19 settembre 2018
Aggiornato 20:30

Istat, la fiducia di consumatori e imprese torna ai livelli del 2007

Il governo festeggia, considerandolo un effetto diretto della politica economica. Padoan: «I dati sulla fiducia sono molto positivi. Incoraggiano a proseguire nella strada intrapresa e a rendere strutturale la ripresa dell’economia».
Il Ministro dell'Economia, Pier Cardo Padoan: «Crescita diventa strutturale»
Il Ministro dell'Economia, Pier Cardo Padoan: «Crescita diventa strutturale» (ANSA)

ROMA - Si rafforzano i segnali positivi per l'economia italiana. Ad agosto la fiducia dei consumatori e delle imprese, secondo i dati diffusi dall'Istat, è cresciuta in modo consistente. Per le aziende si torna ai massimi registrati nel 2007, ossia dieci anni fa. Soddisfatto il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, che ha commentato: «i dati sulla fiducia sono molto positivi. Incoraggiano a proseguire la strada intrapresa e a rendere strutturale la ripresa».

GIUDIZI IN MIGLIORAMENTO - Guardando agli indicatori si evince che l'indice del clima di fiducia dei consumatori è aumentato passando da 106,9 a 110,8, e «rafforzando i segnali di miglioramento emersi nei mesi precedenti», ha sottolineato l'Istituto di statistica. I giudizi e le aspettative sulla situazione economica del Paese sono in miglioramento e, contemporaneamente, tornano a diminuire le aspettative sulla disoccupazione. Quanto alle opinioni sull'andamento dei prezzi al consumo, è emerso un aumento sia della quota di individui che ritengono i prezzi aumentati negli ultimi dodici mesi, sia di quella di coloro che si aspettano un incremento nei prossimi dodici.
Sul fronte delle imprese, l'indice composito del clima di fiducia è salito spostandosi da 105,6 a 107,0. In particolare, è aumentato nel settore manifatturiero e in quello dei servizi mentre nelle costruzioni e nel commercio al dettaglio l'indice è in diminuzione.

«AVEVA RAGIONE RENZI» - «Cresce la fiducia di imprese e consumatori: è un'ottima notizia e il miglior viatico per il lavoro che ci attende in questi mesi», ha commentato la viceministra allo sviluppo economico Teresa Bellanova sottolineando che si tratta di «indicatori che certificano l'impegno di questi anni del Governo e quanto avesse ragione Matteo Renzi quando parlava dell'urgenza di politiche e azioni che consentissero all'Italia di ricominciare a fare l'Italia». E' importante, prosegue la viceministra, «che l'Istituto certifichi come siano in diminuzione le aspettative sulla disoccupazione ed è indicativa. La lezione che ci viene anche dai dati disaggregati sia per quel che riguarda manifatturiero e servizi, caratterizzati dal segno + , che per quanto riguarda il settore costruzioni, dove è evidente la necessità forte di cambiare passo con parole d'ordine diverse da quelle che hanno caratterizzato il settore finora. Meno consumo di suolo più rigenerazione urbana e territoriale, più riconversione di manufatti esistenti, più interventi nelle aree degradate e abbandonate o periferiche e fragili che hanno urgente bisogno di riqualificazione, più salvaguardia e cura dell'esistente. Proprio le parole d'ordine - ha concluso Bellanova - del programma Casa Italia che dimostra, ancora una volta, tutte le sue ragioni».

CAUTELA DI CONFCOMMERCIO - Cautela nel commentare i dati è arrivata da Confcommercio: «è un segnale importante che sembra rafforzare i dati sulla ripresa che erano già emersi, nei giorni scorsi, dal lato della produzione industriale e del Pil. In particolare, l'incremento rilevato sul versante delle famiglie, il quarto consecutivo, è un indicatore di un possibile miglioramento, a breve, dei consumi che stentano ancora a trovare la strada della vera crescita». Tuttavia «siamo ancora lontani - ha osservato l'Ufficio Studi dell'associazione - da quel 2% di crescita che permetterebbe un significativo riassorbimento della disoccupazione ed una riduzione dell'area della povertà assoluta».