11 aprile 2021
Aggiornato 12:30
IMU su prima casa

Così Padoan replica all'Ue: «Far pagare più tasse ai ricchi non è una buona idea»

La Commissione europea ha raccomandato all'Italia di reintrodurre le tasse sulla prima casa per i redditi più elevati, ma per il ministro dell'Economia non è una buona idea e consiglia invece ai politici italiani di ispirarsi a Emmanuel Macron

ROMA - La Commissione europea ha raccomandato all'Italia di reintrodurre l'Imu sulla prima casa, ma unicamente «a carico delle famiglie a reddito elevato». Lo si legge nel documento sulle raccomandazioni specifiche per Paese, pubblicato oggi nel pacchetto di primavera. Una raccomandazione che «forse è specifica ma non nuova», ha affermato il commissario europeo agli Affari economici, Pierre Moscovici, nella conferenza stampa di presentazione. «Avevamo già espresso riserve nel 2016, in base a simulazioni che dimostravano che il beneficio di questa abolizione (l'Imu sulla prima casa) andava soprattutto ai redditi più alti».Peraltro l'Italia ha sempre bisogno di un «consolidamento significativo» sui conti, ha aggiunto il commissario comunitario. La raccomandazione dell'Ue inoltre «è in linea con la nostra volontà di spostare il peso delle tasse dal lavoro verso altre poste», ha aggiunto il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis. Ma la richiesta dell'Ue si scontra con il parere del ministro dell'Economia del governo Gentiloni, Pier Carlo Padoan, che di alzare le tasse ai ricchi proprio non vuole sentir parlare.

Padoan: Far pagare di più i ricchi non è una buona idea
«Cambiare idea su una tassa cambiata da pochi mesi non è una buona idea». Così ha esordito il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, giungendo all'Eurogruppo, in merito alla raccomandazione della Commissione europea di reintrodurre l'Imu sulla prima casa, a carico delle famiglie ad alto reddito. L'Ue ha rilanciato questa richiesta nel pacchetto di primavera presentato oggi. Padoan ha poi proseguito affermando che eventuali elezioni anticipate sono «uno scenario che per ora non mi riguarda: noi cominciamo a lavorare sulla legge di bilancio (per il 2018) già da adesso perché è un problema complesso» ha detto il ministro parlando con la stampa al suo arrivo alla riunione dell'Eurogruppo.

Il ministro strizza l'occhio a Macron
Padoan ha quindi inviato un chiaro messaggio ai suoi colleghi comunitari rilasciando un'intervista al Financial Times, nella quale mette in guardia il mondo politico italiano dal rischio di inseguire i populisti sul loro terreno. Secondo il numero uno del Mef non bisogna «sprecare» la possibilità di riformare la moneta unica creata dalla vittoria francese di Emmanuel Macron, che costituisce uno «spartiacque politico» per il Continente. «I politici italiani dovrebbero dire: 'Possiamo vincere le elezioni su un programma pro-europeo e pro-crescita: Se pensiamo di poter battere il populismo inseguendo i temi populisti, allora siamo morti'. L'Europa - ha detto Padoan al Ft - ha l'opportunità non solo di sbarazzarsi della minaccia populista da un punto di vista politico ed elettorale, ma anche di fondare un nuovo patto sociale con i cittadini europei, che ha a che fare con lo stato sociale, i posti di lavoro e la sicurezza».

L'avvertimento ai «falchi» dell'Ue
«Macron - ha aggiunto - inclina l'equilibrio nella giusta direzione e spero che non lo sprechiamo».Nell'intervista il ministro dell'Economia lancia anche una sfida ai politici italiani sottolineando che l'Italia deve «decidere se sarà un ostacolo o un agente di progresso nella zona euro».Dopo l'elezione Macron - si legge nell'articolo - l'Italia resta un centro di rischio politico per la zona euro: con le elezioni programmate l'anno prossimo lo schieramento euroscettico e anti-istituzioni, guidato dal Movimento Cinque Stelle, sfiderà il Partito Pemocratico. Nell'intervista il ministro dell'economia ha lanciato anche un avvertimento ai «falchi» del rigore di Bilancio nella Ue: «Speriamo di poter leggere attentamente la situazione. Uno degli stati d'animo che sentite in Europa suona così: ok, l'economia è forte, il peggio è finito, quindi abbiamo più spazio per il rafforzamento fiscale e il resto arriverà».

Il rimprovero rivolto alla Germania
Ma, sottolinea: «Se ci limitassimo alla disciplina fiscale, allora correremmo lo stesso rischio del 2010 e del 2011", gli anni peggiori della crisi della zona euro. Padoan prevede che la Germania accoglierà i piani di Macron per le riforme economiche strutturali, rendendo più facile la convergenza delle posizioni sul futuro della zona euro. Ma puntualizza che la Germania dovrebbe essere più aperta sui trasferimenti fiscali - come un regime comune di assicurazione contro la disoccupazione - per far funzionare meglio la stessa zona euro. «L'incubo dell'elettore medio tedesco - ha aggiunto - è che perderanno i loro soldi a beneficio dei terribili meridionali. Siamo seri su questo punto: nella storia sappiamo che l'integrazione monetaria richiede una qualche forma di redistribuzione. Altrimenti l'aggiustamento che verrà prima o poi sarà molto più dannoso per tutti i paesi».