15 ottobre 2019
Aggiornato 13:00
Ferrari

Il piano della Fiat: addio Marchionne, Ferrari affidata all'uomo Juventus

La posizione di Sergio traballa da quando alla Casa bianca si è insediato Donald Trump, che vorrebbe smantellare la fusione con Chrysler

Il presidente della Ferrari, Sergio Marchionne
Il presidente della Ferrari, Sergio Marchionne ANSA

ROMA - Ribaltone in Ferrari, anzi, in tutto il gruppo Fiat. La poltrona presidenziale di Maranello, attualmente come è noto occupata da Sergio Marchionne, infatti, è finita al centro di un complicato intrigo che coinvolge tutta la galassia societaria che ha il suo centro a Torino. E, soprattutto, di uno scontro familiare all'interno della dinastia Agnelli. Rivela infatti il sito Dagospia, solitamente fin troppo informato sui retroscena di casa nostra, che il presidente di Fca, John Elkann, avrebbe deciso di allontanare il cugino Andrea Agnelli dal ruolo di più alto dirigente della Juventus. La recente sconfitta nella finale di Champions league a Cardiff c'entra fino a un certo punto: ad imbarazzare di più, semmai, è l'inchiesta sui rapporti con gli ultrà legati alla 'ndrangheta, per la quale il verdetto è atteso a settembre. Si parla di una squalifica che potrebbe oscillare tra i sei e i dodici mesi, anche se la procura federale punterebbe addirittura a tre anni: un disastro sia a livello di immagine che morale, per il proverbiale stile Juve.

Marchionne e i suoi nemici

Dunque, meglio liberarsi in tempo della patata bollente, ovvero del figlio di Umberto. Ma non lo si può certo lasciare a piedi, senza far nulla. Da qui l'ideona di Elkann: offrire ad Andrea Agnelli la presidenza della Ferrari al posto di Marchionne. Si tratterebbe di un'autentica bomba, totalmente inaspettata: perché è vero che il manager italo-canadese aveva annunciato e poi rimandato più volte il passo indietro da Fca, fissandolo definitivamente per il biennio 2018-2019, ma è altrettanto vero che contava di restare saldamente alle redini del Cavallino rampante, almeno fino al 2012. Lo si era scoperto recentemente spulciando sul bilancio di previsione del marchio modenese, dove era spuntato un ricco programma di bonus da 28 milioni che si estendeva appunto fino a quella data. Ma nel frattempo la sua posizione si è fatta più traballante: in particolare da quando alla Casa bianca di Washington il vecchio inquilino, il suo caro amico Barack Obama, ha dovuto lasciare spazio al nuovo presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Che avrebbe la ferma intenzione di smantellare la fusione tra Fiat e Chrysler, per rimettere il costruttore statunitense nelle mani di qualche imprenditore locale. Per ragioni squisitamente politiche, dunque, l'uomo col maglione oggi non è più blindato come un tempo. Ed è proprio questa occasione che il buon John Elkann vorrebbe sfruttare, per ridipingere la Rossa a tinte bianconere.