26 giugno 2019
Aggiornato 23:30
Previdenza

Pensioni d'oro, Elsa Fornero spaventa il governo

A essere colpite le pensioni da 4 mila euro nette in su. Ma l'ex ministro prevede «una pioggia di ricorsi. E molti, se non tutti, saranno fondati»

ROMA - Ci siamo. Quasi. Il taglio delle pensioni d'oro si avvicina. A essere colpite saranno le pensioni da 4 mila euro nette in su. Secondo le prime indiscrezioni della misura sulla quale sta lavorando il Governo si parla di una sforbiciata tra il 10 e il 20 percento. Secondo i calcoli saranno circa 158 mila i pensionati che subiranno il ricalcolo, con un 'recupero' stimato di circa 500 milioni l'anno che sarà redistribuito sulle pensioni minime e su quelle sociali. Parliamo ancora di stime, ovviamente. Ma la notizia degli ultimi giorni è che a 'pagare' non saranno solo gli assegni futuri, ma già quelli di gennaio 2019. Questo è quanto previsto dal progetto di legge depositato alla Camera da Francesco Uva (M5s) e Riccardo Molinari (Lega). Il taglio riguarderà le pensioni che superano gli 80 mila euro lordi annui. Oltre questa soglia, non si salverà nessuno: pensionati pubblici, privati, di ieri, di oggi e di domani. Di fatto la parte retributiva sarà ridotta in relazione all'età in cui ci si è pensionati, penalizzando quindi chi è andato in pensione prima. 

Fornero avverte il Governo: «Ci sarà una pioggia di ricorsi»
A 'gufare', però, c'è sempre lei: Elsa Fornero. Ma stavolta più che da uccello del malaugurio ha indossato i panni dell'aruspice. Quella in discussione, per l'ex ministro è «un pasticcio». La norma è «tecnicamente confusa» e, soprattutto «pericolosa». La previsione: una pioggia di ricorsi che, secondo lei, saranno «tutti fondati». Le critiche però non sono solo sull'effetto finale della riforma, ma anche sul suo approccio. A partire dal nome. In una recente intervista a Repubblica ha infatti contestato il fatto stesso di chiamarle 'pensioni d'oro': «Mi pare un eccesso. Un modo per accentuare il risentimento popolare». Fornero sottolinea poi una contrapposizione della bozza: «Da una parte si vuole valorizzare il metodo contributivo, applicandolo al passato. Dall'altra, con il presunto smantellamento della Fornero, si ribadiscono 'diritti acquisiti' scarsamente compatibili con il nuovo metodo». Da qui il rischio di una pioggia i ricorsi.

Il ddl depositato alla Camera
Il ddl potrebbe essere incardinato già a settembre e approvato prima dell'avvio della discussione della legge di bilancio. Almeno questo è l'obiettivo. A essere interessati dai tagli saranno gli assegni «dei lavoratori dipendenti pubblici e privati, degli autonomi e dei vari fondi confluiti all’interno dell’Inps compresi i dipendenti pubblici». Di fatto, si tratterà a tutti gli effetti di un ricalcolo degli assegni, che sarà effettuato non in base ai contributi effettivamente versati ma all'età dalla quale si è cominciato a percepire l'assegno.

Pensioni, cosa cambia in concreto
Di fatto il primo parametro inserito nel ddl è l'importo lordo della pensione: 80 mila euro l'anno, circa 4 mila euro netti al mese. Secono parametro, l'età della pensione di vecchiaia: dal 2019 in poi sarà di 67 anni (come previsto dalla legge Fornero). Si scenderà verso soglie più basse fino ad arrivare ai 63 anni e 7 mesi per chi ha lasciato il lavoro tra il gennaio 1974 e il dicembre 1976. Terzo parametro: i coefficienti che trasformeranno la somma totale versata nella 'rendita' finale. Così facendo, si andrà a colpire la quota retributiva e si penalizzerà chi è uscito prima dal mondo del lavoro. Ed è qui che potrebbero entrare in gioco i ricorsi per incostituzionalità del provvedimento in quanto si tratterebbe a tutti gli effetti di un ricalcolo da retributivo e contributivo. E il risultato sarebbe, in concreto, un prelievo fiscale che colpirebbe solo una parte dei pensionati. «Una modifica del criterio di calcolo» ha spiegato Renato Brunetta «peraltro già ipotizzata in passato dal presidente dell'Inps, Tito Boeri, per rimanere nei limiti di costituzionalità dovrebbe però applicarsi in modo eguale e proporzionale a tutti i trattamenti pensionistici, a prescindere dall'importo, sotto e sopra la soglia dei 4.000 euro netti indicata dal progetto di legge, dovrebbe applicarsi a tutta la previdenza obbligatoria comprese le casse dei professionisti (giornalisti, avvocati, ingegneri, ecc.)».

Ma il M5s non ha paura: «Incostituzionali sono le pensioni da capogiro»
Immediata, ovviamente, la replica di uno dei firmatari del ddl, il capogruppo del Movimento 5 Stelle alla Camera, Francesco D'Uva. «Finalmente l governo c'è qualcuno che vuole davvero mettere fine alle ingiustizie e agli abusi dei più ricchi. Si mettano l'anima in pace. Con il taglio delle pensioni d'oro vogliamo cancellare le indecenze perpetrate e accettate per troppo tempo, riaffermando il principio per cui hai diritto a percepire tanto quanto hai versato. Questo significa riportare un po' più di equità sociale nel nostro Paese». Per D'Uva «l'unica cosa incostituzionale, oltre che ingiusta, odiosa e irragionevole, è il fatto che esistano pensioni da capogiro, non giustificate dai contributi versati, quando milioni di italiani, che hanno lavorano duramente una vita intera sono costretti a sopravvivere con cifre indignitose».