17 ottobre 2019
Aggiornato 07:30
Previdenza

L'avvocato: «Perché diciamo no al taglio delle pensioni d'oro»

Luca Canevari sta raccogliendo i ricorsi contro il provvedimento proposto dal Movimento 5 stelle: «I pensionati sono stufi e inferociti», racconta al DiariodelWeb.it

Avvocato Luca Canevari, il suo studio Dirittissimo si è concentrato sul taglio delle cosiddette pensioni d'oro, che definite addirittura incostituzionale.
Esatto. E sicuramente lo è.

Mi spiega i motivi?
Negli ultimi anni la Corte costituzionale ha respinto le questioni di legittimità costituzionale, sia rispetto al blocco della perequazione automatica...

Cioè, per capirci, al blocco dell'inflazione.
Esattamente. Sia per l'ultima normativa sul contributo di solidarietà.

La traduco così: la Corte costituzionale dice che le pensioni non si possono toccare.
Non si possono toccare, specifichiamo, nel loro importo, che costituisce il cuore del diritto alla pensione. Le ultime sentenze della Corte hanno detto che lo Stato può bloccare la perequazione o chiedere un contributo di solidarietà agli assegni più alti, ma solo per un certo periodo di tempo.

Quindi, temporaneamente si può chiedere un sacrificio ai pensionati, ma poi bisogna tornare all'importo originario.
Esattamente.

Invece, la proposta del Movimento 5 stelle prevede un intervento definitivo.
Sì. E i vulnus alla Costituzione sono due. In primo luogo, il taglio della perequazione incide esclusivamente su un importo ulteriore, quello che fa riferimento all'indice Istat. La pensione di base resta quella, non viene intaccata, semplicemente non viene rivalutata. Questa misura del M5s, invece, aggredisce proprio l'importo di base, e questo la Corte costituzionale non lo ha mai tollerato.

Mi sembra di risentire la stessa questione dei diritti acquisiti che si tira fuori quando si ricorre contro il taglio dei vitalizi dei politici.
Qui si va anche oltre. Non si dice solo che non si può toccare la pensione, perché altrimenti i pensionati non hanno più la certezza di cosa avranno in futuro. Ma c'è direttamente la violazione di un diritto costituzionalmente garantito: quello dell'integrità e dell'adeguatezza della pensione, previsto dall'articolo 38 della Costituzione.

Sono già in tanti ad essersi rivolti a voi per i potenziali ricorsi, nel momento in cui questo provvedimento dovesse diventare legge?
Sì, abbiamo già numerosi ricorrenti che ci hanno contattati. Diversi pensionati, specie quelli che percepiscono assegni non bassi, ci dicono con rabbia che non è assolutamente giusto che continuino a decurtare le loro pensioni, come ormai accade da anni. Sono stufi e inferociti.

Sono sul piede di guerra.
Giustamente. Peraltro, un'ulteriore violazione costituzionale consiste nel fatto che i pensionati che percepiscono una pensione alta hanno anche versato molti contributi.

Non è detto, perché ci sono anche quelli andati in pensione con il retributivo.
Sicuramente. Però c'è una folta parte che ha dato molti contributi. Se io verso dei miei importi all'Inps, per dedicarli in futuro alla mia pensione, chiedo che vengano custoditi affinché io ne possa usufruire in anzianità. Se questi importi, un domani, mi vengono tolti, è una violazione del mio diritto di proprietà su quelle somme. Che non mi vengono graziosamente concesse.

Lasciamo perdere chi ha pagato tutti i contributi, ed è giusto che li riceva indietro fino all'ultimo centesimo. Ce ne sono tanti invece che, usufruendo del retributivo, si sono visti alzare lo stipendio nell'ultimo anno di lavoro per avere delle pensioni più alte. Se ad una di queste persone, che magari guadagnano più di 5 mila euro al mese, si chiede un sacrificio per alzare gli assegni che non arrivano a 780 euro e lui fa ricorso, magari legalmente avrà ragione, ma moralmente è difficile da comprendere per un cittadino.
Assolutamente.

Lei come ribatte?
Ci sono sicuramente dei casi di abusi, non lo metto in dubbio. Ci sono pensionati con il retributivo che hanno versato molti contributi e altri che per decine di anni hanno percepito stipendi bassi, ma negli ultimi due o tre anni magicamente sono stati promossi a mansioni molto superiori nella stessa impresa, e quindi sono andati in pensione con importi molto più elevati. Dal punto di vista legale, la Corte costituzionale ha legittimato, da almeno trent'anni, il taglio della pensione se il livello di contribuzione è particolarmente basso.

In pratica se, anziché fare un taglio orizzontale andando a colpire tutti, si prendesse di mira solo gli abusi più macroscopici, questo provvedimento avrebbe fondamenti legali?
Di sicuro sarebbe più legittimo rispetto ad un provvedimento che, anche se hai versato molti contributi, taglia la pensione comunque. Abbiamo tanti ricorrenti che, facendo i calcoli, hanno un assegno giustificato dai contributi versati. C'è da dire, però, che la certezza giuridica riguarda anche chi non ha versato molti contributi e poi si è visto attribuire una pensione elevata.

Una volta che lo Stato ha commesso questo errore, è molto difficile tornare indietro.
Sì. È successo in un caso molto specifico e grave: quello delle baby-pensioni. C'è stato un provvedimento, che ormai ha vent'anni, che aveva decurtato in parte il loro importo: in quel caso è stato dichiarato legittimo, perché la differenza tra contribuzione e pensione percepita era fortissima, eclatante. Diventa più difficile quando la differenza non è così plateale e ingiustificata.