21 agosto 2019
Aggiornato 20:00
Nuovo record

Bankitalia: «Sale il debito pubblico e i crediti deteriorati mettono a rischio le banche italiane»

A marzo il debito pubblico ha raggiunto un nuovo record storico, assestandosi a quota 2260,3 miliardi di euro. Palazzo Koch ha inoltre ammonito le banche italiane tornando sul problema dei Npl

Il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco.
Il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco. ANSA

ROMA - Nuovo record per il debito pubblico italiano. Lo comunica la Banca d'Italia nel suo report «Finanza pubblica, fabbisogno e debito». Ma Palazzo Koch lancia anche l'allarme sui crediti deteriorati, che costituiscono un rischio per l'intero sistema bancario nazionale.

Nuovo record del debito pubblico italiano
Il debito pubblico italiano è salito ancora. A marzo ha raggiunto quota 2.260,3 miliardi di euro, in aumento di 20,1 miliardi rispetto a febbraio. Lo rivela il report «Finanza pubblica, fabbisogno e debito» diffuso dalla Banca d'Italia. E' il livello più alto da luglio 2016, quando il record si era attestato a 2.252,2 miliardi di euro. Ad aumentare è soprattutto il fabbisogno mensile delle Amministrazioni pubbliche (pari a 23,4 miliardi di euro). Ma non finisce qui. Palazzo Koch torna ad ammonire le banche italiane sul problema dei crediti deteriorati. Al lordo delle rettifiche, i crediti deteriorati erano pari alla cifra monstre di 349 miliardi di euro alla fine dello scorso anno.

I crediti deteriorati creano rischi considerevoli
Gran parte dei non performing loans sono nel portafoglio di istituti solidi ma «è indubbio tuttavia che l'elevata incidenza dei crediti deteriorati crei rischi per le banche italiane", ha detto il vicedirettore generale della Banca d'Italia, Fabio Panetta, nel corso di un convegno sugli Npl promosso dalla Commissione Finanze della Camera dei Deputati. In generale, ha spiegato, «la soluzione del problema dei crediti deteriorati richiede tempo». Perché nell'attuale contesto di mercato, vendite rapide e in massa si tradurrebbero in un «generalizzato e indesiderabile trasferimento di risorse verso i pochi investitori specializzati». Ed «eroderebbero la base patrimoniale delle banche in un momento in cui l'accesso al mercato dei capitali è ancora difficoltoso».

Servono interventi mirati e celeri
In parole povere, si tradurrebbero in una grossa perdita per gli istituti di credito dello Stivale. Anche se gran parte delle esposizioni deteriorate si concentra presso banche le cui condizioni finanziarie sono solide, «tali da non richiederne l'immediata e massiccia vendita sul mercato», è «indubbio» che l'elevata incidenza dei crediti deteriorati crei molteplici rischi per le banche italiane: come maggiore difficoltà di accesso ai mercati della raccolta e dei capitali; maggior onere della raccolta; maggiori oneri gestionali. Per questo, ha concluso, «interventi miranti a migliorare in modo rapido e credibile il funzionamento della giustizia civile e i tempi di recupero dei crediti avrebbero importanti effetti positivi per la risoluzione di questo problema», e più in generale per il funzionamento dell'economia del Paese.