazionali e sovranazionali non facili da comporre.

La Bce è l'istituzione che più di tutte simboleggia l'Unione economica e monetaria. Decide la linea comune di politica monetaria in sede di Consiglio direttivo, al quale partecipano tutti i governatori delle banche centrali nazionali dei 19 Stati membri.

Ma negli anni della guida Draghi, l'istituzione si è anche trasformata nel primo bastione di difesa dell'euro e dell'Unione monetaria stessa, operando una serie di interventi sempre più risoluti nel periodo in cui la crisi dei debiti pubblici sembrava intaccare le fondamenta della moneta condivisa. Sono ormai entrate nella storia recente le frasi pronunciate da Draghi nell'estate del 2012, durante un convegno a Londra, quando assicurò che la Bce avrebbe fatto tutto quel che era in suo potere per difendere l'euro (whatever it takes).

Fu quello l'inizio di un nuovo percorso della politica monetaria che sfociò prima nella creazione dello scudo antispread (Omt), poi nel sempre più marcato sconfinamento sull'uso di strumenti non convenzionali fino al lancio del quantitative easing della Bce (Pspp), l'acquisto di titoli di Stato dell'area mediante l'espansione del Bilancio, finalizzato ad evitare una caduta in deflazione.

Ma l'evoluzione della Bce sotto la guida Draghi è andata ben oltre. Ha infatti rappresentato un elemento chiave dell'unione bancaria, decisa dagli Stati proprio in risposta alla crisi, tramite la creazione del Meccanismo unico di Vigilanza (Ssm) presso la stessa istituzione, con un braccio autonomo guidato da un direttorio e un presidente separati. E su questo versante ci sta un elemento da considerare: la nomina del nuovo presidente della Vigilanza Bce, che dura 5 anni, non rinnovabili e che lo scorso gennaio è stata affidata ad un altro italiano, Andrea Enria, già presidente dell'Eba (l'Autorità bancaria europea).

Posto che non è codificata da nessuna parte la regola di quote nazionali su queste cariche apicali dell'Ue, il quadro attuale rende altamente improbabile che alla presidenza della Bce possa andare nuovamente un italiano.

Il presidente della Bce dura in carica 8 anni, non rinnovabili. Va scelto «tra persone di riconosciuta levatura ed esperienza professionale nel settore monetario o bancario», e, secondo quanto recitano i trattati dell'Unione europea, viene nominato dal Consiglio europeo che delibera a maggioranza qualificata, ma «su raccomandazione del Consiglio Ue e previa consultazione del Parlamento europeo e del Consiglio direttivo» della Bce stessa.

Quanto ai nomi dei possibili candidati alla successione, al momento circola una rosa limitata, ma va appunto tenuto presente che finora era rimasto tutto in sospeso in attesa delle elezioni europee. I papabili includono due francesi, il primo è Bénoit Coeuré, componente del Comitato esecutivo e con la delega chiave delle operazioni di mercato (quindi la supervisione del Qe). Si tratta probabilmente di colui che tecnicamente risulta più preparato sui compiti dell'istituzione.

L'altro transalpino è il governatore della Banca di Francia, François Villeroy de Galhau. Non è chiaro se potrebbe contare su un maggiore appoggio politico da parte di Parigi rispetto a Coeuré.

Altri due possibili candidati potrebbero arrivare dalla Germania. Innanzitutto Jens Weidmann, che in quanto presidente della Bundesbank sarebbe quasi un candidato di «default». Tuttavia sul suo nome ci sarebbero possibili resistenze. Viene infatti considerato un arcifalco nel Consiglio Bce e si è sempre opposto alle misure espansive per cui Draghi ha spinto, prima contro l'eurocrisi poi per evitare la deflazione. E alla luce dei fatti questa intransigenza si è rivelata sbagliata. La sua candidatura potrebbe essere osteggiata dai Paesi del Sud Europa e della periferia. E forse anche dalla Francia.

L'altro nome tedesco che è circolato, da ipotesi di stampa, è quello di Manfred Weber, parlamentare europeo e capogruppo del Ppe. Tuttavia si tratta di un politico senza esperienza presso istituzioni finanziarie, fattore su cui la stessa Bce potrebbe muovere obiezioni, anche se in parte la nomina di De Guindos potrebbe aver fatto da apripista.

Infine, altri due possibili contendenti arriverebbero dalla Finlandia. L'ex governatore della Banca centrale Erkki Liikanen, che come in altre situazioni analoghe potrebbe ambire ad essere quell'outsider su cui far convergenere consensi, godendo della non ostilità dei maggiori schieramenti. Infine si è autocandidato il suo successore, Olli Rehn, già commissario agli Affari economici ma che, come Weidmann, in quanto alfiere dell'intransigenza, oltre che artefice dei primi piani europei non proprio brillanti di salvataggio della Grecia, potrebbe incontrare ostilità da parte di vari Stati.

Va ribadito che la partita sulla Bce si incastra come anzi detto in una serie di nomine in altre istituzioni.

Il Parlamento Europeo

Lo stesso nuovo Europarlamento presenta una serie di caselle da riempire. Innanzitutto la carica di presidente, attualmente ricoperta dall'italiano Antonio Tajani. Dovranno poi essere ricomposte tutte le Commissioni parlamentari e rieletti i relativi presidenti, tra cui quella agli Affari economici e monetari ad oggi guidata da Roberto Gualtieri.

La Commissione Europea

Sempre a novembre, appena dopo la fine della presidenza Draghi, scadrà il mandato della Commissione europea, guidata dal lussemburghese Jean-Claude Juncker. In questo caso le posizioni chiave sui temi economici sono occupate dal lettone Valdis Dombrovskis, vicepresidente responsabile dell'euro, dal finlandese Jyrki Katainen, vicepresidente responsabile della crescita inclusiva, e dal francese Pierre Moscovici, commissario agli Affari economici e finanziari. Ma molto rilevanti sono anche i portafogli Commercio, concorrenza e mercato interno.

La Commissione è grossomodo l'equivalente comunitario di un governo, ma con caratteristiche istituzionali molto più ibride rispetto a un normale esecutivo nazionale. Infatti, oltre al ruolo esecutivo, ha una funzione centrale nelle decisioni tecniche in una molteplicità di settore. Inoltre la Commissione svolge il ruolo di autorità Antitrust su tutto il Mercato unico europeo, laddove su scala nazionale questo ruolo viene normalmente affidato a autorità indipendenti dal governo. E' anche guardiana dei trattati Ue e vigila sulla corretta applicazione del diritto comunitario negli Stati membri.

Infine, non meno cruciale, la Commissione detiene il monopolio dell'iniziativa legislativa sulle leggi che vengono discusse e approvate da Europarlamento e Consiglio Ue.