Politiche europee

La Polonia dice «no» alle quote migranti e chiede un maxi risarcimento alla Ue

La Polonia alza la testa in UE. L'ex premier polacco Jaroslaw Kaczynski accusa le istituzioni comunitarie di aver avvantaggiato solo i paesi occidentali con le politiche europee

L'ex premier polacco Jaroslaw Kaczynski ha chiesto un risarcimento all'UE.
L'ex premier polacco Jaroslaw Kaczynski ha chiesto un risarcimento all'UE. (ANSA/ EPA/RADEK PIETRUSZKA POLAND OUT)

VARSAVIA – La Polonia alza la testa in UE. E lo fa con toni molto duri, cercando lo scontro frontale. Varsavia non solo non è disposta a collaborare con gli altri paesi membri per quanto riguarda la crisi dei migranti – da tempo si rifiuta di accettare le quote ad essa destinate -, ma lo scorso primo luglio il leader del partito di governo Diritto e Giustizia, Jaroslaw Kaczynski, si è spinto perfino oltre arrivando a chiedere un vero e proprio risarcimento alle istituzioni comunitarie per l'ingresso del suo paese nell'Unione europea. Lo riporta in un articolo Russia Today. Secondo Kaczynski la Polonia ha «il diritto morale» di ottenere un risarcimento per le ingenti perdite subite durante la Seconda Guerra Mondiale e per quelle che sono state causate dalla sua adesione all'Ue. «È importante ricordare ai nostri critici nei paesi dell’ovest che la Polonia è stato il primo paese che ha dovuto opporsi alla Germania nazista, e appena 17 giorni dopo è stata invasa da un altro totalitarismo genocidario: l’Unione Sovietica», ha esordito l'ex primo ministro polacco durante il suo discorso al congresso del partito. La Polonia ha subito un «gigantesco danno economico dal quale non si è ancora ripresa». Fin qui una richiesta tutto sommato ragionevole, se non fosse che Kaczynski si è spinto molto oltre accusando l'UE di aver sfruttato l'adesione della Polonia per offrire benefici economici esclusivamente ai paesi membri occidentali.

Il «no» di Varsavia alle quote dei migranti
E' il caso, sempre secondo Kaczynski, del lavoro polacco a basso costo che ha avvantaggiato molte imprese a ovest di Varsavia. Anche i fondi europei «sono andati a beneficio delle aziende [occidentali] e sono i loro rispettivi paesi che ne traggono profitto – ha sottolineato l'ex premier polacco - . Le aziende [occidentali] con sede in Polonia trasferiscono ogni anno decine di miliardi di złoty, senza versare imposte». Quindi la Polonia «ha un diritto morale a un risarcimento» e ha anche il diritto di dire «no» all'imposizione di Bruxelles delle quote dei migranti, perché non ha nulla a che vedere con le cause della crisi dei rifugiati.

Quale Unione europea?
«Noi non abbiamo mai sfruttato i paesi da cui quei rifugiati si stanno muovendo per venire in Europa oggi – ha sottolineato ancora Kaczynski secondo quanto riferisce la Reuters -, non abbiamo mai usato la loro forza lavoro, e non siamo stati noi a invitarli a venire in Europa. Abbiamo il pieno diritto morale di dire 'no' all'UE». La Polonia si dice pronta ad aiutare i rifugiati solo nei paesi d'origine perché il programma di ricollocazione UE potrebbe creare «grossi problemi di sicurezza», che «non riguardano solo il terrorismo, ma anche la sicurezza della vita di tutti i giorni», ha detto il leader dell'attuale partito di governo. «Non c’è nessuna ragione per la quale dovremmo abbassare radicalmente i nostri standard e la qualità di vita in Polonia», ha concluso Kaczynski. Tutto questo mentre sulle coste italiane continuano a sbarcare diverse migliaia di migranti ogni giorno. Possiamo ancora parlare di una Unione europea? Evidentemente la risposta è no.