15 dicembre 2018
Aggiornato 09:30

Draghi dribbla la polemica con Salvini: «Oggi non commento»

Ai giornalisti italiani, che gli avevano chiesto cosa pensasse delle dichiarazioni del vicepremier, il presidente della Banca centrale europea non ha risposto
Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi
Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi (Julien Warnand | EPA)

BRUXELLES – Il presidente della Bce, Mario Draghi, si tiene alla larga dalle polemiche, rispondendo con un sorriso e un «no comment» ad alcuni giornalisti italiani che gli avevano chiesto cosa pensasse delle dichiarazioni del vicepremier Matteo Salvini (dettosi pronto a salvare eventualmente delle banche italiane che ne avessero bisogno). «Non vorrei. Oggi non facciamo commenti», ha risposto a margine di una conferenza nell'auditorium della Banca Nazionale del Belgio.

Richiamo all'indipendenza della Banca
Il suo intervento è stato invece occasione per rilanciare il messaggio sull'importanza che va accordata all'autonomia della Banca centrale, che secondo Draghi gli stessi legislatori devono difendere. Il discorso era previsto (e forse preparato) da tempo e non per forza il tema va collegato alla strettissima attualità. Anche perché non è solo la politica in Italia che potrebbe ritenersi destinataria di richiami sull'autonomia delle Banche centrali. Anche quella della Germania negli ultimi anni, in più occasioni, ha mostrato insofferenza alla linea dell'istituzione. Per non parlare del presidente Usa Donald Trump, che con la sua verve sta moltiplicando gli attacchi alla Federal Reserve (spesso con tweet pepati) mentre questa si appresta a proseguire la manovra di stretta sui tassi. L'intervento di Draghi, inoltre, è anche servito per ribadire che la politica monetaria accomodante ha aiutato tutti: non solo alcuni Paesi. E che se emergesse una nuova crisi, la Bce dovrebbe correggere nuovamente la rotta, rispetto alla manovra di progressiva rimodulazione degli stimoli monetari prevista.

La politica monetaria ha aiutato i Paesi e i poveri
Il tema chiave comunque era l'efficacia di una Banca centrale, su cui «la credibilità è essenziale e quindi i legislatori devono puntare ad avere una Banca centrale credibile – ha affermato Draghi – La credibilità poggia sull'indipendenza: la Banca centrale non deve essere soggetta al dominio della politica o del bilancio statale e deve essere libera di scegliere gli strumenti più appropriati per perseguire il suo mandato. I legislatori devono quindi proteggere l'indipendenza delle banche centrali, dato che è essenziale per adempiere al mandato che essi stessi hanno definito. Le ricadute distributive della politica monetaria, se ci sono, e altri rischi come l'azzardo morale e la stabilità finanziaria devono essere gestiti con altri strumenti», ha detto Draghi. Come la politica di bilancio, le politiche macroprudenziali e la vigilanza bancaria. Inoltre, Draghi ha nuovamente smentito che la linea morbida abbia avuto alcuni Stati favoriti rispetto ad altri. Ha aiutato tutti e se proprio qualcuno ne è stato maggiormente giovato sono state «le famiglie a basso reddito e con meno liquidità». E «se guardiamo all'effetto che il calo dei tassi di interesse ha avuto nei vario Paesi, non vediamo un quadro di paesi 'creditori' che ci perdono e Paesi 'debitori' che ci guadagnano. In realtà, avendo una ampia posizione netta di investimento internazionale, la Germania ha guadagnato leggermente dai tassi bassi – ha rilevato Draghi – incassando sui tassi d'interesse più di quanto abbia dovuto pagare sui tassi di interesse». Infine, se dovessero emergere nuove sfide e crisi «potremmo essere chiamati a aggiustare ancora una vola la nostra linea di intervento, in modo da perseguire il nostro mandato. Gli strumenti che dispiegheremo in queste situazioni e le salvaguardie che li accompagneranno saranno proporzionali alla natura delle sfide che fronteggeremo, ed è cruciale che ad ogni momento risultiamo trasparenti e responsabili».