Economia | Crisi mercati finanziari

La Repubblica di San Marino rischia il crac finanziario: quali conseguenze per il Belpaese?

Il neo eletto direttore generale della banca centrale di San Marino, Raffaele Capuano, ha già rassegnato le sue dimissioni. Ecco cosa sta succedendo

Nella foto l'incontro alla Farnesina tra il premier Gentiloni e il Segretario di Stato per gli Affari esteri della Repubblica di San Marino Pasquale Valentini
Nella foto l'incontro alla Farnesina tra il premier Gentiloni e il Segretario di Stato per gli Affari esteri della Repubblica di San Marino Pasquale Valentini (ANSA/CLAUDIO PERI)

SAN MARINO – La Serenissima Repubblica di San Marino rischia il crac finanziario. Per i sammarinesi sono guai, ma neanche per il Belpaese questa è una buona notizia, perché l'effetto domino della crisi di fiducia sul sistema bancario italiano e quello sui mercati finanziari potrebbe essere dietro l'angolo. Cerchiamo quindi di capire cosa sta succedendo in questo piccolo Stato situato nel cuore della Penisola, al confine tra le Regioni dell'Emilia-Romagna e delle Marche, che si trova improvvisamente a dover fare i conti con un buco di bilancio da quasi un miliardo di euro a fronte di un Prodotto interno lordo che non arriva al mezzo miliardo. La situazione, ad oggi, è incandescente. Tanto che il neo eletto direttore generale della banca centrale di San Marino, Raffaele Capuano, ha già rassegnato le sue dimissioni.

San Marino vicino al crac finanziario
Tutto cominciò a fine 2016 quando l'ex direttore generale della banca centrale, Lorenzo Savorelli, scoprì il vaso di Pandora che conteneva un buco da 900 milioni di euro nel sistema creditizio sammarinese. E subito dopo si dimise, lasciando intendere che la situazione fosse al collasso. Ma come si è arrivati così vicini al crac? E' Il Messaggero che ricostruisce le perdite finanziarie: la Cassa di Risparmio di San Marino è stata costretta a fare rettifiche sugli attivi per oltre 500 milioni ( 400 milioni sono crediti del gruppo Delta - la società di credito al consumo legata alla Cassa - riclassificati a zero). Poi ci sono i guai di Asset Banca, che ha un deficit di capitale superiore a 60 milioni e perdite totali passate e previste per più di 160 milioni.

Cosa propone lo Stato ai suoi cittadini
Infine c’è Banca CIS, in cerca di 50 milioni per coprire le sofferenze. Il resto, per arrivare a 900 milioni, va ascritto alle altre piccole banche, ma la lista è lunga. Cosa rischiano i risparmiatori e i pensionati sammarinesi? L'Iss è l'equivalente dell'italiana Insp e ha depositi nelle banche dello Stato di San Marino per circa 500 milioni di euro. Un'allocazione che, evidentemente, non rasserena affatto i cittadini. Solo presso Asset Banca ha 22 milioni di euro, già bloccati a causa del congelamento delle attività bancarie. Poi ne ha altri 235 milioni presso la Cassa di Risparmio che, però – come abbiamo visto -, non se la passa affatto bene. La soluzione che il piccolo Stato (è uno dei meno popolosi delle Nazioni Unite) è disposto a offrire ai suoi cittadini consiste nel cercare di ripianare i conti pubblici entro trent'anni e nel frattempo offrire ai depositanti – che non potranno toccare il loro denaro dalle banche – bond di Stato non negoziabili e dal valore incerto.

I rischi per il Belpaese
Una prospettiva decisamente poco rassicurante. Ma cosa potrebbe accadere all'Italia se San Marino non riuscisse a evitare il crac finanziario? Naturalmente i conti pubblici del Belpaese e il risparmio dei cittadini italiani non hanno nulla a che vedere con i guai della Serenissima Repubblica. Ma gli effetti collaterali di una crisi finanziaria nel cuore dello Stivale, inevitabilmente, non tarderebbero a manifestarsi in termini di incertezza e sfiducia anche sui mercati finanziari nazionali. Quello che viene definito effetto domino potrebbe essere dietro l'angolo. Tanto più che il sistema bancario italiano è ancora fragile a causa delle sofferenze giacenti nel ventre molle dei nostri istituti finanziari. Inoltre, gli analisti di Deutsche Bank hanno stimato una nuova crisi economica nell'Unione europea nei prossimi anni e hanno individuato le cause che potrebbero scatenarla:

  1. Populismi dilaganti;

  2. Tassi di interesse troppo bassi;

  3. Debito pubblico elevato;

  4. Riduzione o fine del QE (il programma di stimoli monetari messo in atto dalla BCE).

A queste variabili gli economisti sono soliti aggiungerne una quinta se si parla di crisi finanziarie: i debiti incagliati dentro le banche. E in Italia sono presenti tutte e cinque queste concause. Il pericolo, quindi, è che un crac finanziario nel cuore della Penisola possa accendere la miccia di una situazione già esplosiva. Anche per questo ci auguriamo che la Serenissima Repubblica di San Marino risolva al più presto i suoi guai finanziari.