18 dicembre 2018
Aggiornato 22:30

Manovra, Tria il tecnico attende le scelte "politiche". Ma su Rdc e Fornero non si torna indietro

Al termine dell'Ecofin a Bruxelles il ministro ha precisato che sono "necessarie decisioni politiche, ma restano reddito e quota 100"

Il ministro dell'Economia Giovanni Tria con il premier Giuseppe Conte
Il ministro dell'Economia Giovanni Tria con il premier Giuseppe Conte (ANSA/ANGELO CARCONI)

BRUXELLES - «Il dialogo va avanti», ora «dobbiamo raggiungere risultati» e per questo «sono necessari atti concreti: stiamo studiando varie possibili opzioni, che rimangono possibili fin quando non vengono valutate politicamente. E' necessario prendere decisioni politiche, e verranno prese». Il ministro dell'Economia Giovanni Tria ha confermato, parlando con la stampa al termine dell'Ecofin a Bruxelles, quello che hanno detto i suoi interlocutori della Commissione europea: nel negoziato in corso sulla manovra finanziaria italiana il clima è buono, ma ora bisogna stringere per trovare delle soluzioni concrete, dei compromessi che, senza mettere in discussione le principali scelte e le priorità del governo, le rendano compatibili, soprattutto in termini di saldi di bilancio, con il Patto di Stabilità dell'Eurozona, sia pure interpretato con flessibilità. «Bisogna ovviamente andare incontro alle esigenze, alle richieste della Commissione, per poter arrivare a evitare la procedura. Si tratta di conciliare le priorità del governo, le riforme che vuole mettere in campo, che devono essere preservate, con l'avvicinamento alle necessità, secondo le regole giuridiche della Commissione, per poter evitare la procedura», ha spiegato il ministro. «Quindi si tratta di esaminare le varie soluzioni possibili e poi prendere le decisioni politiche».

Divisione dei compiti
Rispondendo a una domanda sulla «divisione dei compiti», che sembra esserci fra lui, al livello tecnico, e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al livello politico, nel negoziato con Bruxelles, Tria ha ricordato che «il governo agisce sempre collegialmente, ma è chiaro che le divisioni dei compiti ci sono sempre state, non è da oggi. E' chiaro che da sempre il ministro dell'Economia e il suo ministero seguono tutte le possibili soluzioni tecniche». Con questo governo, «ciò avviene da luglio, non è un fatto di oggi. Poi è chiaro che vanno prese le decisioni politiche ed è il Presidente del Consiglio che ha il compito di sintetizzarle».

Non bisogna per forza arrivare a - 0,1%
A chi gli chiede come sarà possibile conciliare l'aumento del disavanzo previsto dalla manovra con una riduzione del deficit strutturale pari almeno allo 0,1% del Pil, come sembra chiedere la Commissione, il ministro ha replicato: «Si possono fare varie cose, non è che bisogna arrivare a questi numeri. Ci sono varie possibilità e ne stiamo discutendo. Ma è inutile discuterne in pubblico - ha osservato -, fino a quando non vengono discusse a livello prima politico» entro il governo, «e poi con la Commissione». Quanto alla scadenza entro cui bisognerà trovare l'accordo con la Commissione, Tria ha indicato che «i tempi non sono lunghi», e che non è la Commissione ad aver fissato dei termini, ma «esistono dei termini ben precisi» a livello procedurale, «e quindi i tempi sono stretti» ha insistito.

Non si tratta su Rdc e Fornero
Tria ha poi ricordato ancora una volta l'importanza delle due riforme prioritarie della manovra, il reddito di cittadinanza e la rimodulazione della riforma Fornero sulle pensioni. «Ripeto queste priorità politiche del governo, devono essere salvaguardate e portate avanti, altrimenti non c'è il governo». E dunque, gli è stato chiesto, rimane «Quota 100»? «Certamente - ha risposto il ministro - quella è una priorità del Governo, è una delle due priorità insieme al reddito di cittadinanza, e queste due priorità non sono in discussione; ma come sapete i disegni di legge ancora non esistono, si stanno studiando le stesure». «Evidentemente - ha spiegato Tria - quello che ancora va definito è il costo delle misure in base ai disegni di legge. Sono state accantonate nel famoso Fondo per queste due misure le risorse. Poi è chiaro che una valutazione attenta di quale sia il costo di queste misure è possibile solo quando ci saranno i disegni di legge».

No alla recessione
Un cronista ha chiesto infine al ministro se l'attuale rallentamento dell'economia renda più facile o più difficile il raggiungimento di un accordo con Bruxelles. «Io preferirei - ha replicato Tria - che l'economia non andasse in recessione, accordo non accordo; quindi non è questo che influenza». Ma, ha osservato, «è ovvio che quando si è in condizioni più complicate, in recessione, beh questo pone dei punti a favore dell'idea che bisogna sostenere l'economia. Certo - ha ammesso -, questo crea altri problemi per quanto riguarda i conti pubblici. Speriamo di non andare in recessione e di fare una manovra che, almeno, ostacoli questo rallentamento dell'economia», ha concluso il ministro.

I tempi
In effetti, dopo il sostegno del Comitato economico e finanziario dell'Ue di giovedì scorso al rapporto 126.3 della Commissione sulla regola del debito, in cui viene definita «giustificata» l'apertura di una procedura per deficit eccessivo a carico dell'Italia, la palla torna ora all'esecutivo comunitario. Il collegio dei commissari dovrà ora presentare al Consiglio Ecofin la proposta di apertura della procedura relativa alla mancata riduzione del debito pubblico dell'Italia, e una proposta di raccomandazione di misure correttive. La prossima riunione dell'Ecofin sarà il 22 gennaio, e la riunione del collegio dei commissari del 19 dicembre viene considerata a Bruxelles come l'ultima occasione per varare le due proposte. E' dunque molto probabilmente questa data, entro due settimane da oggi, come scadenza entro cui si dovrà arrivare a un accordo con l'Italia se si vuole evitare la procedura.