6 dicembre 2019
Aggiornato 16:30
Povertà

L'Italia è sempre più povera e scivola al 16° posto nella classifica mondiale della ricchezza

Il Report di Allianz fotografa l'andamento e la distribuzione della ricchezza mondiale e ogni anno rivela importanti novità. Quest'anno riguardano anche l'Italia

Il premier Paolo Gentiloni ha leto il report di Allianz.
Il premier Paolo Gentiloni ha leto il report di Allianz. ANSA

ROMA - L'Italia scivola al sedicesimo posto nella classifica mondiale della ricchezza finanziaria, con un valore pro-capite di 54.530 euro, superata dalla Francia ma ancora davanti alla Germania dove gli asset netti finanziari restano sotto i 50mila euro pro-capite. E' quanto emerge dall'Allianz global wealth report che rappresenta una fotografia sull'andamento e la distribuzione della ricchezza finanziaria nel mondo. Gli Stati Uniti arrivano in vetta togliendo il primato alla Svizzera con asset netti pro-capite per 177mila euro, grazie a una crescita del 5,8% nel corso dell'anno scorso. Nel complesso, il ranking evidenzia una struttura nota, con i Paesi scandinavi e asiatici nelle posizioni dominanti. Un unico paese dell'Eurozona - i Paesi Bassi - riesce a collocarsi nella rosa dei primi dieci classificati per asset pro-capite netti e lordi. I risultati del report mostrano che nel 2016 la ricchezza privata non ha risentito delle turbolenze innescate dal mutato scenario politico globale: dopo un trend debole nel 2015 (+4,7%), gli asset finanziari sono nuovamente cresciuti del +7,1%, raggiungendo più o meno la media degli incrementi post-crisi.

La crescita degli asset finanziari
A livello globale, gli asset finanziari sono aumentati a un massimo storico di quasi 170 trilioni di euro. Il rapporto offre una panoramica anche sulla distribuzione della ricchezza che sin dall'inizio del nuovo millennio è stata caratterizzata da un particolare fenomeno: la robusta crescita della classe media mondiale. Il numero di persone nel pianeta classificate in questa categoria è più che raddoppiato nel periodo in esame, passando da circa 450 milioni nel 2000 a oltre un miliardo di persone oggi. La gran maggioranza di persone che hanno raggiunto la classe media veniva da classi più povere, con oltre 600 milioni di persone che hanno visto migliorare la propria posizione dal 2000. Ma nonostante l'emergere di una nuova classe media mondiale, siamo ancora ben lontani da una distribuzione della ricchezza "equa".

I ricchi controllano il 90% della ricchezza globale
Dividendo la popolazione dei cinquanta paesi analizzati in frazioni di decimi (decili) per valore di asset finanziari netti, risulta chiaro come il 10% dei più ricchi controlli il 79% della ricchezza finanziaria netta nel mondo. Tuttavia, tale concentrazione di ricchezza era ancor più elevata nel 2000, raggiungendo il 91%. Per quanto riguarda l'Italia nel 2000 si collocova al sesto posto mondiale, subito dopo la Gran Bretagna che è scivolata all'undicesima posizione. Gli asset finanziari netti delle famiglie italiane hanno registrato una stagnazione nel 2016 (+0,1%), il tasso di crescita più basso dal 2011 - e nettamente inferiore alla media dell'Eurozona (+4,6%). La deludente performance può essere spiegata da due diversi fattori: da un lato, dopo anni di contrazione, nel 2016 l'indebitamento ha iniziato a crescere di nuovo, sebbene a un tasso molto contenuto (+1,1%).

La performance delle famiglie italiane è inferiore alle media Ue
Dall'altro lato, la crescita degli asset finanziari si è quasi completamente fermata (+0,3%) come riflesso di una deludente performance dei mercati finanziari. Tuttavia, in una visione di più lungo periodo, a partire dal 2012 - l'anno nel quale la Banca Centrale Europea ha avviato la sua strategia non convenzionale per salvare l'euro - la performance delle famiglie italiane è stata migliore rispetto al solo 2016, solamente di poco inferiore alla media dell'Eurozona. Questo non è soltanto l'effetto di una severa autodisciplina sul debito negli anni della crisi finanziaria, ma riflette anche un rendimento relativamente elevato degli asset finanziari nel periodo in esame, con un tasso del +4,6% più alto, ad esempio, che in Germania (+3,4%). Analogamente, le variazioni sul valore dei portafogli spiegano quasi l'80% della crescita degli asset finanziari in Italia, a fronte di una incidenza inferiore al 60% nell'Eurozona.