23 settembre 2018
Aggiornato 18:00

La Germania fonda un nuovo Reich grazie all'immenso patrimonio aurifero accumulato in settant'anni di dominio

Il record di lingotti tedeschi e la possibilità che la Germania esca dall'Unione Europea e dall'euro: perché?
La cancelliera tedesca Angela Merkel
La cancelliera tedesca Angela Merkel (EPA/FELIPE TRUEBA)

BERLINO - Sembra una storia d'altri tempi, uscita da un romanzo di Alexandre Dumas. Un tesoro fatto di oro, nascosto nelle viscere della terra, costruito chissà come durante settant'anni di battaglie. Un tesoro che ammonta a ben 3367 tonnellate di oro, rigorosamente composto da lingotti, che la Germania ha accumulato dalla fine della Seconda guerra mondiale. Il secondo patrimonio aurifero del mondo, dopo quello statunitense, pari al doppio. Un tesoro che spiega l’eterno incantesimo del più magico dei minerali, la pietra filosofale che apre ogni porta ancora oggi: nell’epoca delle criptovalute e della smaterializzazione del tutto, perfino dell'essere umano stesso, l’oro rimane l’unico elemento materiale, divino e metafisico che vale. Vale in termini storici, antropologici, e vale soprattutto in termini etici. La propaganda a mezzi di comunicazione unificati con eroico impegno da decenni tenta di sostituire l’oro con la moneta cartacea, la moneta immateriale oggi, o altre evoluzioni, o involuzioni, abbassa la testa. E' una storia vecchia, ma sempre attuale. L’unica cosa che conta, alla fine, nei momenti in cui è necessario mettere in chiaro quali sono i termini del valore umano, è l’oro.

Da dove arriva tutto questo oro
La Germania uscita dalla Seconda guerra mondiale era un paese in macerie: le sue riserve auree furono tutte, interamente, «confiscate» dagli alleati. Nel momento in cui Hitler si spara un colpo di revolver alla testa, in Germania non è presente un grammo di oro. Dopo settant'anni quel paese è il secondo detentore mondiale, dopo gli Usa, di lingotti d’oro. Jens Weidmann – il superfalco dell’austerità che potrebbe prendere il posto di Mario Draghi -, presidente della Buba, la banca centrale tedesca, spiega con parole leggere questo enorme processo di accumulazione primaria: «Le nostre riserve auree sono anche un segno del miracolo economico tedesco dopo la Seconda guerra mondiale, come lo sono stati il marco tedesco e il Maggiolino della Volkswagen». 

«L’oro dei tedeschi»
La storia del trionfo tedesco, dopo la macerie, è racchiusa in un grosso volume edito dalla Bundesbank stessa, che prende un nome vagamente nazionalista e socialista: «L’oro dei tedeschi». Un grosso volume in cui si spiega, tra le altre cose, come è avvenuto questo accumulo. In passato il saccheggio dell’oro nei paesi del nuovo continente fu l’origine delle grandi masse d’oro accumulate da stati e banchieri in Europa: oggi, a distanza di qualche secolo, da Cortez e Montezuma, il processo ha preso forme meno enfatiche e volgari, ma è sempre lo stesso. L’origine dell'oro dei tedeschi nasce con la Guerra fredda, post conflitto mondiale. L’occidente deve fronteggiare la minaccia di Stalin, e il primo avamposto è la Germania in macerie. Sull’ex terzo Reich piovono risorse senza precedenti dagli Stati Uniti: e oro, moltissimo oro. La Germania, ma in parte lo fu anche l’Italia, parte da un posizione di vantaggio: tutto deve essere ricostruito e lo si fa con i mezzi degli statunitensi.

La versione del Sole 24 Ore
Una spiegazione più elegante, si fa per dire, la dà «Il Sole 24 Ore»: Dagli anni ‘50, la Germania ha iniziato ad accumulare oro perché gli accordi commerciali e dei pagamenti all'epoca richiedevano che vi fosse un flusso di oro in corrispondenza con il surplus delle partite correnti. Successivamente, le riserve auree lievitarono in Germania ai tempi del marco tedesco forte: la Bundesbank, per evitare un apprezzamento eccessivo della valuta, vendeva marchi e acquistava oro". Un po’poco. La Germania, grazie al suo peso sullo scacchiere militare, vendeva quindi carta in cambio di oro. Perché il marco tedesco non da subito ha avuto il valore che poi è stato a lui riconosciuto dagli anni Sessanta in avanti. Accumulando oro, e vendendo carta e basi nucleari alla Nato, ha creato il suo impero monetario, grazia al quale lo Stato ha accumulato e redistribuito – nota di merito – lavoro, ricchezza, sviluppo, egemonia culturale.

La Germania fonda una nuova moneta
Ma come investire questa immensa ricchezza accumulata oggi? Dato per scontato che la posizione egemonica della Germania in Europa è un dato di fatto, a Berlino si domandano quali siano i pericoli per il quarto Reich oggi. E il vero, nonché unico, pericolo è dato dai paesi del sud Europa, che con il peso del loro debito rischiano di intaccare le ricchezze europee e quindi tedesche. Forti dei loro primati i tedeschi, potrebbero uscire dall’euro e dall’Unione Europea: in fondo, in Europa, quello che si poteva prendere è stato preso. E ora il rischio è quello di dover coprire i buchi di bilancio degli altri paesi che dalla brutta epopea della moneta unica hanno avuto solo catastrofi economiche.

Target 2
Tecnicamente questo problema, tedesco, si chiama Target 2: ovvero gli squilibri crescenti tra le banche centrali creditrici dei Paesi core e quelle debitrici dei Paesi periferici. Il saldo a credito della Bundesbank a fine febbraio 2018 ha raggiunto un saldo pari a 913 miliardi di euro, record storico. La Germania, in totale spregio delle regole comunitarie, continua a cannibalizzare le altre economie industriali europee: ma sa che la preda è ormai alla fine e tra poco non ci sarà più nulla, e presto la Bundesbank potrebbe essere chiamata a coprire, attraverso la Bce, gli squilibri delle altre banche centrali nazionali. Da qui l’idea, al momento allo stato larvale, di fondare sulle immense risorse aurifere stoccate nelle casseforti del paese una nuova moneta, una nuova economia e di fatto un nuova forma di super Europa, perché ovviamente la Germania si porterebbe dietro le super economie finanziarie del nord Europa. In questo senso la guerra diplomatica, e non solo, con la Russia di Putin è quanto di meglio possa sperare Angela Merkel: si ripropone un antico schema, che ha fatto la fortuna dei tedeschi.