Lavoro

In Italia l'economia sommersa vale 208 miliardi e i lavorari irregolari sono oltre 3,7 milioni

L'Istat lancia un nuovo allarme sull'economia sommersa e il lavoro irregolare in Italia. La prima vale da sola il 12,6% del Pil del Paese ed è cambiata negli ultimi anni

L'economia sommersa in Italia vale 208 miliardi di euro.
L'economia sommersa in Italia vale 208 miliardi di euro. (ANSA/ DANIEL DAL ZENNARO)

ROMA – L'Istat lancia un nuovo allarme sull'economia sommersa e il lavoro irregolare in Italia. Nel 2015, l'economia non osservata (sommerso economico e attività illegali) valeva circa 208 miliardi di euro, pari al 12,6% del Pil. La composizione dell'economia non osservata si è modificata in maniera significativa negli ultimi anni. Nel 2015, la componente relativa alla sotto-dichiarazione (connessa al deliberato occultamento di una parte del reddito da parte delle imprese, attraverso dichiarazioni volutamente errate del fatturato e/o dei costi alle autorità fiscali) pesa per il 44,9% del valore aggiunto (circa 2 punti percentuali in meno rispetto al 2014). La restante parte è attribuibile per il 37,3% all'impiego di lavoro irregolare (35,6% nel 2014), per il 9,6% alle altre componenti (fitti in nero, mance e integrazione domanda-offerta) e per l'8,2% alle attività illegali (rispettivamente 8,6% e 8,0% l'anno precedente).

L'economia sommersa in Italia vale 208 miliardi di euro
I comparti dove l'incidenza dell'economia sommersa è più elevata sono le Altre attività dei servizi (33,1% nel 2015), il Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (24,6%) e le Costruzioni (23,1%). Il peso della sottodichiarazione sul complesso del valore aggiunto è maggiore nei Servizi professionali (16,2% nel 2015), nel Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (12,8%) e nelle Costruzioni (12,3%). All'interno dell'industria, l'incidenza risulta relativamente elevata nel comparto della Produzione di beni alimentari e di consumo (7,7%) e contenuta in quello della Produzione di beni di investimento (2,3%).

Il lavoro nero è pari al 15% del totale
La componente di valore aggiunto generata dall'impiego di lavoro irregolare è più rilevante nel settore degli Altri servizi alle persone (23,6% nel 2015), dove è principalmente connessa al lavoro domestico, e nell'Agricoltura, silvicoltura e pesca (15,5%). L'Istat sottolinea che nel 2015 le unità di lavoro irregolari erano ben 3 milioni e 724 mila, in prevalenza dipendenti (2 milioni 651 mila) e in aumento sull'anno precedente (rispettivamente +57 mila e +56 mila unità). Il tasso di irregolarità, calcolato come incidenza delle unità di lavoro (Ula) non regolari sul totale, è pari al 15,9% (+0,2 punti percentuali rispetto al 2014) ed è particolarmente elevato nel settore dei Servizi alle persone (47,6% nel 2015, 0,2 punti percentuali in più del 2014), ma risulta molto significativo anche nei settori dell'Agricoltura (17,9%), delle Costruzioni (16,9%) e del Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (16,7%).