23 aprile 2019
Aggiornato 06:00
Conti pubblici

Governo e maggioranza alla prova del Def e non solo

Quella che si apre sarà una settimana delicatissima sul fronte dell'economia e per la stessa tenuta dell'esecutivo giallo-verde. Tria rientra prima dell'Ecofin. Verso stima Pil 2019 a +0,3-0,4%

Il Ministro dell'Economia, Giovanni Tria
Il Ministro dell'Economia, Giovanni Tria ( ANSA )

ROMA - Governo e maggioranza alla prova del Def e non solo. Quella che si apre sarà una settimana delicatissima sul fronte dell'economia e per la stessa tenuta dell'esecutivo giallo-verde. Troppi i temi caldi sul tavolo che rischiano di infuocare ancora di più un clima già di per sé tesissimo. Al primo posto c'è il nodo dei rimborsi per i riparmiatori truffati dalle banche che dopo il nulla di fatto allo scorso Consiglio dei ministri dovrà essere affrontato e risolto nei primi giorni della prossima settimana. Lunedì Conte ha convocato le associazioni dei risparmiatori e, se sarà trovata la quadra, martedì il Cdm dovrebbe finalmente mettere un punto alla vicenda che ha scatenato un duro scontro tra i ministri Luigi Di Maio e Giovanni Tria.

Entro il 10 l Def

Ma il piatto-clou dei prossimi giorni sarà il Documento di economia e finanza con le nuove previsioni macroeconomiche e di finanza pubblica che il Governo deve licenziare entro il 10 aprile e inviarlo entro il 30 a Bruxelles corredato dal Piano nazionale di riforma. La macchina è già in moto per cercare di arrivare all'approvazione del documento nello stesso Consiglio dei ministri di martedì ma, considerando tutti gli altri dossier, non si può ad oggi escludere uno slittamento dei tempi anche oltre il termine del 10. Proprio per lavorare alla fase finale del Def, il ministro Tria lascerà in anticipo l'Ecofin di Bucarest e rientrerà a Roma nella notte. E proprio per discutere degli obiettivi dell'Italia in vista dell'imminente presentazione del nuovo quadro macroeconomico il responsabile dell'Economia italiana ha avuto un colloquio con il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrowskis, nella capitale rumena.

Le previsioni si profilano peggiori

Ma la pubblicazione delle nuove stime rischia di rivelarsi un'altra vera e propria gatta da pelare per il ministro Tria già nel mirino dei due principali partiti di governo. Le previsioni si profilano tutte peggiori rispetto a quanto era stato promesso nei mesi scorsi e se venissero scritte nero su bianco nel Def, l'esecutivo ammetterebbe di fatto il fallimento delle sue promesse sull'economia, in particolare quelle sull'aumento della crescita, sulla riduzione del deficit e del debito.

Crescita vicino allo zero

Per cercare di uscire da questo vicolo cieco i tecnici sono al lavoro per provare a far aumentare di qualche decimale le stime di crescita (realisticamente molto vicine allo zero, intorno allo 0,1%) scontando l'impatto del dl crescita appena approvato ma formula 'salvo intese' e dello sblocca-cantieri anche questo licenziato con riserva. Questo vuol dire che per scontare la spinta alla crescita delle nuove misure queste dovranno vedere la luce entro l'approvazione del Def, complicando ulteriormente il quadro e ingolfando le scrivanie di ministro e tecnici. Anche perché su molte di queste stesse norme non c'è ancora l'intesa nel governo.

C'è poi il probela del deficit

Grazie agli effetti dei due provvedimenti la previsione sulla crescita potrebbe salire fino allo 0,3-0,4%, comunque ben al di sotto dell'1% dell'ultima stima governativa. Si tratterebbe di una differenza minima, di pochi miliardi, ma che avrebbe un impatto mediatico per l'esecutivo meno disastroso rispetto a una crescita nulla. C'è poi il problema del deficit (che dovrebbe salire dal 2,04% al 2,3%), ma ancora di più quello del debito su cui il governo aveva previsto un calo dell'1% tutto basato su un ambizioso programma di privatizzazioni per ben 18 miliardi per quest'anno al momento completamente disatteso.

Spazi di manovra inesistenti

Spazi per promesse e misure di spesa sono quindi inesistenti. Un rospo difficile da ingoiare per Di Maio e Salvini alla vigilia dell'imminente scadenza elettorale in Europa.