18 dicembre 2018
Aggiornato 22:00

Boccia: sì Tav e no alla manovra, pazienza al limite. Conte si dimetta se non convincerà Salvini e Di Maio

"Conte si dimetta se Salvini e Di Maio non arretrano sui 4 mld" tuona il presidente di Confindustria da Torino dove si sono riunite 22 associazione per il rilancio delle infrastrutture

Vincenzo Boccia, presidente Confindustria, durante la convention a Torino "Infrastrutture per lo sviluppo: TAV, l'Italia in Europa"
Vincenzo Boccia, presidente Confindustria, durante la convention a Torino "Infrastrutture per lo sviluppo: TAV, l'Italia in Europa" (ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO)

TORINO - Non solo Torino-Lione, ma anche il rilancio degli investimenti in infrastrutture e in misure per la crescita del Paese: sono i temi al centro di "Infrastrutture per lo sviluppo-Tav, L'Italia in Europa", che ha portato a Torino alle Officine Grandi Riparazioni circa tremila imprenditori in rappresentanza di 12 associazioni di categoria Confindustria, Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato, Cna, Casartigiani, Legacoop, Confcooperative, Agci, Confagricoltura, Confapi, Ance. E a Torino viene anche siglato un manifesto con cui le varie categorie produttive vogliono mettere nero su bianco il loro sì alla Tav, alle infrastrutture strategiche europee, al futuro, allo sviluppo e alla crescita sostenibile. Ma il summit tra gli esponenti della cosiddetta Italia che produce o "partito del Pil" come lo ha ribattezzato qualcuno, ben presto si trasforma in un coro di critiche nei confronti del governo. "Torino è una città simbolo. Siamo qui con 12 associazioni, compresa la nostra, che sono rappresentanti di agricoltori, artigiani, commercianti, esercenti, cooperative, industria, di oltre 3 milioni di imprese e il 65% del Pil con oltre 13 milioni di dipendenti", ha detto il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia.

Contro la manovra
"Il messaggio è chiaro: sì alla Tav Torino-Lione, sì alle infrastrutture, sì alla crescita, perché le infrastrutture sono un'idea di società, includono, e sono un'idea di visione del Paese, centrale tra Europa e Mediterraneo, aperta a Est e a Ovest", ha aggiunto Boccia, che dal palco delle Ogr non rinuncia a fare qualche affondo nei confronti del governo. Il numero uno di Confindustria lancia l'avvertimento: "La pazienza è al limite. La stagione degli alibi è finita oggi». Poi l'affondo contro la "manovra del popolo": "Siamo contro questa manovra perché non ha nulla per la crescita", ha puntualizzato Boccia invocando "equilibrio tra le ragioni di consenso e quello di sviluppo». Basta con la "dimensione della perenne campagna elettorale", ha sollecitato Boccia, giungendo persino a invitare il premier Giuseppe Conte alle dimissioni, se non riuscirà a convincere i due vice Luigi Di Maio e Matteo Salvini a limare la manovra per evitare la procedura di infrazione Ue. Questa manovra costa 41 miliardi di euro, di cui 18 per pensioni e reddito di cittadinanza, spiega Boccia. "Per appena 4 miliardi evitiamo la procedura di infrazione. Se fossi Conte direi ai due vicepremier di togliere due miliardi l'uno e due miliardi l'altro. Se non lo fanno, nei panni di Conte mi dimetterei e denuncerei all'opinione pubblica subito chi non vuol arretrare». Il 5 dicembre il governo ha convocato i vertici locali di Confindustria, "e questo la dice lunga sulla visione localistica che ha questo governo della Torino-Lione. Siamo qui per dire che l'opera è una questione nazionale", ha tuonato Boccia. E qui arriva la promessa per Di Maio: "Se ci convoca tutti e dodici il 5 dicembre noi non lo contaminiamo». Mentre per Matteo Salvini il messaggio è: "Si occupi e preoccupi dello spread", visto che, ha fatto notare Boccia, la Lega è stata votata da molti industriali del Nord.

Perché sì alla Tav
Per tutto il pomeriggio alle Ogr si è parlato di Torino-Lione. E si sono evocati anche i costi fantomatici di un eventuale stop: "Sono stati investiti 1,5 miliardi, di cui 500 milioni da Francia e altrettanti dall'Europa. Se si chiudono i cantieri dobbiamo restituire 1 miliardo: nessuno ci fa lo sconto", ha messo in guardia Boccia. Sul megaschermo intanto sfilano le immagini del tunnel del Frejus e da più parti si sottolinea che non è più adeguato agli standard di sicurezza odierni. Nel documento finale firmato a Torino a sostegno della Tav si parla di una crescita economica legata ai cantieri per la Torino-Lione tra il 2020 e il 2027 di 11,3 miliardi di euro, quasi 1 miliardo l'anno, non contando i costi di investimento, con un'occupazione aggiuntiva di circa 5mila addetti. Si parla inoltre di riduzione di 3 milioni di tonnellate di CO2, quando le merci passeranno da gomma a rotaia.

"Senza infrastrutture non c'è crescita"
Per Patrizia De Luise, presidente di Confesercenti che viene da Genova, il tema della sicurezza è tutt'altro che secondario. "Abbiamo passato 30 anni a parlare del ponte di Genova, fino a quando è crollato. Ora non sappiamo neanche quando ne avremo uno nuovo e molte imprese sono in sofferenza. Senza contare che rode a tutto il Paese lo stop al Terzo Valico", ha detto De Luise. "Senza infrastrutture non c'è crescita. Se ai segnali di rallentamento dell'economia si aggiunge il no alle infrastrutture, il rischio di avere una caduta di fiducia è grande", ha ipotizzato il presidente di Cna, Daniele Vaccarino, per cui "è assurdo che si voglia bloccare opere che hanno avuto i finanziamenti europei. La Torino-Lione è fondamentale, può essere fonte di lavoro anche per le piccole imprese che possono essere coinvolte nelle opere minori e nelle manutenzioni".

"Non solo un passaggio di merci, ma un passaggio culturale"
"Qui siamo davanti non solo ad un passaggio di merci, ma ad un passaggio culturale. Il problema dell'Italia non e' certo solo la Tav, c'è anche la banda ultra larga e ci sono i porti" ha premesso il presidente di Confapi, Maurizio Casasco, sollecitando "una politica industriale e di sviluppo" e chiedendo al governo di "abbattere il cuneo fiscale e di ridurre la burocrazia" piuttosto che mettere in campo misure assistenzialiste. "E' follia dare il reddito di cittadinanza, perché è come dare agli italiani qualche pesce al posto della canna da pesca", ha aggiunto il numero uno di Confapi, lamentando che "nel paese c'è una politica antindustriale, che bolla gli imprenditori come quelli che inquinano ed evadono, come prenditori». Ancora più duro contro il governo, Gabriele Buia, presidente Ance: "sono assurdi certi discorsi retrogradi del governo. Stiamo mettendo il nostro futuro in mano a gente che non ha a cuore l'Italia». "L'economia sta rallentando e questo per noi e' motivo di fortissima preoccupazione. Abbiamo bisogno di piu' crescita e occupazione, oggi siamo qui per dire si' allo sviluppo e agli investimenti strategici", ha detto Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, facendo il conto che "le carenze infrastrutturali e le conseguenti inefficienze logistiche e limiti di accessibilità costano all'Italia circa 34 miliardi di euro l'anno in termini di Pil». "Noi non siamo qui contro o per qualcosa, siamo qui per l'Italia, per un progetto infrastrutturale e per la crescita del Paese", ha detto il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti.